di Sofia Maratheas

Alessandro Leogrande a confronto con gli studente dell’IISS Leonardo da Vinci per presentare “L’Agenda ritrovata – Sette racconti per Paolo Borsellino” (foto di Maia Campanale)

L’auditorium dell’IISS Leonardo da Vinci di Cassano delle Murge ha avuto come ospite per la seconda volta, a distanza di un anno, in occasione degli “Incontri con l’autore, lo scrittore Alessandro Leogrande.

L’incontro-intervista, avvenuto ieri pomeriggio alle 15:00 e tenuto dagli studenti stessi, ha messo al centro della scena il suo nuovo libro, intitolato “L’agenda ritrovata – Sette racconti per Paolo Borsellino”, a venticinque anni dalla strage di Via D’Amelio, ancora piena di interrogativi. Il libro, a cura di Marco Balzano e Gianni Biondillo, vede lo stesso Leogrande autore di uno dei sette racconti, insieme a nomi illustri quali Gioacchino Criaco, Diego De Silva, Helena Janeczek, Vanni Santoni, Carlo Lucarelli ed Evelina Santangelo: gli scrittori si sono cimentati in questa raccolta letteraria sul giudice Borsellino, sulla mafia e sui rapporti tra mafia e potere in Italia.

«Questi sette racconti sono indipendenti, hanno cioè una vita propria: potremmo leggerne tranquillamente uno al giorno e poi cucirli insieme nella nostra testa; la cosa bella è che, allo stesso tempo, sono uniti da un filo rosso, o ancora meglio, un’agenda rossa. In ognuno di questi racconti però c’è un determinato tipo di agenda, che fa riferimento all’agenda rossa di Paolo Borsellino, mai ritrovata»: queste le parole di apertura di Diego Ceo, studente del Liceo Classico Platone [5ª A], che insieme a Francesca Ricciato [4ª A] ed Anita Malagrinò Mustica [5ª A] ha avuto modo di presentare l’autore al pubblico dell’auditorium.

«Il libro» ha spiegato Anita «deve il suo titolo al percorso in bicicletta, effettuato dalla Lombardia alla Sicilia e organizzato dall’associazione Gli amici dell’ora blu: questo viaggio aveva come obiettivo quello di restituire al fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, la sua famigerata agenda rossa, o meglio una copia di questa, poiché l’originale sarebbe stata perduta o distrutta dal cosiddetto “anti-Stato” con lo scopo di infangare le indagini che stavano conducendo appunto Giovanni Falcone e Paolo Borsellino».

L’autore, lieto di aver avuto nuovamente l’occasione di tenere un incontro dinamico e attivo nel nostro istituto, ha raccontato agli studenti quali siano state le sue emozioni alla proposta del progetto e ha presentato il suo racconto, intitolato Le maschere di San Giovanni: «I libri collettivi non sono mai editorialmente facili, partono dall’idea di mettere insieme idee, approcci e stili di persone diverse tra loro. L’idea di questo libro è ricordare dove eri tu nel momento in cui è stato ammazzato Borsellino. Quell’anno, in cui io ero in quinto ginnasio, segnò per me, e per la mia generazione, il passaggio all’età adulta. Fu la scoperta di un Paese fondato sulla tragedia e sulla violenza bestiale, con delle trame shakespeariane sotterranee. Il compito di noi scrittori è stato quello di costruire la geografia di un’Italia che stesse accanto a quella fisica della ciclopasseggiata; a me è stato chiesto di parlare di Roma».

L’uccisione di Falcone e Borsellino, insieme a quella di Aldo Moro, sono per Leogrande «le vere tragedie della nostra Repubblica». L’idea dello scrittore «è quella di mettere in confronto questi due momenti, riflettere sulla zona grigia tra Stato e anti-Stato e osservare il crollo, in quegli anni, della Prima Repubblica, attraverso gli occhi di un ex magistrato socialista e intellettuale, vissuto durante il governo Andreotti».

Dal dibattito è emerso che c’è un rapporto di interdipendenza tra politica, società e corruzione. «È come se fosse in atto una trasformazione in questo Paese, piena di cose positive e negative, aspirazioni, complessità, ma anche di rancore e sentimenti», in un contesto che ha come protagonista una società attuale inquieta.

Il racconto del passato che effetto ha sul nostro presente? Sicuramente diviene un lavoro di «denuncia culturale», di apertura critica, omertà e coraggio. «Bisogna tenere in mente che, nella storia del nostro Paese, ci sono stati moltissimi eroi dimenticati. Bisogna mantenere vivo non solo il ricordo, ma anche la speranza».

E la scuola, cosa può fare? «Quello che stiamo facendo ora: parlare, fare dibattiti, incontri. Per fortuna esistono ancora la scuola, i libri, i giornali, il cinema, il teatro. Parlare e rileggere la storia è una cosa fondamentale. “L’agenda ritrovata” si propone di dar vita ad un libro rosso che viaggerà testimoniando che c’è un’Italia che non ha dimenticato e che vuole ricordare e raccontare quel che è successo».

Alessandro Leogrande, nato a Taranto nel 1977,è laureato in filosofia a Roma, collabora con la rivista “Lo Straniero” di Goffredo Fofi (di cui diventa vicedirettore). Scrive per quotidiani come il “Corriere del Mezzogiorno” e riviste quali “Internazionale” e “Minima&moralia”. Ha curato l’antologia “Nel Sud senza bussola. Venti voci per ritrovare l’orientamento” (Napoli, L’ancora del Mediterraneo, 2002), e la raccolta di racconti sul calcio “Ogni maledetta domenica” (Roma, minimum fax, 2010).

Tra i suoi libri: “Un mare nascosto” (2000), “Le male vite: storie di contrabbando e di multinazionali” (2003), “Nel paese dei viceré: l’Italia tra pace e guerra” (2006), “Uomini e caporali: viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud” (2008), “Il naufragio: morte nel Mediterraneo” (2011) e “La frontiera” (2015).

 

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