da Progetto in Comune

Lo scorso 13 marzo, Progetto in Comune ha partecipato al primo tavolo di concertazione “Piano Sociale di Zona 2018-2020”, tenutosi a Grumo Appula, a cui erano invitate le organizzazioni del terzo settore, associazioni e cittadini.

Più che un tavolo per accogliere proposte per la nuova programmazione, forse a causa della scarsa partecipazione, questo primo incontro è stata un’analisi delle difficoltà operative.

Tra i temi affrontati, è emersa l’esistenza di una certa confusione nella parte gestionale per quanto riguarda il Reddito di Dignità (ReD), per quello che riguarda le competenze regionali e il passaggio delle informazioni con i vari Comuni.

Si è parlato anche della difficoltà concreta che il programma di formazione e tirocinio attivato nell’ultimo triennio (misura “Percorsi di inclusione socio-lavorativa”), possa portare a dei benefici effettivi per chi vi partecipa, una volta terminato il percorso. Purtroppo, sia a causa dell’alto livello di disoccupazione nel nostro territorio, sia per le oggettive difficoltà dei soggetti beneficiari di essere integrati nel mondo del lavoro (ricordiamo che i soggetti coinvolti in questi percorsi sono persone con disturbi psichici e persone con dipendenze patologiche) queste opportunità sono tuttora molto difficili.

Per quanto riguarda la misura legata agli Affidi Familiari, si stanno spendendo ora i residui attivi relativi al 2014.

Ultimo punto affrontato, particolarmente sentito dagli operatori del settore, riguarda i Centri di Ascolto. Sul tema si sono evidenziate le difficoltà logistiche degli utenti per recarsi a Grumo Appula (misura “Centro di ascolto per le famiglie e servizi di sostegno alla famiglia e genitorialità). Le esigenze sociali del nostro ambito richiederebbero dei Centri di Ascolto il più vicino possibile (magari nello stesso Comune di residenza) per il target di utenti a cui si rivolge. È previsto che ci possa essere un centro di ascolto per ogni 20.000 abitanti. Il nostro ambito di zona supera i 60.000 abitati, e quindi ne potrebbe avere 3. Quindi oltre al Centro di Ascolto di Grumo Appula se ne potrebbero aprire altri 2.

Da tempo il Comune di Acquaviva delle Fonti e quello di Cassano delle Murge avrebbero bisogno di un Centro di Ascolto. Pare alcune candidature siano state inviate, ma per ora è tutto fermo.

Quello che i Comuni dovrebbero fare è individuare uno spazio idoneo e comunicarlo all’Ufficio di Piano, che deve verificarne l’idoneità e rendere formale ed operativa la decentralizzazione.

Sul tema Centro di Ascolto Antiviolenza, invece, seppure presenti due sedi distaccate a Cassano ed Acquaviva, si è discusso della non idoneità dei locali; gli incontri, infatti, vengono svolti nelle rispettive biblioteche comunali, con i problemi che si possono immaginare circa la totale assenza di privacy e la dipendenza dagli orari di apertura delle Biblioteche.

Alla fine dell’incontro PinC ha posto due domande.

La prima, di carattere economico, era finalizzata a conoscere l’entità dei residui attivi del precedente piano triennale.

Ci è stato risposto che i residui (che dovrebbero essere attivi) relativi all’anno 2017 non si conoscono ancora perché la rendicontazione sull’anno precedente viene completata nel mese di Aprile, e alla richiesta di quali misure si stessero adoperando per avere una migliore pianificazione, monitoraggio e controllo di tutta la parte economica relativa a tutte le attività ci è stato risposto che a breve dovrebbe essere predisposto un bando esterno per l’assunzione a tempo determinato (fino al 31/12/2019) di due figure professionali: un direttore contabile ed un rendicontatore.

Abbiamo infine chiesto se fosse possibile inserire tra le attività del nuovo triennio, una misura per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Ci è stato risposto che dovrebbe essere replicata la misura del precedente triennio (misura denominata “Abbattimento Barriere Architettoniche”) a cui nell’ultimo triennio sono stati destinati 40.000 € (ma non sappiamo quanti effettivamente ne siano stati spesi).

Tuttavia la misura in questione fa riferimento a misure economiche finalizzate a sostenere i costi dell’abbattimento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati, in riferimento alla legge n. 13/89 , mentre noi facevamo riferimento alla possibilità che fosse coperto economicamente (in toto o in parte) dal Piano Sociale di Zona il costo che sosterebbero i Comuni per dotarsi del PEBA (Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche), strumento in grado di monitorare, progettare e pianificare interventi finalizzati al raggiungimento di una soglia ottimale di fruibilità degli edifici pubblici per tutti i cittadini. Riteniamo fondamentale, infatti, che ogni Comune possa dotarsi di tale strumento, e che tale strumento afferisca a quanto in carico da parte delle politiche sociali.

In conclusione, le nostre sensazioni, ed alcune considerazioni.

La prima nostra sensazione è che sia stato tutto già definito, seguendo un mero criterio di continuità con le progettualità del precedente piano di zona, con la sola aggiunta delle nuove direttive regionali su interventi sociali inderogabili (vedi RED).

Ma come sono andati gli interventi della scorsa triennalità?

Ciò che si ripropone è migliorabile? Risponde agli interessi e ai bisogni dei cittadini che ne usufruiscono?

Perché per l’Affidamento Familiare ci sono ancora risorse non spese dal 2014?

Come possiamo verificare se mancano i documenti di verifica? (Sul sito web dell’Ambito Territoriale http://www.ambito5grumoappula.it l’ultima relazione annuale è datata 2014).

Chi dovrebbe risponde a queste domande?

Siamo a conoscenza che “il braccio operativo” degli interventi sociali che vengono poi anche utilizzati dall’ambito, e cioè gli assistenti sociali, mancano.

Nel comune capofila di Grumo, l’unico assistente sociale svolge la doppia funzione di assistente sociale e di coordinatore dell’Ufficio di Piano, pare già da 2 anni, Cassano ha solo un assistente sociale, nei comuni di Sannicandro e Toritto non ce ne sono proprio.

Sappiamo che da qualche mese sono state assunte dall’Ambito Territoriale 5 assistenti sociali, una per comune, con il compito di seguire le procedure amministrative del piano di Zona, e non per sostituire gli operatori sociali mancanti.

Qual è allora la situazione? Si fa quel che si può?

Noi, che guardiamo alle buone prassi e che viviamo e conosciamo i disagi e le complessità del nostro territorio, ci sentiamo di dire che qualcosa di più si potrebbe e dovrebbe fare, a partire dall’amministrazione, affinché ascolti la cittadinanza, in modo che qualsiasi progettualità possa essere il più possibile rispondente alle reali esigenze della nostra comunità.

Restiamo in attesa di ulteriori date di concertazione, sperando questa volta nella massima partecipazione di tutti i soggetti preposti e di quelli interessati a questa importantissima questione di programmazione delle risorse per il sociale nel nostro ambito per i tre anni che verranno.

 

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