di Lorena Liberatore

Mario Conca in piazza Garibaldi (foto di Lorena Liberatore)

Mario Conca in piazza Garibaldi (foto di Lorena Liberatore)

Dopo l’Agorà sulle ragioni del NO tenutosi sabato 26 novembre in piazza Garibaldi, il Consigliere Regionale Mario Conca mi ha rilasciato un’intervista telefonica. Eccola di seguito.

Com’è andato quest’Agorà a Cassano sulle ragioni del NO?

L’Agorà è andata bene, mi dicevano che rispetto allo standard c’era più gente ad ascoltarci, poi c’è stata una diretta Facebook quindi sicuramente molte centinaia di cassanesi l’hanno potuta vedere. E c’è chi mi ha scritto in privato dicendomi che sono stato “esaustivo” e “convincente”, quindi qualcuno sicuramente ha avuto possibilità di entrare nel merito della riforma e di comprendere quali sono i veri pericoli, i limiti. Direi che è andata bene!

Sale da 50 mila a 150 mila il numero di firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare. La discussione e la deliberazione su tali leggi «sono garantite nei tempi, nelle forme e nei limiti  stabiliti dai regolamenti parlamentari» (cito il testo della Costituzione Riformata), questo significa che le regole per discuterle e votarle saranno scritte in seguito. Ma quando?

Loro ci chiedono di accettare la riforma a scatola chiusa, dandogli assegno in bianco, perché poi devono decidere come verranno eletti i senatori, come saranno applicati i referendum propositivi e di indirizzo inseriti nell’articolo 72 della Costituzione. In buona sostanza quello che è contenuto in quell’articolo 72 non dà nessuna certezza ai cittadini che le leggi di iniziativa popolare saranno poi effettivamente prese in considerazione, e allora le complicazioni di questa riforma sono immediate, i vantaggi per i cittadini sono eventuali e futuri. E siccome chi li propone non ha e non merita la nostra fiducia, perché puntualmente l’ha tradita e disattesa con atti ai cittadini contro l’interesse della collettività, io ritengo che sia fumo negli occhi.

Avrebbero dovuto agire così come hanno fatto per la “data certa” all’articolo 71, in cui dicono chiaramente che il governo entro 5 giorni può chiedere al Presidente della Camera di calendarizzare una legge, ed entro 70 giorni il Parlamento deve necessariamente approvarla. 150 mila firme sono una complicanza per chi oggi deve raccoglierle, perché sono tante per i cittadini che non sono organizzati, strutturati come un sindacato o come un partito! Lo stesso vale per le firme che passano da 500 mila a 800 mila: già 500 mila erano un obiettivo quasi irraggiungibile, tant’è vero che quest’anno i comitati sulla Buona Scuola non sono riusciti a raggiungere 500 mila firme, così è successo anche ai comitati del No il per referendum oggetto di consultazione del prossimo 4 dicembre. Quindi avere il vantaggio di adeguare il quorum ad un getto di 800 mila firme è praticamente qualcosa di impossibile, diciamo che è semplicemente un’ulteriore privazione fatta a danno dei cittadini, in quanto a partecipazione popolare nella promulgazione di atti legislativi.

Ha affermato Matteo Renzi «sono andato al governo su richiesta del presidente Napolitano e con un voto parlamentare, con un Paese in emergenza. Napolitano mi ha detto: devi fare la riforma del lavoro, della legge elettorale, la riforma costituzionale è quella della Pubblica amministrazione». Diciamo quindi che questa riforma costituzionale è stata voluta da Giorgio Napolitano. Ti chiedo quanto il volere di Napolitano ha influenzato tutto quello che sta accadendo? E può il capo dello Stato avere una tale influenza?

Il papà della riforma che stiamo per andare a votare si chiama proprio Giorgio Napolitano. Un  quirinalista/giornalista, Breda, nel 2014 senza essere mai smentito dichiarò e scrisse che “la bussola di Napolitano” si chiamava JP Morgan. Giorgio Napolitano è il vero traghettatore di questa riforma, ciò è tanto vero che c’è stato bisogno di un bis al suo settennato (mai successo nella storia repubblicana) perché lui potesse condurre i giochi. Un Presidente della Repubblica deve essere garante della Costituzione dei cittadini, deve controllare l’operato del governo, Giorgio Napolitano invece si è messo a giocare con il potere esecutivo, potere esecutivo che non è legittimato a modificare la Costituzione, perché l’unico potere che può modificare la Costituzione (che è stata prevista dai nostri Padri Costituenti con gli articoli 138 e 139) si chiama “potere legislativo”, quindi Camera e Senato. Quindi, cos’è successo? È successo che chi doveva essere il garante, il Presidente della Repubblica, e chi non poteva fare ingerenza in un altro potere che è quello del Parlamento (cioè quello esecutivo, quindi Renzi col suo governo) hanno fatto una legge elettorale. Uno dei padri costituenti, Calamandrei, diceva che quando si modifica la Costituzione “i banchi del governo devono essere vuoti”, e così non è stato. Perché sono loro i promotori, i primi firmatari della riforma si chiamano Renzi, Boschi e Verdini: sappiamo bene che è stato completamente disatteso il dettato custodito negli articoli della Costituzione, che dà al popolo e ai rappresentanti che esso sceglie attraverso le consultazioni (quindi al Parlamento, alla Camera e al Senato), la facoltà di poter metter mano alla Carta Costituzionale. Questo non è successo, e ed è un vero e proprio attentato alla democrazia repubblicana, e la democrazia è come l’aria che respiriamo: ci accorgiamo della sua importanza quando comincia a scarseggiare! Stanno togliendo sovranità popolare ai cittadini che oggi si trovano a non poter mettere le preferenze nella scelta di deputati e senatori, e oltre a non poter votare più il Consiglio Provinciale oggi non potranno, se dovesse malauguratamente passare questa riforma, scegliersi i propri senatori che saranno eletti da Consiglieri Regionali con elezioni di secondo livello.

Hai affermato che l’articolo 32 della costituzione non è rispettato. Di chi è la colpa? E siamo pronti ad applicare gli stessi metodi di assistenza americani?

Come dicevo anche quella sera, la Costituzione, semplicemente, andava applicata, e non aveva bisogno di cambiamenti, e l’articolo 32 recita testualmente che ogni cittadino italiano ha diritto allo stesso livello essenziale di assistenza, ad ogni longitudine e latitudine. Ma oggi sappiamo che noi abbiamo una sanità del Nord, una del Centro e una del Sud; quando abbiamo problemi per i nostri figli, i nostri bambini, dobbiamo andare al Bambin Gesù a Roma o al Gaslini a Genova, quando dobbiamo curarci un tumore dobbiamo andare in Lombardia e in Emilia Romagna (traghettando le già esigue risorse destinate al Sud con la mobilità passiva!). Oggi lo Stato decide interamente il destino della sanità pugliese, perché è lo Stato che decide i costi standard che poi vanno a dividere il reparto del mondo sanitario nazionale, è lo Stato che ha deciso che la Puglia debba percepire 800 milioni di euro in meno rispetto all’equivalente della popolazione in Emilia Romagna, è lo Stato che da 15 anni non rivede e aggiorna i Livelli Essenziali di Assistenza (i cosiddetti Lea, e quindi extra Lea), è lo Stato che da 17 anni non rinnova il nomenclatore tariffario della protesica. Oggi il tariffario  del nomenclatore non è adeguato alla tecnologia che si è evoluta nel tempo, è come se noi fossimo costretti ad usare un cellulare di vent’anni fa che non poteva navigare su internet, non aveva whatsapp, non aveva fotocamere importanti e comunque capaci di riportare la realtà. Ed è lo Stato che decide se abolire l’intramoenia e l’extramoenia, che non fanno altro che alimentare liste d’attesa e lucrare sulle già vuote tasche dei cittadini, è sempre lo Stato che decide di rinnovare i contratti di medici e paramedici, è lo Stato che nel 2004 ha deciso di bloccare le assunzioni con un blocco anacronistico che oggi fa sì che la Puglia si veda con 20 mila teste in meno rispetto all’Emilia Romagna e al suo fabbisogno sanitario, cosicché nel piano di riordino noi stiamo chiudendo 8 ospedali, stiamo chiudendo 70 reparti, naturalmente solo nel pubblico perché il privato è in collusione con la malapolitica (e quindi è anche contento di questa cosa!); si continua a smantellare la sanità e c’è la Lorenzin che dice che cureremo il cancro al Sud come al Nord se dovesse passare il sì, è veramente delinquenziale! La prova l’abbiamo avuta in questi giorni, allorquando con un emendamento alla Legge di Stabilità Renzi ha concesso a De Luca, presidente della Campania, di essere commissario della sua regione già commissariata! E lo stesso governo renziano ha negato la deroga per l’Asl Taranto, quindi per i bambini della Asl Taranto affetti di tumore, a cui è la deroga di 50 Milioni di euro… a dimostrazione che già oggi comanda lo Stato e l’Europa, e se dovesse passare il Sì lo scriviamo in Costituzione. E con la clausola di supremazia, quando decideranno di dimettere per sempre la sanità pubblica lo faranno senza che le regioni potranno avere voce in capitolo.

Hai anche affermato che la nuova Costituzione è «l’atto finale studiato dai cosiddetti poteri forti della terra. Questa costituzione non la vuole l’italiano, non la vuole il parlamento italiano» ma i poteri forti dietro le quinte. Ecco perché Obama, la Merkel, John Phillips, JP Morgan, Merrill Lynch, ecc., dicono che dobbiamo votare Sì. Perché tutto questo interesse per l’Italia e la nostra costituzione?

Perché dopo averci usurpato la sovranità monetaria facendoci entrare in Europa, facendoci sottoscrivere e recepire il fiscal compact (che ci ha costretti con l’introduzione del pareggio di bilancio e a dipendere sempre più dall’Europa, e a non poter spendere soldi per poter garantire la spesa sociale e la giusta assistenza ai cittadini) oggi con questa Costituzione stanno attentando ulteriormente alla nostra sovranità popolare; ma soprattutto, vogliono che le Regioni non abbiano più nessun peso nei confronti del Parlamento, e non vogliono che il Parlamento abbia peso rispetto ad un governo che sarà una oligarchia, perché con la Data Certa e la Clausola di Supremazia potrà in qualsiasi modo bypassare la volontà popolare e decidere di fare quello che ha sempre fatto. Fino ad oggi i nostri governanti hanno assecondato le lobby di potere, lo abbiamo visto con il referendum sulle trivelle, quando Renzi si affannava a dire che non bisognava andare a votare perché doveva far risparmiare 2 miliardi di euro di tasse all’anno ai petrolieri, l’abbiamo visto con il decreto Salva Banche che ha donato soldi (i nostri soldi) alla lobby delle banche. E poi abbiamo visto il condono di 98 miliardi alla lobby del gioco d’azzardo. Adesso con la Bolkestein vogliono vendere le nostre spiagge e i nostri mercati rionali a un’altra lobby di potere che si chiama Grande Distribuzione Organizzata! E così tutte queste società di rating che giornalmente ci propinano una tripla “A” o una tripla “B” per spaventare i mercati, queste società, banche d’affari del mondo come Goldman Sachs e JP Morgan che si affannano a dire che dobbiamo votare Sì, come se la Costituzione appartenesse al mondo non all’Italia, vogliono semplicemente togliere ogni freno perché l’Italia possa diventare terra di conquiste. E se loro decidessero che il business della “monnezza”, dell’incenerimento, fosse di loro gradimento, esautorerebbero ogni potere alle Regioni, e potrebbero decidere di riempirci di inceneritori, di fare discariche, di riempirci di pali per l’eolico o di ripristinare tutti quei vantaggi fiscali per sfruttare a loro piacimento la “forza della natura”. Noi vogliamo che si riparta ma dando una sonora lezione a questi padri illegittimi che stanno facendo scempio della Costituzione.

Ha una particolare importanza storica questo No alla riforma?

I No che hanno fatto la storia sono stati tantissimi, io penso per esempio a Martin Luther King che fece una lotta contro la segregazione razziale negli Stati Uniti, penso a Nelson Mandela che ha lottato dicendo No alla segregazione razziale in Sudafrica, ricordo Gandhi che dicendo No e opponendosi portò alla liberazione dal colonialismo britannico. E ricordo che nel 1931 dodici professori negarono di giurare fedeltà al fascismo e alla monarchia facendo la storia. Quindi oggi il No lo si fa per “fare la storia”, per salvare la Costituzione, per far contare sempre più i cittadini, e per cominciare a modificarla subito dopo eliminando l’immunità parlamentare, introducendo il vincolo di mandato, eliminando i quorum sui referendum consultivi e abrogativi, e abolendo il pareggio di bilancio che sta affogando la pubblica amministrazione.

Sarebbe possibile rimediare ai danni se passasse la riforma?

Se dovesse passare questa riforma non potremo più tornare indietro, perché non tutti avrebbero la maggioranza al Senato, siccome il Bicameralismo Parlamentare rimarrà intatto per tante materie tra cui la Riforma Meridionale; anche se vincesse il Movimento 5 Stelle noi non potremmo cambiare più la Costituzione perché gli unici ad avere la maggioranza al Senato saranno quelli del PD. Mentre la Costituzione dovrebbe prevedere tutti gli scenari possibili e dovrebbe garantire tutte le rappresentanze politiche. Pensa che lo statuto delle opposizioni sarà fatto della stessa maggioranza e l’hanno scritto anche in Costituzione!

Forse può sembrare “fuori tema” ma ti faccio una domanda che mi riguarda personalmente: io sarei (il condizionale in questo caso è d’obbligo) un’insegnante di III fascia, ma fino ad ora non ho mai lavorato un giorno per “colpa” del “sistema”, per esempio perché, per via della mia disabilità, non posso trasferirmi e andare al nord Italia dove ci sarebbero più possibilità di lavorare e svolgere una supplenza, e ho difficoltà a spostarmi oltre un certo raggio chilometrico, diciamo di 50 km, senza contare che in III fascia come “categoria protetta” non esisto, nel senso che non posso chiedere l’accorciamento della distanza da lavoro… Ti chiedo: con il decreto Buona Scuola in futuro, nei prossimi anni, che ne sarà di persone come me che hanno un “limite” abbastanza concreto nella mobilità, poiché sono disabili e hanno bisogno di “incentivi” per poter lavorare?

C’entra e come con il referendum questa domanda! Spesso i sostenitori del Si dicono che stanno modificando solo la seconda parte della Costituzione e non la prima, dove sono contenuti i principi che riguardano i diritti e i doveri dei cittadini. E siccome tra i diritti contenuti “nell’altra parte” c’è anche quello all’istruzione e il diritto al lavoro, è presto detto che con quella seconda parte, quella strumentale all’applicazione dei diritti e dei doveri, attraverso leggi ordinarie loro che cosa hanno fatto? Hanno precarizzato il lavoro, naturalmente non hanno  garantito il lavoro per le persone con disabilità, e parlano sempre di inclusione sociale! Hanno tagliato l’offerta di trasporto pubblico cosicché oggi non si possono rinnovare gli autobus che, anziché essere a trazione ecologica e anziché essere attrezzati a trasportare le carrozzine, sono obsoleti, e non adeguati alle esigenze di tutti. Cosa hanno fatto con la Buona Scuola?  Hanno smembrato la scuola, hanno costretto molti insegnanti a trasferirsi al Nord, o ad accettare il sostegno a detrimento della loro professionalità, perché insegnare ad una classe è diverso che fare lezione a un bambino che ha una disabilità (ci vuole un metodo e una competenza diverse). E, quindi, questo hanno fatto alla scuola: la stanno trasformando sempre più in privata e il privato per sua natura è business, e non si preoccupa degli studenti ma solo di dare nozioni che gli possano tornare utili nella società civile e all’insegna del dio denaro. Quindi io immagino che la scuola privata si tradurrà, per chi vive come te il disagio della disabilità, in un’ulteriore barriera, che non garantirà un posto di lavoro (tu mi raccontavi di quanto è difficile avere anche una semplice risposta ad una candidatura spontanea, ed è vero!). L’unico che oggi potrebbe garantire un posto di lavoro a una persona con disabilità è il pubblico, loro stanno smantellando il pubblico, quindi l’equazione è semplice: meno pubblico, più difficoltà per le persone con disabilità. Purtroppo i privati non vogliono fastidi, non vogliono dover mettere un ascensore o un montascale (perché magari in azienda non ce l’hanno) per darti spazio, non vogliono perdere giornate di lavoro perché magari tu più di altri hai necessità di curarti in determinati periodi dell’anno. Non potranno mai rispondere, se non con obblighi di legge che tra l’altro ci sono ma sono disattesi, dallo Stato per primo. In Puglia mancano centinaia di persone  assunte, perché non c’è la possibilità di assumerle e nessuno controlla il controllore!

 

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