(foto Google)

Ricorre domani, sabato 27 gennaio 2018, la Giornata della Memoria, per commemorare le vittime dell’Olocausto.

Istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nella data del 27 gennaio, giorno in cui, nel 1945, le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, la Giornata della Memoria fu introdotto in Italia nel 2000: «la Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria” – recitano gli articoli 1 e 2 della Legge n. 211 del 20 luglio 2000 – al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».

In occasione della Giornata della Memoria, la Legge stabilisce che su tutto il territorio nazionale siano «organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere».

E se l’Amministrazione Comunale di Cassano delle Murge non ha organizzato eventi in merito, a noi piace ricordare questa importante ricorrenza con le parole di Francesca Lopane, presidente della Fondazione Elisa Springer – A24020, diffuse proprio in occasione del Giorno della Memoria.

Elisa Springer è stata una scrittrice austriaca naturalizzata italiana, scomparsa nel 2004 a Matera, di orgine ebraica, superstite dell’Olocausto, autrice di memorie sulla sua esperienza di deportata al campo di concentramento di Auschwitz.

Di seguito, in forma integrale, la nota di Francesca Lopane, presidente della Fondazione Elisa Springer – A24020.

Ad ogni generazione spetta il compito di vigilare per rendere impossibili altri genocidi, è un impegno sempre attuale che periodicamente occorre rinnovare.

Tornano alla mente le parole di Elie Wiesel, premio nobel per la pace, che afferma “[…] il peggiore dei mali è l’indifferenza, il contrario dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza, il contrario della vita non è la morte ma l’indifferenza, il contrario dell’intelligenza non è la stupidità ma l’indifferenza”.

Bisogna lottare contro questo male con la sola vera arma a nostra disposizione, da usare sempre ed ovunque.

Quest’arma si chiama educazione.

Preparazione attenta e puntuale dei fatti.

È così che la memoria acquista una portata personale e Universale, ci attiva e ci spinge verso il rispetto reciproco che dobbiamo gli uni agli altri come essere umani.

Anche alla politica spetta il compito di conservare ed innovare il senso profondo del vivere comune, a difesa del valore e delle potenzialità della civilizzazione.

Scegliere da tempo di affrontare questo tema in modo non celebrativo ma coinvolgente, come testimonia il viaggio del “Treno della Memoria” per portare gli studenti a conoscere e toccare con mano i luoghi della deportazione.

Luoghi dove Elisa Springer, sopravvissuta allo sterminio ha vissuto tutto l’orrore della disumanizzazione operata dai nazisti.

L’esperienza di quei luoghi, che sono “Cattedrali di Memoria” silenziosa del genocidio, suscitano in tutti coloro che vi soffermano, un sentimento di presa d’atto della vastità e profondità dell’offesa alla vita che si è consumata in un tempo ed in un luogo non lontani, nel cuore del nostro continente.

L’indifferenza etica sottende sempre gli eccidi di massa, gli stermini collettivi.

Nella Shoah, dichiaravano i gerarchi nazisti nei vari processi, non c’erano colpevoli, semplicemente ciascuno si limitava ad obbedire a degli ordini.

La violenza era “normalizzata” e “suddivisa”, essa era altresì legittimata dalla condizione ormai non più umana cui erano stati condotti i deportati nei Lagher: senza nome, meri numeri, nudi scheletri, stracciati, piagati, tali da destare ribrezzo.

Qualcuno potrebbe provare empatia o sentirsi in colpa per lo sterminio di “questi milioni” di esseri umani?

L’analisi dei fatti conferma che le misure più efficaci contro la barbarie, sono l’impegno vigile in difesa dei diritti umani e della democrazia, il ripudio del razzismo e nuove schiavitù e la politica attiva per la pace. Una pace che si costruisce anche a partire dalla conoscenza di quello che è stato e non dovrà più essere, perchè “CHI NON CONOSCE LA PROPRIA STORIA È CONDANNATO A RIVIVERLA”.

L’uomo è l’unico essere vivente dotato di memoria.

La memoria umana è in grado di elaborare e di trasformare il ricordo, interconnettendolo con le altre esperienze di vita, raccontandolo e condividendolo.

Nell’individuo la memoria si trasmette attraverso le generazioni. È per questo che i figli dei “sopravvissuti” piangono ancora la sciagura dei padri. “Le Candele Della Memoria” vengono chiamati.

Cosa ci rimane oggi della Shoah, oggi che i sopravvissuti vanno scomparendo?

Prevalgono i sentimenti di orrore, di rimpianto, oppure vanno prendendo il sopravvento gigantesche rimozioni collettive e revisionismi storici?

Torna l’odio per l’ebreo – il diverso da te – spesso travestito dallo stigma per le non condivise vicende politiche dello stato di Israele.

Torna, in Europa, il fantasma barbaro dell’Antisemitismo, e si allarga a cercare nuovi nemici, nuove vittime nello spettro dell’esclusione.

La paura dell’altro colpisce di nuovo e gli si affiancano o di nuovi, nuovi pregiudizi, nuovi “CRIMINI DELL’IDENTITÀ”.

Tocca ancora una volta agli Ebrei, all’Islam, agli immigrati, alle Minoranze Nazionali, a una fascia sempre più vasta di presunti nemici, inermi esseri umani che stanno nelle loro case o che girano il mondo in cerca di GIUSTIZIA e di PANE: uomini, donne, bambini.

La paura del terrorismo fornisce un alibi potente alle nuove forme dell’esclusione sociale, e può farsi vigile di roghi e di eccidi, cui già fanno da antefatto non pochi cruenti episodi.

La memoria si sperde; a noi uomini e donne di pace spetta ricordare raccontare mantenere viva quella istanza di civiltà che il ‘900 calpestò attraverso gli stermini di massa.

Alle bandiere irrigidite, ai contrasti in armi, ai conflitti etnici, ai dissidi religiosi, alle esclusioni di massa, alla violenza e alla barbarie, si può oppore, io credo, una bandiera sola, fluttuante e mobile, iridata dei mille colori del mondo: una bandiera di pace che porti i segni della memoria e che sventoli, all’insegna della ragione, per un nuovo futuro, un futuro di civiltà, di sviluppo e di giustizia sociale.

UNA NUOVA VITA!!!

 

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