di Vito Surico

in Sala Consiliare la tavola rotonda “Stranieri oggi, risorsa per il territorio domani. Quando l’integrazione funziona”. Da sinistra: Francesco Palmirotta (CEAC Solinio), Giuseppe Ceci (Sater Srl), Stella Sanseverino (Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Bari), Maria Pia Di Medio, Maria Caserta (MadeInMurgia.org), Patrizia Del Giudice (Commissione di Parità della Regione Puglia) e Antonella Gatti. Sono intervenuti all’incontro rappresentati della MediHospes Soc. Coop. Soc. ONLUS, gestore dello SPRAR di Cassano: Flora Caporusso (mediatrice culturale), Margherita Veneziani (insegnante d’arte) e Antonia Ricciardi (insegnante di italiano)

Quando si parla di accoglienza, a Cassano delle Murge, è impossibile non pensare a quanto accadde dopo l’estate del 1992: l’8 agosto di quell’anno, al porto di Bari attraccò la “Vlora”, una nave mercantile albanese dalla quale sbarcarono circa 20.000 persone in fuga dal proprio paese. Molte di loro furono allocate in alcune strutture cassanesi e da lì, poi, rimasero nel nostro Comune fino ad integrarsi e diventare parte attiva della nostra comunità.

Negli oltre 25 anni che sono trascorsi dal 1992, molte cose nel mondo sono cambiate e Cassano delle Murge, nel suo piccolo, è stata coinvolta dalle nuove forme di migrazione che coinvolgono migliaia e migliaia di persone che fuggono da guerre, situazioni climatiche che divengono sempre più ostili o economiche e sociali difficili da vivere. Drammi, spesso, o più semplicemente voglia di cercare un futuro migliore per sé e per i propri figli o ancora necessità di andare nei paesi cosiddetti “sviluppati” per poter lavorare e garantire sostentamento alle proprie famiglie rimaste nei paesi d’origine.

Ma il tema della migrazione va di pari passo con quello dell’integrazione: ragazzi, spesso giovanissimi, più frequentemente ancora minori, non accompagnati, sbarcano, dall’Africa, dal Medio Oriente, sulle coste italiane e, ad accoglierli, non trovano certo quello che si erano aspettati e per cui, spesso, hanno pagato somme ingenti a gente senza scrupoli pronta a sfruttare le loro speranze e i loro sogni per intascare un po’ di denaro. Speranze che devono fare i conti con i maltrattamenti che subiscono nei loro viaggi, stipati su barconi, in situazioni anche umanamente insopportabili, vittime di torture e soprusi, oltre che di viaggi al limite della sopportazione.

Una luce, però, in fondo al tunnel c’è: sono i centri di accoglienza che, in Italia, ospitano questi ragazzi, li formano e cercano di fargli apprendere nuove nozioni, facendoli entrare in contatto con una cultura spesso agli antipodi rispetto a quella di provenienza, fatta di abitudini, cibi, clima, molte volte anche religione, diversi rispetto a quelli dei paesi in cui sono cresciuti.

Di tutto questo si è parlato, ieri, durante la tavola rotonda “Stranieri oggi, risorsa per il territorio domani. Quando l’integrazione funziona”, tenutasi nella sala consiliare del Comune di Cassano delle Murge e organizzata dal Centro di Educazione Ambientale Comunale Solinio, dall’associazione “ComunicÆtica MadeinMurgia.org” e da MediHospes Soc. Coop. Soc. ONLUS (gestore dello SPRAR, il centro di accoglienza per richiedenti asilo politico di Cassano), un momento di riflessione su un tema di scottante attualità, in un clima anche politico che spesso punta il dito sui migranti accusandoli di essere causa di ogni male dell’Italia.

Ad aprire l’incontro, moderato da Maria Caserta, presidente di MadeInMurgia, la sindaca Maria Pia Di Medio che ha subito affermato che «non esiste lo straniero. Siamo tutti umani, quello che ci diversifica è la cultura che non è altro se non la normale espressione della nostra umanità. Ed è proprio lo scambio tra le diverse culture ad arricchire la natura umana. Noi cittadini cassanesi e italiani odiamo la guerra, loro fuggono da situazioni di guerra, è per questo che dobbiamo accoglierli come fratelli».

“Stranieri oggi, risorsa per il territorio domani. Quando l’integrazione funziona”. La tavola rotonda in sala consiliare. Esposti anche i lavori realizzati dai ragazzi ospiti dello SPRAR gestito da MediHospes

I problemi, però, nascono quando questi ragazzi sono costretti a lasciare i centri di accoglienza e restano sul territorio senza un lavoro: problema che, tra l’altro, riguarda anche molti ragazzi italiani. È per questo che la sindaca Di Medio individua proprio nel lavoro «il punto cruciale, quello che crea conflittualità. Serve fare rete per creare tutti insieme nuove opportunità di lavoro sfruttando le capacità, le conoscenze e la cultura anche di chi arriva per far sì che una comunità cresca nel suo insieme». E, soprattutto, ha aggiunto Patrizia del Giudice, presidente della Commissione Regionale per le Pari Opportunità, per evitare che la malavita, attraverso il caporalato e la schiavitù (anche sessuale), si approprino delle vite di queste persone: «bisogna occuparsi di questi problemi facendo rete», ha concluso la dott.ssa Del Giudice.

Problemi di cui, tra l’altro, si occupa anche la Città Metropolitana di Bari, come ha affermato la Consigliera di Parità dell’Ente, Stella Sanseverino: «la convivenza tra diverse culture deve essere un fatto naturale, è per questo che le istituzioni devono puntare a creare i presupposti (anche normativi) per una reale integrazione. Il confronto deve partire dai princìpi che regolano la convivenza attraverso il riconoscimento reciproco dei diritti essenziali. Servono poi azioni concrete che mirino a garantire a tutti dignità e indipendenza tali da superare ogni pregiudizio perché la libertà si fonda anche sul lavoro».

Il primo contatto, dicevamo, che i migranti hanno con la nostra cultura, avviene nei centri di accoglienza che, ha affermato Giuseppe Ceci, presidente della Sater Srl (azienda che si occupa di anziani, donne vittime di violenza e migranti minori non accompagnati), sono dei veri e propri «micromondi con diverse etnie». Le principali difficoltà sono quelle che riguardano la lingua e la religione, ma «la possibilità di integrazione resta una questione di volontà».

È per questo che, ha aggiunto Francesco Palmirotta di Solinio, è necessario ricostruire «un senso di cosmopolitismo» che passa attraverso il ritorno alle nostre origini, quelle dell’umanità.

Ma a Cassano, com’è la situazione? Sono 150 gli stranieri regolarmente residenti nel Comune, ha spiegato la presidente della Prima Commissione Consiliare Permanente, Antonella Gatti, per la maggior parte afghani, seguiti a ruota da nigeriani, somali, tunisini, pakistani, maliani, iracheni, gambiani, burkinabé e altre etnie. Resta il problema di coloro che, pur vivendo nel nostro paese, non sono in regola e spesso costretti a vivere in tanti e in condizioni anche igienicamente precarie in stanze e case piccolissime affittate da nostri concittadini che se ne interessano poco.

Tornando al tema dell’incontro, la consigliera Gatti ha affermato che «il problema dell’immigrazione va affrontato persona per persona. La conoscenza, prima di tutto, è necessaria per creare un punto di incontro e di partenza per una nuova relazione. Solo così si ottiene integrazione».

le tre rappresentanti della MediHospes Soc. Coop. Soc. ONLUS, gestore dello SPRAR di Cassano, intervenute alla tavola rotonda. Da sinistra: Antonia Ricciardi, Margherita Veneziani e Flora Caporusso (foto dalla pagina Facebook SPRAR Cassano)

Su Cassano, inoltre, un grande lavoro per quanto riguarda accoglienza e integrazione, lo compie MediHospes Soc. Coop. Soc. ONLUS, che mette i ragazzi di fronte alle nostre abitudini e al nostro modo di vivere attraverso il supporto di mediatori culturali (come ha spiegato Flora Caporusso) e la creazione di corsi ad hoc (come quello d’arte tenuto da Margherita Veneziani) per consentire ai ragazzi di ampliare la loro cultura ed entrare anche in contatto con le nostre tradizioni. Fondamentale, poi, resta l’insegnamento della lingua italiana, ha detto Antonia Ricciardi (insegnante di italiano della MediHospes).

Certo, non sempre è tutto rose e fiori, anzi, sono molte ancora le questioni aperte: dai vuoti legislativi che in alcuni casi costringono i ragazzi ad abbandonare i centri di accoglienza in attesa del riesame della propria situazione fino a problematiche culturali e relgiose (come ad esempio la visione della donna nei musulmani, ma qui, secondo i relatori, può essere fondamentale il ruolo delle insegnanti donne).

Quello dell’accoglienza e dell’integrazione, insomma, è un processo lento e che ha bisogno di un’apertura da parte di tutti ed è proprio per questo che l’iniziativa di ieri mirava a sensibilizzare cittadini e associazioni su un argomento attuale e delicatissimo. Ma soprattutto fondamentale per la civile convivenza e il rispetto di tutte e tutti.

Al termine dell’incontro, segno tangibile di una integrazione possibile, i presenti hanno potuto degustare quanto preparato dai ragazzi ospitati dallo SPRAR: cibi della tradizione dei diversi Paesi del Continente Africano di provenienza dei ragazzi che gli stessi, in veste di chef, hanno preparato con il supporto delle cucine di Solinio.

 

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