di Lorena Liberatore

(foto Google)

Non tutti sanno cosa sono i “Diritti a Scuola”: il progetto della Regione Puglia che contrasta la dispersione scolastica e rafforza le competenze di base, migliorando il livello di istruzione degli alunni pugliesi e privilegiando quelli più svantaggiati. Un vero e proprio programma di supporto per tutti gli alunni che per le ragioni più varie hanno sviluppato lacune, o si trovano in condizioni di disagio socio-culturale.

“Una delle intuizioni più felici dell’Amministrazione Regionale” l’ha definito Alba Sasso (assessore al Diritto allo studio e formazione), eppure, aggiungerei, oggi alquanto lontana dall’essere perfetta.

Io sono la prima a riconoscere l’utilità e l’importanza dei cosiddetti “DAS” (in gergo da insegnanti). E i DAS, oserei dire, mi hanno cambiato la vita.

È datata 2016 una mia lettera aperta in cui condannavo l’assenza di vera ‘accessibilità’ nel mondo del lavoro, e in particolare nel campo dell’insegnamento, per chi ha una disabilità (nel mio caso motoria).

Non riporterò qui il contenuto della lettera o il suo link, tanto è a portata di ogni curioso con una semplice ricerca; una lettera dalla quale, tra l’altro, oggi prendo le distanze, e non perché quello che condannava non fosse vero ma perché non servì assolutamente a nulla. Speravo in un minimo di visibilità che mi permettesse una piccolissima soluzione, ignota persino a me, quasi infinitesimale ma… Niente di niente! Seppur la stessa lettera fu anche spedita ai più noti programmi televisivi di denuncia (che non risposero mai) e a famose testate giornalistiche, il risultato fu un inutile, e alquanto snervante, pietismo e una serie di pacche sulla spalla seguite da periodiche “Allora? Hai risolto il problema??… Come no?!? Ma le hai davvero tentate tutte??” (… eh sì, le avevo tentate proprio tutte, compreso accendere un cero a qualche santo). Dirò soltanto che da diverso tempo mi scontravo contro barriere meglio note come “sistema”, che complicando situazioni anche semplici mi sbattevano in faccia la porta d’accesso al mondo del lavoro. Altro che inclusione! Una situazione quasi kafkiana.

Finalmente a gennaio 2017 arrivò il miracolo, naturalmente non per aiuto dei mezzi di informazione: una convocazione per i DAS e nel mio stesso paese (forse i ceri avevano funzionato)!! Firmai immediatamente il contratto… 24 ore dopo giunse l’allarme neve e le scuole furono chiuse fino al 16 gennaio!!!

Questa cosa va sottolineata perché tra “assurdo”, “grottesco” e “comico” non so quale aggettivo sia più adatto: allora, riassumendo, pubblico su più giornali una denuncia perché il sistema non mi permette di lavorare (la cosa va avanti per mesi), quando ormai non ci spero più vengo convocata per firmare un contratto della durata di sei mesi e… chiudono le scuole!

Ricordo la gente bloccata nei borghi, i mezzi per il pronto intervento che faticavano a raggiungere tutte le richieste d’aiuto, ovunque metri e metri di neve e ghiaccio, una cosa che a Cassano non si vedeva dalla fine degli anni ’50 dello scorso secolo. Provai a spiegarlo per telefono a una mia amica di Roma, la quale non vedeva l’ora che le raccontassi il primo giorno di lavoro: scoppiò a ridere!

Ma finalmente, allo sciogliersi della neve, lavoro fu! E devo dirlo, è stata una delle esperienze più belle. Adoravo stare con i ragazzi, ascoltarli, passare intere giornate lì a scuola. Mi piaceva persino (… e questo è grave) rimanere fino a sera per i consigli di classe. E stavo bene con gli alunni persino se mi facevano capire che “no”, quel giorno era storto e impegnarsi a recuperare proprio non era tra le priorità. Insomma, perfino quelle situazioni che in media mettono a dura prova i nervi di tutti gli insegnanti non mi stremavano, mi sentivo a casa e lo stress mi faceva un baffo!… Infatti, nei ritagli di tempo preparavo persino la pubblicazione di un nuovo libro e scrivevo articoli di giornale.

Ogni mattina facevo il giro delle aule (mi erano state affidate tutte le 2^ classi) per “raccogliere” i ragazzi inseriti nel programma DAS (solitamente dai 4 ai 7 per aula) e far lezione. A queste si alternavano ore di compresenza in cui l’insegnante DAS affiancava il docente effettivo per prender visone del metodo d’insegnamento usato, il programma, le esigenze dei ragazzi e la risposta alle ore di recupero.

Forse la soddisfazione più grande è stata essere fermata per strada, a settembre, alla riapertura delle scuole, da un ragazzo dello stesso liceo presso il quale avevo lavorato, e sentirmi chiedere se quest’anno avrei insegnato nella sua classe. E voleva sapere come mai ancora non mi vedeva a scuola insieme agli altri professori. Gli ho risposto che era presto, che purtroppo non c’era nessuna certezza che anche questa volta avrei insegnato nella loro scuola (in realtà non c’era proprio la certezza di lavorare!). Era visibilmente dispiaciuto, “peccato, spero di rivederla presto” ha aggiunto prima di allontanarsi.

Infatti, il destino non ha voluto che replicassi l’esperienza. Forse per una ennesima somma di eventi poco favorevoli.

In Puglia il nuovo bando per aderire ai Diritti a Scuola è uscito con un notevole ritardo ed è scaduto il 31 gennaio. Entro una decina di giorni bisognava aver compilato la proposta di adesione e deliberato tramite collegio, ma il tutto è coinciso con gli scrutini e diverse altre esigenze degli istituti scolastici.

Una velocità d’azione, quella richiesta, non indifferente e che non ha avuto una buona risposta: far collimare gli impegni di tutti e tutto all’interno delle scuole pare aver provocato un cortocircuito che ha penalizzato proprio i DAS.

Basti pensare che solo il 23 febbraio di quest’anno, presso la sede dell’USR Puglia, la Parte Pubblica e le Organizzazioni Sindacali hanno siglato l’Ipotesi di Contratto Integrativo regionale annuale concernente la definizione dei criteri di allocazione e utilizzo delle risorse per la lotta contro l’emarginazione e la dispersione scolastica per l’a.s. 2017/2018.

Sono tanti, quest’anno, gli insegnanti precari che non hanno lavorato e tuttora sperano in una possibile supplenza, anche breve, benché al termine dell’anno scolastico. Infatti, proprio i DAS colmano un ampio bacino di richieste di lavoro nel quale sono presenti tutti i docenti precari.

Per quanto riguarda me, il mio margine d’azione resta tra una minoranza di scuole pugliesi (orientativamente a Cassano, Santeramo, Acquaviva, Sannicandro) le quali nella quasi assoluta maggioranza non hanno aderito ai Diritti a Scuola.

Ma rendiamo più concreto il mio discorso con un ‘giro turistico’ tra gli Istituti di Istruzione Secondaria di I e II grado dei paesi sopracitati: l’I.I.S.S. “C. COLAMONICO – N. CHIARULLI ” e il GIOVANNI XXIII – LUCARELLI (Acquaviva delle Fonti) pare non partecipino da anni, così come l’I.I.S.S. “ROSA LUXEMBURG” (Acquaviva delle Fonti) che non ha mai aderito, invece il S. G. BOSCO – F. NETTI (Santeramo in Colle) e il S. G. BOSCO – MANZONI (Sannicandro di Bari) quest’anno non hanno aderito e con loro l’I.I.S.S “LEONARDO DA VINCI” (LS – LC di Cassano), l’I.C. “PEROTTI” – “RUFFO” (Cassano), e l’Istituto Statale DON LORENZO MILANI (Acquaviva delle Fonti). L’unico ad aver aderito nella zona selezionata è l’I.I.S.S. “PIETRO SETTE” di Santeramo.

Come si può notare, tra questi, alcuni non hanno mai aderito e perciò non hanno molto peso nel bilancio dell’attuale anno scolastico. Ma resta sconfortante pensare che nell’area di interesse evidenziata soltanto una scuola abbia aderito, e il quadro generale di tutta la Puglia è molto simile.

In realtà, il personale scolastico non avrà accusato un grave colpo, potendo comunque contare su PON specializzati nel recupero di alcune materie, i quali però non consentono lezioni individuali e hanno una durata nettamente ridotta.

Al di là delle ragioni concrete o ipotizzabili che possono aver messo così in secondo piano i DAS, il risultato è un grave disagio per chi si è sentito abbandonato nella necessità (oggi sarebbe più opportuno parlare di ‘speranza’) di lavorare.

Inoltre, la situazione politica attuale è molto confusa e priva d’ogni certezza, tanto da far apparire ad alcuni persino il nuovo “percorso per la formazione iniziale ed il reclutamento dei docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado”, denominato FIT (Formazione Iniziale e Tirocinio), l’ennesimo fumo negli occhi per chi al momento non ha neanche l’abilitazione.

In generale la situazione è paragonabile a un terno al Lotto, forse, se si considera anche il quadro politico subito seguente le ‘elezioni’ del 4 marzo: ‘chi governerà, con quale maggioranza e in quali tempi’ sono gli attuali problemi esistenziali del popolo italiano. Tali problematiche hanno gettato l’Italia in una sorta di limbo apparentemente senza uscita, tutto si è bloccato mettendo in crisi anche le poche certezze rimaste.

Probabilmente, l’unica vera speranza a disposizione è la buona vecchia abitudine di accendere un cero e affidarsi a qualche santo disponibile… prima che la richiesta di ‘miracolo’ vada in prescrizione.

 

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