di Marianna Luce

20160105-132546Il 7 dicembre 2015 ho avuto il privilegio di assistere ad un concerto nella Grotta di Cristo, presso l’azienda agrituristica “Masseria Ruotolo” sita in Cassano Murge, dove un connubio perfetto tra musica e letteratura ci ha guidati in un simbolico viaggio dei sensi per vivere a pieno l’incantesimo dirompente e disarmante di una grotta tanto suggestiva quanto sconosciuta ai molti.

Siamo stati trasportati in una realtà primordiale dalle note di Alessio Giove alla fisarmonica, il maestro Giuseppe Smaldino alla tromba, percussioni e corno francese, e Maria Pia Massaro, supporto ritmico, con il suggestivo bastone della pioggia. I musicisti ci hanno dilettato con un repertorio vario e ricco di atmosfere; da musiche dei Balcani ad alcuni brani di Nino Rota, Piovani, Verdi e Morricone. Ogni pezzo si arricchiva di nuovi significati risuonando nelle cavità della grotta, valorizzate ulteriormente da una morbida luce che sembrava provenire direttamente dal cuore della terra e creava chiaroscuri plastici e vibranti in ogni scorcio e su ogni scultura naturale di stalattiti e stalagmiti. Spettri di luce che illuminavano i nostri pensieri all’interno di un’ambiente spettacolare: la grotta, “creatura viva” dove l’antico scivola nel nuovo, permettendoci di sognare almeno per un’ora, lasciando il resto del mondo fuori. Non esiste via più sicura per evadere che l’arte, ma è proprio quest’ultima che ci racconta la bellezza di quel che ci circonda. A condurci in un’atmosfera senza tempo, le voci narranti (Vincenzo Milella per i versi in inglese e Marcella Lupo per la traduzione in italiano) di due personaggi dell’opera “La Tempesta” di William Shakespeare: Calibano e Prospero; l’uno l’alter ego dell’altro. Le parole di Prospero ci hanno dato il benvenuto:

Sire, invito Vostra Maestà e il vostro seguito nella mia povera grotta, dove riposerete soltanto per questa notte”.

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L’ispirazione all’opera scespiriana sta nell’ambientazione di alcune scene e dei suoni primordiali. Calibano vive appunto in una grotta su un’isola incantata. E’ il mostro deforme, una figura istintiva e grottesca, l’indigeno da civilizzare. Ma è anche dotato di buon senso e sa distinguere il valore delle cose; è incompreso con la sua sapienza antichissima, il rapporto non previsto con la natura e la vita.

Prospero è il naufrago sull’isola e vuole addomesticarla a suon di “civilizzazione”; fra magia e manipolazione cerca di controllare tutto, incluse naturalmente le forze della natura, imponendo la propria lingua e il proprio ordine a priori. Prospero rappresenta la forza, è il cosiddetto progresso, l’idealismo buono e cattivo del miglioramento occidentale. Ma fallisce nel subordinare al suo volere Calibano in quanto questi rappresenta la natura stessa che non può e non deve essere manipolata.

1Coerenti con tale messaggio, lo scopo di eventi come questi non è “gestire” il corso geologico di questa grotta, “denaturalizzarla”, ma liberarla dal suo “isolamento” e dall’indifferenza per restituirle dignità e valore, rendendola fruibile a coloro i quali sanno subirne il fascino; farci contagiare dall’amore istintivo di Callibano per l’ambiente in cui è vissuto e allo stesso tempo acquisire un po’ della determinazione di Prospero/Shakespeare nell’Epilogo, uomo Rinascimentale, impegnato in un processo creativo rispettoso.

Ed è con estremo rispetto di questo luogo senza tempo, dal fascino primordiale, di grande ispirazione creativa, che Antonella Milella e il suo staff hanno affrontato “la tempesta” dello scetticismo e del pregiudizio, delle difficoltà logistiche oggettive, per poter fruire in modo privilegiato di questa location suggestiva e darle voce musicale e letteraria, arti senza tempo, capaci di parlare al cuore di ogni epoca. Avendo assistito anche al backstage ho potuto cogliere l’impegno dell’organizzazione per rendere apprezzabile lo spettacolo naturale della grotta senza alterarne l’ambiente interno e la vegetazione circostante: alcune sedie, un generatore di corrente e luci posizionate per l’evento. Un’eredità generosa da proteggere. E non potrebbe essere altrimenti, perché a tutelare tale patrimonio naturalistico c’è Francesco Del Vecchio, speleologo per diletto, che accoglie i visitatori, regalando loro informazioni storiche e contagiando chi lo ascolta con la passione e l’amore per “la sua creatura” scoperta nella prima metà del 700 e meta di pellegrinaggio nel 900. Francesco ha salvato la grotta, liberandola da pietrame, rifiuti e preservandola da nuovi atti vandalici perpetrati nei secoli. Le ha ridato vita restituendole la traspirazione e il naturale stillicidio che si innesta da novembre fino ai mesi estivi quando tende nuovamente ad asciugarsi. Il comune di Cassano lo ha designato unico responsabile della grotta dopo la dipartita di Italo Rizzi che nel 1972 ne aveva scoperto una nuova diramazione.

2La grotta richiederebbe qualche intervento non invasivo per migliorare l’accessibilità ai visitatori ed incanalare le acque nel ramo laterale in caso di piogge copiose. La Grotta di Cristo è un patrimonio naturalistico da condividere e tutelare anche secondo i sindaci di Cassano, Vito Lionetti e di Acquaviva, Davide Carlucci che sono intervenuti all’evento per sottolineare l’importanza di valorizzare e promuovere il territorio, visto che i due comuni fanno sinergia “all’aria aperta ed anche sotto terra”. Il tema del carsismo, della Puglia sotterranea è affascinante e ancora tutto da scoprire. Forse, per conoscere il seguito della nostra storia, basterà aspettare e affrontare la prossima “Tempesta”.

“Gli incantesimi sono finiti” annuncia nell’epilogo un Prospero saggio e maturo, signore del suo intelletto e delle sue emozioni (è lo stesso Shakespeare che si rivolge al pubblico)… Ma conserviamo un po’ della magia che solo l’arte e la natura sanno creare per non smettere mai di sognare e cercare il bello intorno a noi.

Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni”.

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