di Vito Surico

nell’aula magna dell’UTE il Caffè delle Buone Pratiche di Progetto in Comune dedicato a Civitates (foto per gentile concessione di Gianfranco Lanzolla)

Creare comunità, rinsaldare i rapporti tra le persone, pensare a uno sviluppo sociale e turistico sostenibile della città. Tutto attraverso la cultura.

È Civitates, l’idea dell’editore Luciano Vanni, presentata ieri all’Università della Terza Età di Cassano delle Murge nel corso del secondo Caffè delle Buone Pratiche di Progetto in Comune.

I “Caffè” di PinC, ha spiegato Maria Antonietta Pedone nel presentare la serata, mirano a creare scambi tra i fautori di iniziative “virtuose” realizzate in luoghi neanche troppo lontani da Cassano e i cassanesi stessi per cercare di riportarle, anche in altri modi, nella nostra realtà.

Bisogna, però, smuovere la comunità, coinvolgere attivamente e in maniera virtuosa gli abitanti del nostro paese e “Civitates” può essere quel seme che lasci germogliare un futuro più roseo per Cassano e i cassanesi. E, stando a quanto si è visto ieri, il terreno pare essere davvero fertile.

“Civitates”, dicevamo, è un’idea di Luciano Vanni, editore di una delle riviste musicali più note, “JazzIt”. Vanni parte da un concetto base: l’Italia è una costellazione di piccole città e infiniti paesi. Borghi che raccontano un pezzo della nostra identità culturale ma sono sempre più in difficoltà proprio per il disgregarsi delle reti sociali e per la carenza di servizi e i giovani tendono ad andare altrove. Ma, afferma Luciano Vanni, «questa Italia produce, è il nostro cantiere» grazie al lavoro di artigiani e piccoli commercianti. È questa l’Italia che crea «il bello, il bene comune». Ma bisogna cominciare a pensare al “bene comune” come al «nostro modo di interpretare le emozioni, di relazionarci e di vedere le cose. Dobbiamo farlo attraverso la cultura che, già nella sua etimologia, rappresenta il futuro». La cultura, a sua volta, è fatta di persone: «dobbiamo trasformare il turismo delle cose nel turismo delle persone. Oggi il turismo è un’industria ed è l’industria più pericolosa che c’è. Dobbiamo quindi modificare i comportamenti per preservare il bene comune, la nostra identità. Bisogna cominciare a vedere le cose in maniera diversa ed è così che ho pensato al turismo culturale di comunità: viaggiare per conoscere attraverso le persone».

Luciano Vanni, ideatore del JazzIt Fest, racconta i valori fondanti della sua idea “visionaria” (foto per gentile concessione di Gianfranco Lanzolla)

Partendo dunque dal presupposto che «il bene comune è il nostro comportamento», le buone pratiche diventano fondamentali quando partono dal basso. Solo in questo caso sono virtuose perché insistono sulla domanda che crea offerta e la domanda principale è quella di migliorare le relazioni all’interno delle comunità.

Nasce così, ha spiegato Luciano Vanni, «un’impresa sociale che si basa su processi di accensione civica attraverso la cultura: i musicisti, gli artisti in generale, hanno un compito che va oltre il semplice esibirsi su un palco, sono portatori di bellezza. La musica, l’arte, deve tornare ad essere un fattore educativo, emozionale. È per questo che ho pensato alla musica come fattore dirimente dei processi di innovazione sociale».

Una call aperta ai musicisti, non per fare concerti, «ma per fare una residenza creativa di un paio di giorni» in piccole realtà coinvolgendo attivamente gli abitanti: «nel paese si comincia a fare inclusione sociale con la cultura. La comunità agisce dieci mesi, sviluppa una serie di azioni e buone pratiche in attesa dell’evento. Gli abitanti di piccole realtà si mettono in moto per cofinanziare l’evento e per comunicarlo all’esterno, per ospitare gli artisti. Ogni casa diventa un luogo di racconto di storie, tutto senza fondi pubblici».

Per finanziare l’evento, Luciano Vanni ha creato una “banca”, la Banca di Sviluppo Culturale, fondata sul concetto di sharing: donazioni da parte dei singoli cittadini o da parte di imprenditori, ognuno in base alle proprie possibilità. Con la consapevolezza che il 20-30% di quello che viene donato confluisce su un progetto di utilità sociale.

Negli scorsi anni il festival ideato da Luciano Vanni si è svolto in diverse località d’Italia e quest’anno arriva in Puglia, a Montegrosso (dal 22 al 24 giugno), frazione di Andria che conta 80 abitanti pronti a ospitare quasi 400 artisti prevenienti da ogni parte del mondo. Un festival sui generis: senza un manifesto, senza un logo, senza un programma definito. Un festival della e per la comunità locale che ospita gli artisti, che magari «crea disagio» alla comunità stessa, ma che torna a creare relazioni tra le persone che ospitano gli artisti, i loro “concerti”, le loro prove. Gli artisti, a loro volta, si impegnano a fare qualcosa per la comunità con un’attenzione particolare alle fasce più deboli (anziani, bambini, diversamente abili). Un festival che attira tante persone grazie alla comunicazione che si basa sugli hashtag: gli artisti si danno appuntamento per stare insieme e vivere la comunità, gli abitanti del luogo li ospitano e vivono giorni di fermento artistico, culturale e creativo con la certezza che l’esperienza lascerà loro qualcosa, non solo dal punto di vista materiale (a Montegrosso, grazie alle donazioni della Banca di Sviluppo Culturale, verrà realizzato un parco giochi e grazie al ricavato di un singolo evento a pagamento si terranno corsi gratuiti di musica per bambini) ma soprattutto sociale e dei rapporti interpersonali.

i tavoli tematici allestiti da Progetto in Comune per parlare dell’esperienza del festival e capire cosa serve per portarlo a Cassano (foto per gentile concessione di Gianfranco Lanzolla)

Un’idea visionaria, ambiziosa che Cassano è pronta ad accogliere, come si è visto nel lavoro svolto ai tavoli tematici allestiti da Progetto in Comune subito dopo il racconto di Luciano Vanni, in cui lo stesso ideatore del festival e tre cittadini di Montegrosso (Giacomo, Brigida e Dina) hanno parlato dell’esperienza che stanno vivendo in questi giorni di organizzazione del festival, rispondendo alla curiosità e ai dubbi dei tanti cassanesi intervenuti al Caffè delle Buone Pratiche di PinC al quale hanno partecipato anche i consiglieri comunali di opposizione Davide Del Re e Teodoro Santorsola, la sindaca Maria Pia Di Medio e l’assessora al bilancio Annamaria Caprio. E, a tal proposito, Luciano Vanni ha chiarito che fondamentale è il sostegno delle istituzioni.

Al termine dell’incontro, infine, Progetto in Comune ha raccolto 110 euro dai cittadini intervenuti al “Caffè” e donati alla Banca dello Sviluppo Culturale a sostegno del JazzIt Fest di Montegrosso.

Insomma, il seme è stato lanciato e il terreno sul quale è caduto sembra essere davvero fertile. C’è una Cassano che ha sete di cultura, che ha voglia di fare comunità, che vuole ascoltare storie e imparare e, chissà, magari anche “importare” buone pratiche per ricucire una comunità che troppo spesso si è detto essere lacerata da insanabili “divergenze”.

Il percorso sarà lungo, certo, e magari non semplicissimo, ma Progetto in Comune ci crede ed è pronto a metterci tutto l’entusiasmo di cui la nostra comunità ha bisogno. E magari tra qualche mese i social network potranno essere “intasati” da #benvenuti_jazzitfestcassanodellemurge e #eccomi_jazzitfestcassanodellemurge.

i componenti di Progetto in Comune con gli abitanti di Montegrosso e i cassanesi intervenuti al Caffè delle Buone Pratiche con l’assegno per la donazione alla Banca di Sviluppo Culturale (foto per gentile concessione di Gianfranco Lanzolla)

 

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