di Vito Surico

don Francesco Gramegna, parroco della Chiesa Madre, introduce la serata dedicata alla presentazione delle tre opere restaurate

Tre opere della chiesa del distrutto monastero di Santa Chiara tornano di diritto a far parte del patrimonio artistico e culturale di Cassano delle Murge. Si tratta di una statua lignea di San Filippo Neri, una tela raffigurante San Francesco, Santa Chiara e l’esaltazione dell’Ordine francescano e un pulpito ligneo del XVII secolo (di incerta provenienza ma che, con tutta probabilità, è riconducibile alla chiesa del monastero delle Clarisse).

Le opere, che andranno a far parte del MUTEC, il Museo del Territorio di Cassano delle Murge, sono state presentate ieri nella Chiesa Madre in una serata introdotta dal parroco don Francesco Gramegna che ha sottolineato il valore storico di queste opere che sono parte di un patrimonio espressione di continuità e fede.

La sindaca Maria Pia Di Medio ha colto l’occasione per ringraziare quanti si sono adoperati per il restauro delle opere, spiegando che le stesse, pur essendo parte integrante del nascente MUTEC, resteranno in Chiesa, «nel loro ambiente naturale. Il Museo non deve essere chiuso solo tra quattro mura, ma deve appunto essere di tutto il territorio, affinché si possa viverlo per intero e entrare in contatto ovunque con il nostro patrimonio».

Il restauro delle opere è stato finanziato dal P.O. FESR 2007-2013, Asse IV, Linea 4.2, ed è stato condotto tra il 2016 e il 2017 dalle restauratrici Rosanna Marsano e Mariarosaria Vernice sotto la sorveglianza della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari. In rappresentanza dell’Ente è intervenuta la dott.ssa Antonella Simonetti che ha parlato del lungo lavoro servito per restaurare le opere mantenendo intatto il loro legame con il territorio e l’identità locale: anche grazie al restauro di queste opere si potrà dare slancio, ha affermato la dott.ssa Simonetti, ad un «turismo culturale che valorizzi il patrimonio e lo renda fruibile ai visitatori».

l’intervento della prof.ssa Maria Simone, presidente del Club per l’UNESCO di Cassano delle Murge

Essenziale è stato, ai fini del restauro, l’impegno della prof.ssa Maria Simone, presidente del Club per l’UNESCO di Cassano delle Murge, molto attiva dal punto di vista culturale nel nostro paese: «l’ossatura del territorio è costituita da persone che si impegnano – ha esordito la prof.ssa Simone – e lo dimostra il lavoro che si sta facendo per il Museo: nato sotto la prima amministrazione Di Medio, continuato con l’amministrazione Lionetti e che ora sta per vedere la luce. Ecco, aspettando il Museo, adesso presentiamo queste opere nell’intento di dare al paese un Museo che non sia chiuso. Un Museo che sia veramente del territorio e dei cittadini». Analizzando, dunque, le opere restaurate, la prof.ssa Simone ha evidenziato come le stesse esprimano «la religiosità dei nostri avi (testimoniata anche dal nucleo del paese nato intorno alla Chiesa e dal Convento). Queste opere hanno sì un valore intrinseco, per se stesse, ma hanno anche un valore storico poiché appartenevano a una struttura che purtroppo oggi non c’è più. Presentando queste opere è come se ci riappropriassimo, per un certo verso, di quel Monastero delle Clarisse».

Prima di lasciare la parola alla dott.ssa Laura Laterza, la prof.ssa Simone ha ribadito la necessità di una «volontà politica di immettere il patrimonio cassanese in discorsi culturali più ampi. Sono, però, i cittadini i primi a doversi mettere in gioco affinché quel patrimonio venga valorizzato a dovere».

La dott.ssa Laterza, laureata in Lettere moderne indirizzo storico-artistico, Dottore di ricerca in Storia dell’arte comparata dei paesi del Mediterraneo, docente di Storia dell’arte presso il Liceo Cagnazzi di Altamura, ha dunque illustrato il grande lavoro di ricerca effettuato per studiare le opere e per contestualizzarle nel filone artistico a cui appartengono.

la statua lignea di San Filippo Neri, una delle tre opere restaurate. Le stesse sono visibili presso la Chiesa Madre in piazza Aldo Moro

Nel dettaglio: la statua lignea di San Filippo Neri è datata e firmata, quindi di facile collocazione temporale. La scultura è del 1731 ed è opera di Giovanni Antonio Colicci, il cui profilo artistico è ancora in via di definizione (si sa per certo, però, che apparteneva a una famiglia di intagliatori e molte sue opere sono distribuite tra Campania, Puglia e Basilicata).

Il Santo è riprodotto in abiti sacerdotali impreziositi da particolari decorativi, con la mano destra impartisce una benedizione mentre con la sinistra tiene un libro sacro. La scultura presenta un’accurata ricostruzione fisiognomica che rispetta il modello iconografico del Santo diffuso quando egli era ancora in vita.

La statua si trovava nella demolita Chiesa che era parte integrante del Monastero: non ne sono chiari i motivi, ma probabilmente perché al Santo si attribuiva una particolare valenza miracolosa, specie per i gioiesi a seguito di un terremoto che proprio nel 1731 rase al suolo diversi paesi della Puglia salvando solo Gioia del Colle, del quale il Santo era già patrono. Anche un documento di Nicola Alessandrelli, infatti, parla di diverse suore provenienti da Gioia del Colle che in quegli anni dimorarono presso il Monastero cassanese.

Il pulpito, invece, è di quasi un secolo precedente rispetto alla statua di San Filippo Neri: si può far risalire, infatti, al XVII secolo e può essere collocato (come sostenuto dalla docente Pasculli Ferrara) in ambito barocco. Presenta parti a intaglio e parti a tutto tondo riecheggiando i monumenti ecclesiastici. Vi sono cinque “finte” nicchie, nelle quali sono intagliati cinque diversi Santi, alcuni di facile identificazione, altri meno: San Girolamo nella parte sinistra; la figura di un francescano (purtroppo priva della testa, quindi impossibile da identificare), l’Immacolata e un Santo fanciullo (probabilmente riconducibile alla figura di Gesù) nella parte centrale; San Domenico sul lato destro.

Il pulpito sembrerebbe avere come modello quello presente nella Cattedrale di Altamura ma ancora più chiaramente gli stalli del coro della chiesa di San Domenico a Lucera realizzati da Fabrizio Jannullo da Monopoli.

La tela raffigurante San Francesco, Santa Chiara e l’esaltazione dell’Ordine francescano, infine, era situata sul soffitto della chiesa delle Clarisse ed è opera di Andrea Miglionico, prolifico interprete della pittura barocca napoletana che fu allievo di Luca Giordano. A inizio ‘700 Miglionico fondò una bottega a Bari realizzando opere in diversi paesi dell’entroterra, tra cui quella per la chiesa delle Clarisse di Cassano. L’opera è ricca di figure disposte in un’organizzazione volutamente scenografica e nel corso degli anni, dall’abbattimento del Monastero e della Chiesa di Santa Chiara avvenuto nel 1963, è stata oggetto di diverse vicissitudini e restauri.

il saluto dell’Arcivescovo della Diocesi Bari-Bitonto mons. Francesco Cacucci

Un grande lavoro di ricerca, dunque, a cui ha reso pienamente giustizia il minuzioso compito svolto dalle restauratrici Rosanna Marsano e Mariarosaria Vernice che lo hanno sapientemente illustrato nel corso dell’incontro che si è concluso con la benedizione finale dell’Arcivescovo della Diocesi Bari-Bitonto mons. Francesco Cacucci.

Le opere restaurate sono visibili nella Chiesa Madre.

 

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