“Il colore nascosto delle cose” è in programmazione da oggi, giovedì 14 settembre, al cinema “Vittoria” di Cassano delle Murge.

Il film è in sala alle ore 19:30 e 21:30, mentre alle 17:30 è in programmazione “Cattivissimo Me 3”.

Teo, un creativo che lavora presso un’importante agenzia di pubblicità, è il protagonista de “Il colore nascosto delle cose”. Ha una relazione con Greta ma non disdegna attenzioni anche nei confronti di un’altra donna.

Il suo incontro con Emma, che ha perso la vista in giovane età, ha un matrimonio alle spalle e lavora come osteopata, cambia il suo modo di rapportarsi con l’altro sesso.

Allo slancio iniziale debbono però far seguito scelte che non sempre è facile adottare.

«Soldini [il regista del film] – scrive Giancarlo Zappoli su mymovies.it – […] non ha la benché minima incertezza nel portare sulla scena una non vedente e una ipovedente (l’amica Patti) che interagiscono con il mondo che le circonda esettamente come i non vedenti fanno nelle loro vite.

È doppiamente interessante che il film si apra nel buio totale. Teo ed alcuni amici hanno deciso di fare l’esperienza di “Dialogo nel buio” (presente a Roma e a Milano) in cui si viene guidati in un percorso totalmente privo di qualsiasi fonte luminosa e chi accompagna e suggerisce esperienze con gli altri 4 sensi, è una persona che non ci vede. La situazione si ribalta perché è chi normalmente vede che abbisogna di aiuto ed è quanto accadrà a Teo che al momento ancora non sa che il caso (ammesso che il caso esista) gli farà rincontrare Emma che era stata la sua guida.

Teo ci vede, fa un lavoro in cui l’elemento visivo o la sua evocazione sono fondamentali, ma la sua vita sembra avere bisogno di una messa a fuoco sia nel confronti di un passato familiare complesso sia nell’ambito delle relazioni uomo/donna. Emma, che non è nata priva della vista, non ha dimenticato i volti e i colori che ha conosciuto nel passato così come non nega la propria disabilità ma non la affoga nel auto compatimento ed è in grado di affrontare un rapporto con la maturità che ciò che ha vissuto le ha consentito di sviluppare».

 

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