Le piccole e medie imprese rappresentano il vero motore della crescita e sarebbero in grado, se adeguatamente supportate, di creare fino a 23 milioni di posti di lavoro solo in Europa, secondo quanto riferito da Richard Bruton, ministro irlandese per l’occupazione, l’impresa e l’innovazione. I problemi delle PMI sono però tanti a partire dalla difficoltà di accesso al credito e, in molti casi, da una eccessiva pressione fiscale. È il caso delle imprese italiane che, come ha denunciato Rete Imprese Italia nell’ambito della sua assemblea annuale, rischiano di chiudere i battenti di fronte alle difficoltà economiche lasciando così senza lavoro centinaia di migliaia di persone.

La Rete Imprese Italia ha dunque lanciato un appello al Governo italiano per invertire al più presto la rotta e fermare così una crisi che sta “cancellando la parte più vitale del sistema produttivo italiano”. I dati pubblicati dall’associazione degli imprenditori sono infatti allarmanti: nel 2013, si sono registrati 26,6 miliardi in meno di Pil, 22,8 miliardi in meno di consumi, 249.000 chiusure delle attività commerciali e dell’artigianato. Alla base delle difficoltà delle PMI italiane ci sono le tasse eccessive, la difficoltà di accesso al credito, una “burocrazia opprimente” e “una politica inconcludente”. Gli imprenditori chiedono dunque interventi immediati per far ripartire le PMI che nel nostro paese producono il 58% del PIL e danno lavoro al 62% degli occupati. Nuove politiche di crescita sono dunque necessarie se non si vorrà continuare a vedere aumentare il numero dei disoccupati. Secondo i dati degli imprenditori, senza una decisa inversione di tendenza e un aumento di competitività, che negli ultimi sei anni è diminuita del 5,2%, le imprese potrebbero essere costrette a tagliare fino a 650.000 posti di lavoro.

La politica è dunque chiamata a fare la sua parte ma non solo nel nostro paese. Anche in Europa l’associazione degli imprenditori Business Europe ricorda in un comunicato come “la ripresa dipenda strettamente dalle scelte della politica” che dovrebbe concentrarsi maggiormente sugli obiettivi della crescita e della creazione di posti di lavoro. Anche a livello comunitario la situazione non è infatti rosea con un Pil che, al contrario di quanto sta avvenendo negli USA e in Giappone, rimane sotto i livelli del 2008 con previsioni negative per l’anno in corso in cui si potrebbe registrare una ulteriore contrazione del meno 0,3%. L’Europa deve, secondo gli imprenditori europei, aumentare il suo tasso di competitività attraverso riforme strutturali, il contenimento della pressione fiscale, l’accesso al credito e la semplificazione delle pratiche amministrative. Si tratta di politiche da intraprendere in comune accordo con le parti sociali al fine di rendere l’Europa un posto più attraente per gli investimenti.

L’accesso ai finanziamenti per le PMI è la chiave della ripresa economica anche secondo la Commissione europea e il Gruppo Banca europea che hanno presentato una relazione congiunta sull’argomento in occasione del recente Consiglio “Competitività” tenutosi a Dublino. La relazione conferma la rilevanza delle Pmi per la ripresa considerando che ben l’85% dei nuovi posti di lavoro è stato creato dalle piccole e medie imprese che sono però estremamente dipendenti dai crediti bancari. Crediti che stentano ad essere garantiti per la riluttanza delle banche ad assumersi rischi in tempi di crisi. Secondo i dati della Commissione, sarebbero circa un terzo le PMI che non hanno ricevuto i finanziamenti su cui facevano affidamento per svolgere o espandere le proprie attività. La Commissione, che attraverso regimi di garanzia ha contribuito a mobilitare oltre 15 miliardi di euro tra il 2007 e il 2012 a favore delle PMI, e la Banca Europea per gli Investimenti, che ha sostenuto le PMI per circa 13 miliardi di euro nel 2012.

Fonte: Il Portale del Lavoro Dignitoso – Sistema Puglia, Lavoro, Economia, Imprese, Sportello Europa – Redazione Sistema Puglia