di Giulia Masiello

(foto di Giulia Masiello)

Dall’arte “bianca” racchiusa nelle diverse forme che assume il pane, simbolo della vita e della fatica e, pertanto, accostato per grandezza e importanza alla donna, base dell’esistenza di ogni uomo, agli angeli, emblema della spiritualità, dell’amore e della salvezza che «il mondo moderno da tempo ha perso del tutto». E  ancora, il racconto di atroci «atti di violenza che si snodano in atti», nell’opera piuttosto singolare intitolata Canto notturno di una pastore nel mondo, in cui le protagoniste sono bambole accompagnate da sangue, forbici, croci. Ma anche pensieri appesi ad un pappagallo, un tavolo da tè tempestato di cristalli, sono preziosi testimoni di tutto quello che la donna rappresenta, come pure nodi e intrecci, che fungono da metafora della vita, mescolati in giochi di linee e colori per esprimere la gioia, l’entusiasmo e la vitalità del gentil sesso.

Universo donna è tutto questo.

La mostra inaugurata ieri e giunta quest’anno alla sua decima edizione, si distribuisce nelle stanze dello storico Palazzo Miani-Perotti che ospita la pinacoteca di Cassano, come un racconto a puntate e interamente al femminile, in cui ogni opera può essere immagine, urlo, risata, ricordo, speranza che compone e definisce uno scenario attualmente ancora tanto drammatico. Diretta da Michele Di Leo e curata da Antonella Barucchelli e Rosaria Alba Cifarelli, Universo donna  vuol essere denuncia di «uno stato di degrado morale che sta peggiorando a livello universale»; l’intento, infatti, è quello di «lanciare un grido d’allarme» dall’eco internazionale attraverso lo strumento della cultura e dell’arte contro la violenza, «diffusa ormai –  a detta del direttore artistico Di Leo – come forma di dittatura».

Così le artiste di questo Universo così variopinto, armate di pennelli e strumenti di ogni genere che come “bacchette magiche” creano e trasformano, hanno scelto di svelarsi raffigurando le loro storie, da cui traspaiono in diverse tonalità sfumature ironiche, a volte provocatorie, altre malinconiche, altre ancora più gioiose. Un ricco impasto di originalità e svariati spunti filosofici si sviluppa nel deciso tentativo di ristabilire un legame con la propria spiritualità alla riscoperta, senza esclusione di colpi, del senso della propria esistenza, vale a dire di quel “nodo” da cui tutto ha origine.

La mostra con ingresso libero sarà aperta al pubblico fino all’8 marzo.

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