di Quirico ArganeseStudio Arganese&Partners

(foto Google)

Si avvicina il 18 dicembre, ossia il termine entro cui i possessori di immobili sono chiamati a versare il saldo IMU e TASI per il periodo d’imposta 2017. In realtà la scadenza sarebbe il 16 dicembre, ma poiché cadente di sabato si slitta al primo giorno lavorativo successivo (l’acconto andava versato entro il 16 giugno). Ed è proprio in sede di saldo che occorre non sottovalutare un aspetto importante legato al versamento dei due tributi, ossia quello relativo all’importo minimo al di sotto del quale il pagamento non è dovuto. La normativa di riferimento prevede, infatti, che i comuni (nella delibere/regolamento) possano fissare l’importo minimo al disotto del quale il tributo in esame non andrà versato. Tuttavia, qualora la delibera nulla dovesse prevedere in merito, l’importo è da intendersi in 12 euro (per tributo).

Va considerata l’imposta complessiva – Uno dei primi errori che si tende a commettere è quello di considerare l’importo minimo di cui in premessa riferito al singolo versamento (ossia acconto e saldo) e non al tributo complessivamente dovuto. Si supponga, ad esempio, che nel liquidare l’IMU 2017 a giugno in sede di acconto, veniva fuori un importo complessivo di euro 20,00 e che il comune non abbia fissato l’importo minimo da versare (dunque, in tal caso si considera come tale quello previsto ex lege in 12 euro). Pertanto, in sede di acconto a giugno, occorreva versare il 50% di 20 euro, ossia 10 euro, che però essendo inferiore a 12 euro non andava versato. Tuttavia, ora in sede di saldo, poiché l’importo complessivamente dovuto per l’IMU 2017 è superiore a 12 euro (ossia 20 euro) occorrerà provvedere al versamento e lo si farà entro il 18/12. Dunque, entro tale data il contribuente verserà i complessivi 20 euro (o il diverso importo qualora si è dovuto riliquidare l’imposta complessiva poiché il comune ha deliberato nuove aliquote 2017. Si ricorda, infatti, che l’acconto andava determinato applicando le aliquote 2016, mentre il saldo andrà determinato applicando le “eventuali” nuove aliquote deliberate per l’anno in corso (a tal proposito Comunicato MEF del 16 novembre 2017).

L’importo è riferito a tutti gli immobili – Il MEF, nelle FAQ del 2014, ha altresì chiarito che l’importo minimo deve intendersi riferito all’imposta complessivamente dovuta “con riferimento a tutti gli immobili situati nello stesso comune”. Ciò dunque, sta significando che se, ad esempio, un contribuente è proprietario in un comune di due immobili, dove su uno l’IMU complessiva 2017 è di 12 euro e sull’altro è di 10 euro e lo stesso comune ha fissato l’importo minimo in 20 euro, questi è tenuto a pagare l’IMU 2017 poiché sommando i due importi (12 euro + 10 euro) si supera il predetto importo minimo.

In caso di contitolarità – Ultimo aspetto da considerarsi è che l’importo minimo va considerato tra i comproprietari, coinquilini, eccetera. Quindi, se ad esempio, di un immobile sono comproprietari al 50% marito e moglie (per i quali è seconda abitazione) e il comune di ubicazione ha fissato l’importo minimo TASI da versare in euro 16 e la TASI complessiva 2017 calcolata sull’immobile ammonta ad euro 28,00, ora in sede di saldo andrà versato tutto il predetto importo. Infatti, in tale ipotesi, ciascuno dei due coniugi deve versare una TASI complessiva 2017 pari a 14,00 euro ossia 28,00 / 2 (si ricorda che IMU e TASI sono tributi dovuti in base alla percentuale ed ai giorni di possesso). Di conseguenza ciascuno doveva versare in acconto il 50% di 14,00 euro e cioè 7,00 euro che, poiché inferiore all’importo minimo di 16 euro fissato dal comune, non andava versato. Tuttavia, ora in sede di saldo occorre che essi versino 14,00 ciascuno, che è comunque inferiore a 16 euro ma, poiché occorre far riferimento all’intera imposta dovuta nel complesso (28,00), occorre procedere al pagamento.

Discorso diverso vale per la TASI qualora l’immobile risultasse locato. Si ricorda, infatti, che la TASI (a differenza dell’IMU) è dovuta oltre che dal possessore l’immobile (inteso quale titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento) anche dall’eventuale detentore. Quindi, ad esempio, in caso immobile ceduto in locazione, la TASI è dovuta dal proprietario ed anche dall’inquilino. In particolare la normativa prevede che la quota TASI a carico dell’inquilino è quella fissata dal comune nella delibera e può oscillare tra il 10% ed il 30% dell’importo complessivo. Qualora, invece, la delibera nulla dovesse prevedere in merito, la quota TASI a carico del proprietario si intende nella misura del 90% mentre quella dell’inquilino nel 10%. Inoltre proprietario ed inquilino sono titolari di un autonoma obbligazione tributaria (tra i comproprietari, invece, a differenza dell’IMU, vi è responsabilità solidale). Quindi, se ad esempio, si suppone che, per un immobile locato, la TASI complessiva 2017 dovuta è pari a 100 euro con una quota a carico del proprietario del 90% e un importo minimo TASI fissato dal comune a 14 euro, l’inquilino non verserà la sua quota poiché inferiore al predetto importo (100 x 10% = 10 euro), ma dovrà pagare solo il proprietario (90 euro). E’ bene altresì ricordare la quota TASI non è dovuta dall’inquilino qualora l’immobile occupato rappresenti la sua abitazione principale (appartenente a categoria catastale non di lusso) oppure qualora l’immobile sia stato occupato per meno di 6 mesi durante il periodo d’imposta (si computa per intero il mese in cui possesso si è protratto per più di 15 giorni).

 

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