bes 2014Il Rapporto sul benessere equo e sostenibile in Italia, fornito da Istat e Cnel, si occupa anche della fiducia nelle Amministrazioni pubbliche, che pur essendo su livelli bassi, “è leggermente superiore: sul governo delle Regioni, delle Provincie e dei Comuni”.

Non sappiamo se c’è correlazione, ma nelle Regioni aumenta la presenza femminile in politica. Nei sette Consigli regionali eletti nel 2013 la presenza femminile è aumentata, ad eccezione della Basilicata. In Valle d’Aosta il 19% dei consiglieri è donna (era il 14,3% nel precedente consiglio); in Lombardia le donne consigliere sono il 19,2% (rispetto all’8,8%); in Friuli Venezia Giulia il 20,4% (rispetto al 5,1%); nel Lazio il 24% (rispetto al 19,2%); in Molise il 10% (rispetto al 3,3%) e infine in Sicilia il 16,7% rispetto al 15,6%.).

Nel 2013 continua a calare l’occupazione, 59,8% di occupati a fronte di un 68,5% medio nei Paesi Ue. Migliorati quasi tutti gli indicatori su istruzione e formazione, ma continua ad aumentare la quota di ragazzi che non studiano e non lavorano. Difficoltà per le donne lavoratrici nel conciliare gli impegni. E aumenta la povertà assoluta che coinvolge famiglie con più di tre figli.

Aumenta la distanza, tradizionalmente già molto elevata, che separa i tassi di occupazione e di mancata partecipazione italiani da quelli europei arrivando nel 2013 a 8,6 punti percentuali per il tasso di occupazione dei 20-64enni.

Il Rapporto Bes 2014 Istat-Cnel segnala “un preoccupante peggioramento della condizione dei lavoratori”. L’instabilità dell’occupazione rimane diffusa: aumentano i lavoratori a termine di lungo periodo e cala la propensione alla stabilizzazione dei contratti temporanei. In aumento i lavoratori con titolo superiore a quello richiesto dall’attività svolta (22,1% nel 2013).

Sono proprio i giovani e i lavoratori meridionali a essere meno soddisfatti per le varie dimensioni del lavoro, anche se, nel 2013, a seguito del peggioramento dei livelli di soddisfazione degli adulti e dei lavoratori nelle regioni del Nord la distanza diviene più contenuta. Il livello di soddisfazione è molto basso tra le donne che svolgono il part-time involontario, in forte aumento durante la crisi.

Migliorano le condizioni di salute e quindi si allunga la vita. Secondo il rapporto gli italiani sono diventati più longevi, arrivando a 84,8 anni per le donne e 79,8 per gli uomini con una porzione di vita vissuta in buona salute che, tra il 2009 e il 2012, è aumentata di circa 2 anni, anche se questo indicatore è più alto per gli uomini. “Dalle stime riferite al 2012 un nuovo nato in Italia può contare su 59,8 anni di vita in buona salute se maschio e 57,3 se femmina. Colpite da malattie meno letali ma spesso più invalidanti, in media le donne trascorrono circa un terzo della loro vita in condizioni di salute non buone (32,1%), contro un quarto degli uomini (24,9%)”.

L’Italia inoltre “detiene uno straordinario patrimonio culturale e paesaggistico che non tutela e valorizza adeguatamente, confermandosi come uno dei paesi meno generosi d’Europa nel finanziamento della cultura”.

Fonte: Regioni.it – Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome – Economia, Mercato e concorrenza, Territorio, Sistema Puglia – Redazione Sistema Puglia