L’Europa sta vincendo la sua battaglia contro il lavoro informale. A confermarlo è l’Eurofound che ha pubblicato un rapporto in cui si analizzano le misure adottate negli ultimi cinque anni dagli Stati membri per fronteggiare il fenomeno e i risultati conseguiti. Risultati che variano di paese in paese ma che possono permettere di stilare un bilancio sostanzialmente positivo considerando che nel 2003 il lavoro informale costituiva il 22,3% del PIL europeo mentre ad oggi questa percentuale si attesta al 18,4%.

Si tratta di dati che non possono essere però letti senza pensare all’incidenza della crisi economica che ha colpito particolarmente quei settori più sensibili all’informalità come quelli delle costruzioni e della ristorazione. Se da un lato il rallentamento dell’economia ha prodotto una diminuzione dell’occupazione e parallelamente dell’impiego informale, dall’altro lato sono sempre più i datori di lavoro che preferiscono offrire occupazione flessibile con una bassa retribuzione piuttosto che un posto full time al nero. Esiste inoltre una “stretta relazione” fra le misure di austerità e l’economia informale. Le politiche neo-liberiste, si sottolinea nel rapporto, basate sull’austerità, sulla riduzione delle tasse, sulla deregolamentazione e sulla riduzione degli interventi statali favoriscono la crescita dell’economia informale mentre le politiche socio-democratiche che puntano sugli investimenti nei mercati occupazionali e nel welfare contribuiscono a ridurla.

Il rapporto rileva come la quasi totalità degli Stati membri abbia adottato, a fianco delle ispezioni e delle sanzioni, politiche specifiche per far emergere spontaneamente il sommerso: fra le misure maggiormente adottate quelle per facilitare il passaggio da una posizione informale a una formale, azione adottata da 19 Stati membri, e quelle per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità del pagamento delle imposte, strategia adottata da 20 paesi. Nel 90% degli Stati membri sono dunque attive misure di prevenzione, nel 64% agevolazioni e incentivi per regolarizzare i dipendenti e nel 69% campagne di sensibilizzazione.

Gli approcci sono simili in tutta Europa anche se le dimensioni del fenomeno continuano ad essere molto diverse da paese a paese, dal 7,6% dell’Austria fino al 31,9% della Bulgaria passando per il 21,6% dell’Italia. Un’Europa ben definita geograficamente, da questo punto di vista, con il versante nord ovest al di sotto della media e con quello sud est al di sopra. Eurofound mette infine in risalto le buone pratiche adottate all’interno dell’Unione Europea con l’obiettivo di creare un database che possa essere utile alle azioni dei Governi.

Fra le buone pratiche segnalate nel rapporto le ispezioni lanciate dal Ministero del Lavoro italiano, in collaborazione con INPS e INAIL, nei settori delle costruzioni e dell’agricoltura nel 2010 in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Attraverso l’ausilio dei Carabinieri, gli ispettori hanno visitato un totale di 10 mila imprese agricole e 10 mila cantieri. Un programma da quasi due milioni di euro che ha visto l’azione coordinata di oltre 500 ispettori e che ha permesso l’identificazione di oltre 20 mila lavoratori irregolari e quasi 10 mila informali. Complessivamente, il 44% delle imprese agricole e il 60% di quelle edili sono state trovate responsabili di qualche forma di irregolarità. Anche il sistema dei voucher nel settore agricolo è segnalato da Eurofound come una buona pratica adottata dal nostro paese che ha portato alla regolarizzazione di circa 36 mila persone. Il sistema dei voucher, si sottolinea nel rapporto, potrebbe essere esteso anche ad altri settori e professioni.

Fonte: Il Portale del Lavoro Dignitoso – Sistema Puglia, Lavoro, Imprese, Sportello Europa – Redazione Sistema Puglia