L’Unione europea garantisce la tutela giuridica in materia di discriminazione. I cittadini europei possono esercitare il loro diritto di ricorso in caso di discriminazione diretta o indiretta. I diversi aspetti saranno presentati ed approfonditi dalla Visiting Professor Aleksandra Szczerba-Zawada, dell’Università polacca Jacob of Paradyż, in un ciclo di 3 seminari che si terranno presso l’Aula Seminari “M. Cifarelli” del Dipartimento di Scienze Politiche a Bari.

Il primo seminario, dal titolo “Union Citizenship-Recent Trends in Development of EU citizens’ right”, si terrà giovedì 6 settembre dalle h 11.30 alle h 13.30. Il secondo seminario, dal titolo “The EU anti-discrimination law- between social expectations and individual’s right”, si terrà venerdì 7 settembre dalle h 11.30 alle h 13.30. Il terzo seminario, “The EU and migration: rights of third-country nationals”, è previsto infine mercoledì 12 settembre dalle h 12.00 alle h 14.00.

L’obiettivo della legislazione dell’Unione europea contro la discriminazione è quello di consentire a tutti gli individui che si trovano in situazioni analoghe di ricevere un trattamento simile e di non essere discriminati semplicemente a causa di una loro particolare caratteristica «protetta». Il trattato sul funzionamento dell’Unione europea vieta la discriminazione in base alla nazionalità e consente al Consiglio di adottare i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le credenze, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale. In particolare, la discriminazione sulla base della nazionalità è sempre stata proibita dai trattati dell’Unione, nonché la discriminazione sulla base del sesso nel contesto dell’occupazione. Gli altri motivi di discriminazione sono stati menzionati per la prima volta nel trattato di Amsterdam. Nel 2009, il trattato di Lisbona ha introdotto una clausola orizzontale volta a integrare la lotta contro le discriminazioni anche in tutte le politiche e le azioni dell’Unione (art. 10 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea). Il principio di non discriminazione è sancito anche dall’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, diventata vincolante con il Trattato di Lisbona, che vieta qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, “sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale”.

Fonte: Europuglia