di Lorena Liberatore

l’evento di Cassano in MoVimento nella Biblioteca Comunale a palazzo Miani-Perotti (foto di Lorena Liberatore)

Si è tenuto martedì scorso, 3 aprile, il doppio appuntamento del gruppo Cassano in Movimento che ha visto nello stesso pomeriggio “un momento di formazione e un incontro pubblico rivolto ai cittadini” in compagnia di Rosa D’Amato, Portavoce M5S Europa, membro della Commissione per lo Sviluppo Regionale e della Delegazione per le relazioni con la Palestina, membro sostituto della Commissione per i trasporti e il turismo e della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Nata a Taranto nel 1969, laureata in Scienze motorie, nel 2014 si è candidata alle elezioni europee con il M5S nella circoscrizione ‘Italia meridionale’ ottenendo 41.652 voti.

Subito dopo l’inaugurazione dello sportello per Fondi Europei e Microcredito ci ha rilasciato un’intervista, che riportiamo di seguito.

Com’è andata questa inaugurazione?

Bene. Abbiamo fatto prima due ore di formazione, per dare tutti gli strumenti a chi farà lo sportello… Se ne stanno aprendo altri in tutta la Puglia, anche in Campania e Basilicata, per dare questo servizio a tutti i cittadini (dalle piccole e medie imprese, al professionista, alle associazioni che hanno intenzione di rimanere sul territorio, ecc.), di investire, ma non sanno come farlo (utilizzando ad esempio i finanziamenti europei!). Lo sportello avrà proprio questa funzione, di primo approccio col cittadino, e dove saranno raccolti i dati, l’idea progettuale. Dopodiché un consulente preparato darà delle prime informazioni. Il passo successivo starà al potenziale beneficiario: chiedere una consulenza vera e propria o andare con queste informazioni dal proprio consulente di fiducia.

Sulla tua pagina Facebook, hai chiamato questo tipo di sportello “antenne locali”. Perché?

Mancava un approccio ‘intermedio’: noi abbiamo il Parlamento europeo, la Commissione per lo Sviluppo Regionale, cui attingere tutte le informazioni, poi il consulente, ma mancava il punto d’incontro con la cittadinanza e anche con la società civile. Quindi “antenne” che recepiscono i bisogni del territorio e poi li indirizzano verso questo o piuttosto quell’altro Bando Europeo o anche Microcredito, che è un’altra opportunità resa viva dalle restituzioni dei parlamentari italiani ed europei.

Viviamo un periodo in cui si avverte lo scontento di tanti, e molti si stanno abbandonando a un pessimismo del tipo “tanto non cambia niente”. Cosa ti senti di dire a queste persone?

Intanto un segnale positivo dalle ultime elezioni politiche (di partecipazione) c’è stato. Il passaggio successivo sarebbe quello di non delegare più, ossia dopo aver mandato dei rappresentanti nel Parlamento italiano (e che noi pensiamo degni di farlo) sta poi al cittadino non delegare più, non dire “adesso ti ho votato, vediamo che sai fare” ma piuttosto rimanere propositivi, a volte anche critici, in modo da pungolare la classe politica che abbiamo mandato lì. Altrimenti non cambierà davvero, davvero nulla. Io vengo dalle associazioni dei comitati, quindi per me la partecipazione attiva è “dentro di noi”, cioè è quel senso civico che dovremmo cercare di instillare fin da piccoli. E questa è una mancanza a cui forse la scuola dovrebbe sopperire. Io penso che bisognerebbe far politica ogni giorno, in ogni momento della nostra vita, e farlo in maniera attiva, in ogni attimo e non per forza in questo o quel partito politico ma anche nelle associazioni e nei comitati. È una maniera per indirizzare, per dare degli indirizzi politici e delle indicazioni a chi ci rappresenta nelle varie istituzioni.

Quindi proporresti di educare il libero cittadino al senso civico?

Sì. Ai miei tempi nella scuola media si insegnava educazione civica, ci insegnavano cosa sono le istituzioni, i vari organi… ora non c’è più [n.d.r. nelle scuole di Istruzione Secondaria di I grado non esiste più educazione civica come disciplina, è stata però integrata in storia, seppur con una netta riduzione del programma originale], in alcuni casi si studia diritto alle scuole superiori. È qualcosa che dovrebbero insegnare dalle scuole elementari. Come anche l’importanza del fare volontariato, in qualunque forma, da quella assistenziale a quella non assistenziale, anche nelle associazioni ambientaliste. È una forma di partecipazione alla vita del proprio territorio, è dare un senso alla propria vita ma anche mantenere quel senso di identità che stiamo perdendo: non conosciamo il nostro territorio, non conosciamo la nostra storia, o magari conosciamo la prima e la seconda Guerra Mondiale ma non sappiamo da dove veniamo, quali sono le nostre origini… Tutto questo è forse alla base di questo ‘disamoramento’.

Cosa pensi dei recenti eventi politici (quelli subito seguenti le elezioni del 4 marzo)? E, in caso di un ‘governo a 5 stelle’, quale pensi possa essere il primo provvedimento da attuare?

La situazione non è semplice perché questa legge elettorale non consente a noi la forza politica di prendere le redini di questo governo e di formarlo in autonomia. Il Movimento ha una grande opportunità, ha maturato anche una responsabilità e un’esperienza tale da non aver intenzione di cedere d’un passo la gestione della formazione del governo; il nostro candidato premier lo ha detto a chiare lettere e io penso che sia giusto: il 32,5% di voti al sud, con picchi del 45% se non di più, questa responsabilità ce la sentiamo tutta sulle spalle e bisogna ‘agire’ con responsabilità, ma anche con gioia e con spirito costruttivo.

Il programma c’è, è fattibile, ha tutte le coperture economiche e io penso che il Reddito Di Cittadinanza andrebbe fatto come prima cosa, incastrato con tutte le forme di welfare che ci sono, quindi bisognerebbe armonizzarlo con quello che c’è. È fondamentale dare un reddito, allontanare il pericolo di un aumento del tasso di povertà, che purtroppo continua a crescere, e di impedire che non si facciano più figli e i giovani vadano via disperati all’estero.

 

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