di Giulia Masiello

Daniela Baldassarra in scena all'IISS "Leonardo da Vinci" con il suo "Zero a Zero" (foto di Giulia Masiello)

Daniela Baldassarra in scena all’IISS “Leonardo da Vinci” con il suo “Zero a Zero” (foto di Giulia Masiello)

A Cassano si parla ancora di donne. A illustrare il proprio punto di vista questa volta Daniela Baldassarra, drammaturga dall’indole travolgente e provocatoria che si è esibita ieri, venerdì 18 novembre, nell’auditorium del Liceo “Leonardo-Platone”, presentando “Zero a Zero”, il suo ultimo capolavoro dal tono esilarante, brioso e scoppiettante. Lo spettacolo è stato scelto dal Centro Antiviolenza Li.A, operante negli Ambiti Territoriali di Gioia del Colle e Grumo Appula, per commemorare, in collaborazione con i Lions Club e l’Associazione “No More – Difesa Donna” di Cassano, la Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999 in memoria delle sorelle Mirabal.

L’originale scrittrice dall’umorismo irrefrenabile, «allergica – come lei stessa si definisce – alle etichette», non ha risparmiato colpi per raccontare, tra un tacco e l’altro e una carrellata di ritratti femminili e situazioni tragicomiche, il complesso rapporto uomo-donna, messi a nudo in un vero e proprio sproloquio tanto divertente quanto intenso.

Poco prima dell’esordio cassanese la redazione ha incontrato l’ideatrice della “Giornata Regionale contro le solitudini”, la quale si è raccontata facendo subito emergere, senza troppi giri di parole, la propria attenzione alle tematiche sociali più scottanti, tra cui proprio la discriminazione sessuale, e presentando il suo lavoro, finalizzato alla sensibilizzazione della comunità e alla prevenzione di ogni tipo di meccanismo atto ad innescare comportamenti di violenza fisica e psicologica verso la donne. Pertanto, le abbiamo chiesto:

Perché uno “sproloquio” per raccontare le donne?

“Zero a Zero” è stato il mio primo esperimento di monologo comico dopo tanto teatro drammatico. Ricordo l’Anteprima nel 2014 nel Carcere di Bari, dinanzi a una platea prevalentemente maschile. Raccontare le donne ai detenuti fu una sfida e una scommessa per me. E ho avuto la conferma che un monologo comico (o come lo definisco io “uno sproloquio” confuso, spiazzante, buffo, tenero proprio come le donne) è il modo migliore per avvicinare il pubblico maschile alle tematiche relative all’universo femminile. Parlare di donne tra sole donne non ha molto senso.

Daniela Baldassarra in scena all'IISS "Leonardo da Vinci" con il suo "Zero a Zero" (foto di Giulia Masiello)

Daniela Baldassarra in scena all’IISS “Leonardo da Vinci” con il suo “Zero a Zero” (foto di Giulia Masiello)

Chi sono le donne in “Zero a Zero”?

La protagonista di “Zero a Zero” racconta la sua storia: da moglie illusa e poi delusa, a casalinga frustrata, a madre mancata, a single impertinente alla ricerca del suo riscatto, a femme fatale. Però, dopo questo percorso brillante e irriverente, questa donna ci condurrà, in punta di piedi, nelle stanze più segrete del suo cuore, raccontandoci storie che all’improvviso diventano universali, e che quindi appartengono a tutti noi. Allo spettatore la libertà di guardare alla Donna con occhi diversi, o di restare intrappolato nei cliché che la società troppo spesso propone e impone.

Gli uomini, invece, cosa rappresentano?

In questo spettacolo gli uomini sono protagonisti tanto quanto le donne, e lo sono con tutte le loro manie, i pregiudizi, i tic e le fissazioni. Uomini che non riescono più ad essere eroi romantici, ma che riversano tutte le loro insicurezze nel rapporto di coppia. Donne e uomini spesso insopportabili, eppure indispensabili gli uni agli altri. E’ infatti proprio all’idea di completezza, di complementarietà e di amore che punta la morale più profonda di questo spettacolo.

Daniela Baldassarra in scena all'IISS "Leonardo da Vinci" con il suo "Zero a Zero" (foto di Giulia Masiello)

Daniela Baldassarra in scena all’IISS “Leonardo da Vinci” con il suo “Zero a Zero” (foto di Giulia Masiello)

Che cosa significa educare alle differenze di genere e soprattutto liberarci dai pregiudizi?

La parità dovrebbe essere nell’equilibrio naturale della vita, però secoli di patriarcato hanno messo radici profondissime difficili da estirpare. Viviamo di pregiudizi e cliché che offuscano la nostra capacità di giudizio. Educare alla parità, all’accettazione del diverso, significa ristabilire positività, libertà e pace all’interno dei tessuti sociali.

Secondo te le nuove generazioni come affrontano e si pongono nei confronti di questo tema piuttosto delicato?

Alle nuove generazioni vanno forniti gli strumenti giusti. La famiglia è paradossalmente proprio il nucleo più violento (statisticamente la maggior parte delle violenze e degli abusi si verificano nelle famiglie), quindi prima di educare gli adolescenti bisogna formare gli adulti. Famiglia e scuola sono i due ambienti in cui i ragazzi spendono la maggior parte del proprio tempo assimilando la stragrande maggioranza di comportamenti, ideali, valori. Ecco perché operare nelle scuole è fondamentale, e il teatro è uno strumento potentissimo per stabilire un contatto con i giovani.

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