“Dare un acconto sulla pensione a chi perde lavoro”. Lo propone il ministro del Lavoro Enrico Giovannini in una intervista al “Sole 24 Ore”, facendo però anche chiarezza sulle cifre: “Un intervento sui soli assegni d’oro -dice- non consentirebbe un riequilibrio a favore dei pensionati più poveri. Diverso se sul piatto ci fossero anche le pensioni d’argento”.

A decidere dove “tirare la linea” tra pensioni d’oro, d’argento e di bronzo, però, dovrebbe essere il Parlamento. Mentre per quanto riguarda la dote della cassa in deroga, che rischia di subire i “danni collaterali” dello scontro in corso sull’Imu-Iva, Giovannini invita ad aspettare “ancora qualche ora”.

All’orizzonte le previsioni sulla disoccupazione per il 2014 (in crescita al 12,3%) e il timore di una jobless recovery che potrebbe tradursi in nuovi posti di lavoro solo con ritardo. L’idea del ministro per venire incontro a chi perde il lavoro a due o tre anni prima della pensione è erogare un anticipo sulla pensione che percepiranno e che poi dovranno restituire a rate, una sorta di prestito.

“Ci dicono che le persone con pensioni molto elevate, -osserva il ministro- dell’ordine dei 20mila o 50mila euro, sono solo qualche centinaio. Ho auspicato un intervento sulle pensioni d’oro in Parlamento al primo question time da ministro e lo ribadisco. Come questo intervento possa essere fatto in modo inattaccabile sul piano legislativo, le dimensioni e l’uso dei fondi liberati a favore dei redditi più bassi: questo è quello su cui stiamo lavorando. Ma se immaginiamo che “d’oro” voglia dire pensioni oltre 20 o 50mila euro, un intervento non genererebbe un riequilibrio di grandi dimensioni. Se invece si intervenisse anche sulle cosiddette “pensioni d’argento” è chiaro che il discorso potrebbe cambiare. Il punto vero è che non abbiamo una definizione di pensioni d’oro o di pensioni d’argento”.

Fonte: LabItalia – Sistema Puglia, Lavoro, Economia, Imprese – Redazione Sistema Puglia