di Vito Surico

La Murgia a farla da padrona. E un piccolo agglomerato di case che si estende ai suoi piedi. Non la Cassano che conosciamo ora. Una Cassano in bianco e nero, dal perimetro molto più ristretto rispetto all’attuale ma con la natura che la sovrasta e la domina dalla Collina di Santa Lucia: è questa la prima foto in cui ci si imbatte sfogliando il volume “Il racconto della città attraverso i fondi fotografici. Immagini di Cassano nel Novecento” edito da Edizioni di pagina e curato dal Club per l’UNESCO di Cassano delle Murge.

Il libro è stato presentato ieri, giovedì 23 novembre, a palazzo Miani-Perotti, ed è il secondo appuntamento con “Cassano e il suo Patrimonio”, il programma di avvicinamento all’inaugurazione del MUTEC (il Museo del Territorio di Cassano e dell’Alta Murgia) predisposto dal Club per l’UNESCO con il Comune di Cassano delle Murge: «è il secondo passo di avvicinamento al Museo – ha esordito la sindaca Di Medio – aspettiamo ancora gli ultimi dettagli e poi potremo inaugurarlo. Sarà un Museo piccolo, sì, ma culturalmente interessante perché offrirà ai visitatori la possibilità di conoscere la nostra storia e il nostro territorio».

Possibilità offerta anche dai fondi fotografici raccolti nel volume e che andranno a far parte di archivi digitali: «conoscere la nostra storia – ha concluso Maria Pia Di Medio – è la nostra storia. Chi non conosce le proprie radici, non avrà futuro».

La nostra storia, dunque, le nostre radici che passano attraverso le foto in bianco e nero delle vie del nostro paese, così com’erano negli anni ‘30 e fino agli anni ‘60. Prima che diventassero come le conosciamo oggi. Strade che hanno percorso i nostri nonni e bisnonni con i loro abiti peculiari e vivendo le proprie vite che, a tratti, rivediamo in quelle foto. Palazzi storici che non esistono più. Tutto tramandato dalle foto raccolte dal Club per l’UNESCO di Cassano ne “Il racconto della città attraverso i fondi fotografici”: è il fondo Simone quello che ci regala più immagini, ma vi sono foto che vengono anche dall’archivio AIS dell’Università di Brema, dall’archivio fotografico Alinari, dall’Archivio di Stato di Bari, dal fondo Alessandrelli, dalla collezione privata di Giuseppe Giustino e dall’archivio di Peppino Castellaneta.

«Stiamo ponendo le basi per il Museo – ha affermato la prof.ssa Simone – ma lo stesso deve essere un centro di ricerca e documentazione» in continua evoluzione, anche grazie alla digitalizzazione degli archivi. «La nostra è solo la prima parte di un progetto che punta a coinvolgere tutti. È importante che tutti possano dare il proprio contributo per questa costruzione collettiva che racconti la città e la storia. Su ognuna di queste foto c’è la storia del nostro territorio».

Un territorio raccontato, in larga parte della documentazione raccolta, da chi il fotografo lo faceva di professione: è il caso di Vincenzo e Arnaldo Simone, di origini gravinesi, che dagli anni ‘20 ai ‘60 del Novecento hanno immortalato in pellicola praticamente l’intero territorio pugliese: 12.510 fotografie, ha spiegato Clara Gelao, direttrice della Pinacoteca della Città Metropolitana di Bari “Corrado Giaquinto” proprietaria del fondo Simone, che rappresentano un documento importante «non solo per la storia della fotografia ma anche per quella della nostra terra» e capace di cogliere quelli che sono i «luoghi identitari» di ogni paese. E così, nelle foto del fondo Simone ci sono sì paesaggi, ma anche i luoghi di fede, la Chiesa Madre, il Convento, la Foresta Mercadante. Simboli, insomma.

Simboli che il linguaggio fotografico, iconico, ci aiuta a capire meglio, ha aggiunto il prof. Antonio Mininno autore della presentazione del libro: «i paesaggi rurali e quelli urbani sono testimonianze di vita vissuta. Sono scatti che fissano nella memoria generi di vita che oggi ci sembrano lontani anni luce. La fotografia si rivela essenziale per studiare il paesaggio e i suoi cambiamenti. Aiuta a conservare “i luoghi del cuore” ma anche “i luoghi della memoria”».

«Le foto ci restituiscono quello che l’uomo ha modificato nel corso degli anni», ha concluso la dott.ssa Elena Saponaro (direttrice del Museo Nazionale Archeologico di Altamura e del Museo Nazionale “Jatta” di Ruvo di Puglia presso il Polo Museale della Puglia): «creano un percorso identitario consentendo a tutti di conoscere la propria storia. E proprio da questo punto di vista il Museo sarà fondamentale per le nuove generazioni e per le scuole».

La sfida reale, dopo l’inaugurazione del Museo, sarà però quella di mettere in rete il MUTEC con gli altri musei pugliesi: tanti piccoli musei che da satelliti diventano importanti poli di congiunzione di un percorso che ci porti alla scoperta della nostra terra.

Intanto, Cassano prova ancora a scoprire il proprio Patrimonio con il prossimo appuntamento fissato per il 15 dicembre.

 

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