di Anita Malagrinò Mustica

(foto di Anita Malagrinò Mustica)

La magnifica ed incantevole cornice tardo barocca del Palazzo Marchesale Miani-Perotti ha ospitato, sabato 25 novembre 2017, la Vernissage della Mostra d’Arte contemporanea INFINITE TIME, curata da Massimo Nardi, organizzata dalla Pro Loco la Murgianella e con il Patrocinio morale del Comune di Cassano delle Murge. Gli artisti, che hanno generosamente offerto ai numerosi visitatori la possibilità di ammirare e contemplare le loro straordinarie opere, rappresentano un importante tassello nel panorama culturale locale e nazionale. In un susseguirsi di emozioni e appassionate impressioni, Enzo Guaricci, Pasquale Guastamacchia, Mario Colonna, Pino Colonna, Beppe Labianca, Giovanni Carpignano, Pino Navedoro, Roberto Montemurro, Antonio Laurelli, Amedeo Del Giudice e Letizia Gatti hanno cercato di trasporre nelle menti dei visitatori estasiati il significato dei loro capolavori.

Dopo l’iniziale intervento di Massimo Nardi, che ha espresso tutta la sua contentezza per la riuscita organizzazione dell’evento, ha preso parola, per accogliere i visitatori, il Sindaco Maria Pia Di Medio, che, elogiando gli artisti per la loro eccellenza in ambito pittorico e scultoreo, ha affermato di voler fare di Cassano uno scrigno, capace di contenere le grandissime potenzialità artistiche dei suoi cittadini. Ricordando il concittadino Gaetano Valerio, personaggio di notevole talento scultoreo, recentemente scomparso, ha voluto ricordare quanto l’Arte sia radicata nel territorio e quanto sia importante riservare ad essa ampio spazio. Ad accompagnare gli ospiti in un percorso didattico formativo ed intrigante, la prof.ssa Dina Colaninno, storica dell’Arte, e Mariolina Simone.

«Infinite time è il titolo della mostra. Tempo infinito. Le opere che guardiamo, infatti, non sono solo espressione grafica, pittorica, scultorea, fotografica, ma sono messaggi significativi che ci inducono a pensare, a riflettere. Suscitano un confronto tra l’uomo e il tempo, in una sorta di archeologia della memoria, dove rimbalzano echi, immagini, segni, situazioni. È il tempo che scorre, ma che restituisce in un ciclo continuo vissuti che ogni artista ha tradotto in emozioni». Queste le prime parole dell’entusiasmante e coinvolgente presentazione della prof.ssa Colaninno, che ha invitato l’uditorio a farsi coinvolgere da ogni opera, facendosi catturare non solo dalla forma esteriore, ma anche dalla sua anima, dal messaggio espresso e dalle percezioni. «Ogni linea, ogni forma, ogni colore, ogni materia si fa linguaggio, metafora, significato multiplo da interpretare» conclude la prof.ssa Colaninno. Accompagnando il suo discorso con le citazioni di Hermann Hesse, Mariolina Simone ha ricordato la principale funzione dell’arte, che nasce dalla ricerca dell’identità umana. La creatività, quindi, porta gli uomini a salvarsi, ad entrare in contatto con un’anima divina, un’anima che mantiene vivo il fuoco che arde in ognuno.

La Mostra, che sarà visitabile fino al 28 dicembre 2017, quindi vuole presentare, attraverso quadri e sculture, un tempo infinito che avvolge, ma che non imprigiona, che fa fluttuare in uno spazio non solo fisico, ma mentale, che può varcare qualsiasi barriera e diventare metafisico.

«Questi Artisti» afferma, quasi commossa, la prof.ssa Colaninno «ci consentono di superare anche i confini della banalità quotidiana e di cavalcare il tempo con il pensiero, con le forme e i colori negli occhi. Poter ammirare il frutto della creatività e dell’estro artistico rende il tempo meno ostile».

Nel caratteristico e raccolto spazio della Pinacoteca, i cavalli di Roberto Montemurro, realizzati in argilla patinata a freddo, statici, fieri, domati da personaggi di arcaica bellezza, accolgono lo spettatore. I cavalli in bronzo di Pasquale Guastamacchia, realizzati in bronzo, sono plasmati con impronte frenetiche. Si passa, poi, alla struggente bellezza delle figure di Amedeo Del Giudice, alla sua donna composta, ieratica e solenne, simile ad una Madonna di Piero della Francesca, caratterizzata dalla raffinatezza impalpabile del suo tratto grafico, dal leggero chiaroscuro interrotto dal contrasto cromatico. Giovanni Carpignano, invece, presenta allo spettatore delle forme essenziali e pulite, assemblate con materiali di riciclo in composizioni modulari. «La formula esagonale del bullone» dice l’artista «è come la cellula e richiama alla costituzione del corpo umano e all’origine della vita». Le opere del Maestro Mario Colonna, invece, sono caratterizzate da incisioni dal tratto elegante, sicuro, dagli sprazzi luministici di bianco, da composizioni che evocano la romanità o l’arte di Raffaello. Splendida la sequela dei ritratti che occupa un’intera parete: volti dalle espressioni profonde che rimandano ad immagini rinascimentali, a studi sulla ritrattistica di Antonello da Messina. Certamente impattanti le sculture di Enzo Guaricci. Pino Colonna, invece, rappresenta sagome inframmezzate a pittura materica, paesaggi incantati, evocanti fiabe medioevali, forme umane, vegetali, animali, in un caleidoscopio di geometrie e colori. Il tempo, poi, scivola verso i raffinati acrilici di Antonio Laurelli. Il polittico di Pino Navedoro, infine, rappresenta una donna armoniosa nella struttura fisica, ma inquietante perché minata da simboli che intaccano la sua apparente e parziale serenità. Questo viaggio di esaltante bellezza espressiva è sugellato dalla fotografia di Letizia Gatti, che, attraverso il bianco e nero, le luci e le ombre, immortala forti significati espressivi.

A concludere la Vernissage, la frase provocatoria di Mario Colonna che, in relazione alla celeberrima affermazione di Dostoevskij, La bellezza salverà il mondo, ha congedato i visitatori affermando E il mondo? Sarà in grado di salvare la bellezza?

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