“L’AQP è e resterà pubblico, non c’è nessuna possibilità di privatizzare l’SpA pugliese, nessuno ce l’ha in testa, stiamo parlando di altro”: il presidente del Consiglio regionale Mario Loizzo lo ha detto senza mezzi termini presentando il volume di Mimma Gattulli e Paola Silvestri “L’Acquedotto pubblico pugliese nel Servizio Idrico Integrato. Riflessioni storico giuridiche” (Cacucci Editore, Bari).

L’ultima finanziaria dello Stato ha prorogato al 2021 la gestione del servizio idrico integrato, ma la scadenza è meno lontana di quello che sembra e “sarebbe opportuno cominciare subito a studiare le ipotesi di governance dopo quella data”, ha notato Loizzo, nel corso dell’incontro con la stampa, insieme all’amministrativista Marida Dentamaro, alle autrici, al vicepresidente Longo ed ai consiglieri regionali Conca, Turco e Ventola.

Il volume inaugura una nuova collana editoriale della Biblioteca consiliare, “Leggi la Puglia”, per promuovere il patrimonio storico, paesaggistico e identitario della Puglia. È un lavoro nato dal tavolo-politico costituito in Consiglio sul futuro dell’ente, ha spiegato il presidente: “traduce in un testo la fatica di quei mesi ed è destinato ad arricchire il confronto in atto”. Parte da un suggestivo affresco storico del più grande Acquedotto d’Europa, ricostruisce le complesse norme intervenute e si misura con le questioni aperte e di prospettiva.

“Un’operazione trasparenza quanto mai opportuna quella del Consiglio regionale”, per Marida Dentamaro, “realizzata dalle autrici con curiosità, professionalità e impegno civico”. Tanto più perché l’Acquedotto pubblico pugliese è un “unicum in Italia”, unico ad avere avuto un affidamento giuridico della gestione ed esercizio. Con questo contributo “la Puglia inaugura un metodo: sarebbe auspicabile che tutti gli impegni di una certa importanza di legislatori e amministratori avessero strumenti come questo, di conoscenza storica, analisi dell’esperienza e approfondimento normativo”.

La storia della Puglia moderna nasce col suo acquedotto. Fin dall’unità d’Italia, una terra carsica, povera d’acqua e per questo colerica e improduttiva, chiedeva risorse e attenzione. “La Puglia, assetata d’acqua e giustizia, aveva necessità di costruire il proprio futuro partendo dalla risorsa di cui era più carente” e che doveva arrivare dalle regioni vicine, ha fatto presente Mimma Gattulli, che ha curato la ricostruzione storica di tanti decenni di sete e di grandi opere pubbliche per saziarla.

A Paola Silvestri – avvocato come Dentamaro e Gattulli – gli aspetti normativi e tecnico giuridici, decisamente impegnativi perchè tanti, stratificati nel tempo e disarticolati. Se il dibattito sulla necessità di un acquedotto è nato fin dai primi Parlamenti nazionali, si è dovuto attendere il 1902, ha ricordato, per avere un testo di legge, primo di una lunga serie di decisioni di diversi legislatori e varia natura, che hanno creato quel modello unico nel Paese di cui si è detto.

La proprietà della rete idrica è di AQP SpA, detentore unico la Regione Puglia, dal 2011. La gestione è tutta di AQP, mentre la gestione del servizio idrico integrato è concessa con un termine prorogato al 2021, di natura non cogente ma convenzionale, secondo le autrici. Questi i punti fermi, il futuro è affidato al “decisore politico”

Dai tempi del tavolo-tecnico in Consiglio, ha concluso il presidente Loizzo, “attendiamo dall’Anac un parere sul termine al 2021: se sia perentorio o possa essere considerato diversamente. L’auspicio è che questa risposta possa arrivare, “presto” ad orientare le decisioni da assumere per il futuro.

Fonte: Consiglio regionale della Puglia