Arriva finalmente al Cinema “Vittoria” di Cassano “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, in programmazione da oggi, giovedì 13 giugno a mercoledì 19, alle ore 19.00 ed alle 21.30.

Protagonista della nuova pellicola del regista de “Il Divo” e “This must be the place”, è Jep Gambardella (Toni Servillo), scrittore di un solo libro giovanile, “L’apparato umano”, giornalista di costume, critico teatrale, opinionista tuttologo che compie 65 anni chiamando a sé, in una festa barocca e cafona, il campionario freaks di amici e conoscenti con cui ama trascorrere infinite serate sul bordo del suo terrazzo con vista sul Colosseo. Trasferitosi a Roma in giovane età, come un novello vitellone in cerca di fortuna, Jep rifluisce presto nel girone dantesco dell’alto borgo, diventandone il cantore supremo, il divo disincantato. Re di un bestiario umano senza speranza, a un passo dall’abisso, prossimo all’estinzione, eppure ancora sguaiatamente vitale fatto di poeti muti, attrici cocainomani fallite in procinto di scrivere un romanzo, cardinali-cuochi in odore di soglio pontificio, imprenditori erotomani che producono giocattoli, scrittrici di partito con carriera televisiva, drammaturghi di provincia che mai hanno esordito, misteriose spogliarelliste cinquantenni, sante oracolari pauperiste ospiti di una suite dell’Hassler. Jep Gambardella tutti seduce e tutti fustiga con la sua lingua affilata, la sua intelligenza acuta, la sua disincantata ironia.

Insieme a Toni Servillo, nel film sono di un certo spessore anche le interpretazioni di Carlo Verdone e Sabrina Ferilli, ma la vera protagonista della pellicola è Roma: «Fellini disse di lei ch’è “un cimitero gigantesco che scoppia di vita”», scrive il critico cinematografico Giancarlo Visitilli sul suo blog InC@ttedra su repubblica.it, «e Sorrentino le ridà vita, sin dalle prime sequenze, in cui ce la mostra, come aprendo un mazzo di carte. Carrellate sulla Roma, che nel suo film, più che l’asso di bastoni Lei è una regina di danari. Santa e puttana. Bella, da star male». «Quello di Sorrentino», prosegue Visitilli, «rispetto alla Roma sedotta e seduttrice, è come un ritratto di signora, che però non ha nulla a che vedere con quello che da sempre ha come riferimento, nel cinema mondiale, Federico Fellini. Perché Sorrentino affida alle non parole dei poeti muti e alla cronistoria di un giornalista senza parole, perché interiormente svuotato, ogni forma di illusione e visione del mondo. (…) questo film di Sorrentino è fortemente politico, e insieme religioso (…)».

 

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