di Vito Surico

fiori sulla Rambla, nel punto in cui si è fermato il furgone (foto Repubblica.it)

Una delle città europee maggiormente frequentate da turisti, ricca di fascino per tutti, colpita dall’ennesimo vile attacco terroristico.

È di quattordici morti (tra cui due italiani) il bilancio dell’attentato di matrice islamista avvenuto ieri a Barcellona, sulla Rambla, una delle principali attrazioni della città catalana. Con le modalità che ormai tristemente conosciamo, un furgone si è abbattuto sulla folla, falciando chiunque si trovasse sulla propria strada.

Quella zona è ricca di alberghi e strutture che ospitano diversi turisti. In uno di quegli hotel è ospite Davide Petruzzellis, giovane cassanese in vacanza a Barcellona con la fidanzata Serena Caponio. Per fortuna, viene da dire con un po’ di cinismo, in quei tragici momenti, Davide e Serena non erano sulla Rambla, ma si trovavano in un negozio.

È proprio Davide a raccontarci, via Facebook, quello che ha visto e vissuto nei momenti immeditamente successivi al tragico attentato: «noi stiamo bene – ci racconta Davide – ma il nostro hotel è proprio dietro la Boqueria, dove è successo il fatto… noi per fortuna non eravamo lì al momento, ci trovavamo in un negozio e all’improvviso abbiamo visto la gente correre e ci hanno chiusi nel negozio».

Il racconto di Davide prosegue con l’angoscia dettata da attimi di incertezza e panico: «dopo un’oretta ci hanno fatto uscire e la polizia ci ha indicato la strada per uscire dalla zona. Siamo rimasti in strada perché la strada del nostro hotel non era accessibile. Ad un certo punto siamo entrati in un ristorante per usare il bagno e fuori, sulla strada, qualcuno ha gridato “polizia, polizia” correndo. Si sono spaventati tutti e la gente si è buttata dentro al ristorande facendo un po’ di danni. A quel punto ci siamo spaventati ulteriormente e abbiamo deciso di prendere una camera in un’altra zona per passare la notte».

Fondamentale, a quel punto, l’aiuto di altri ragazzi italiani: «erano con noi nel ristorante e ci hanno aiutato a trovare ospitalità – continua Davide – i grandi alberghi che non erano vicini al posto dove è accaduto hanno accolto nelle camere libere disponibili tutti quelli che alloggiavano nella zona bloccata, come noi».

il furgone che si è lanciato sulla folla sulla Rambla, facendo quattordici vittime, tra cui due italiani (foto Google)

Possiamo solo immaginare il caos che in queste ore si è vissuto a Barcellona: «fino a stanotte – racconta Davide – c’è stato un continuo via vai di polizia, ambulanze e mezzi di soccorso. Molte strade sono rimaste bloccate anche al traffico pedonale e c’era un’aria molto tesa per le strade. Stamattina, per fortuna, hanno riaperto la maggior parte dei trasporti pubblici che ieri hanno immediatamente bloccato dopo l’accaduto, anche parte delle strade al traffico pedonale. Quindi siamo riusciti a tornare nel nostro hotel, passando proprio sulla Rambla, la strada che ha percorso il furgone, dove ci sono già mazzi di fiori per le vittime e tutte le edicole e i negozietti sono rimasti chiusi».

«Un po’ toccante vederla così oggi – commenta Davide che, al risveglio, ha ritrovato una Rambla deserta e colpita da un atto vigliacco – dopo esserci passati tante volte in questi giorni con un’aria molto diversa. La zona è ancora piena di forze armate e molte strade sono ancora bloccate, ma l’emergenza è rientrata».

Chiediamo a Davide come ha vissuto quei momenti in cui la paura e l’agitazione la facevano da padrona e cosa ha provato: «all’inizio non capivamo cosa stesse succedendo – ci risponde – abbiamo visto la gente correre e urlare e abbiamo solo pensato a metterci al sicuro. Finché siamo rimasti nel negozio eravamo abbastanza tranquilli, anche perché ci sentivamo al sicuro. La prima preoccupazione credo sia stata capire cosa stesse accadendo e chiamare casa per far sapere che stavamo bene. Finché siamo rimasti nel negozio non abbiamo percepito la gravita della situazione e il pericolo. Ma quando siamo usciti e abbiamo iniziato a camminare ci siamo resi conto del caos e della paura nell’aria. Lì abbiamo iniziato ad essere davvero spaventati, soprattutto nel momento in cui abbiamo capito di non poter tornare nel nostro albergo. A ciò ha contribuito anche l’episodio nel ristorante, che ci ha messo ulteriormente in allerta. I ragazzi italiani che ci hanno aiutato a trovare una sistemazione per la notte ci sono stati molto d’aiuto poiché, oltretutto, eravamo in una zona che non conoscevamo. Abbiamo iniziato a temere anche solo camminando e per questo trovare una sistemazione per la notte è stato un gran sollievo. Direi però di non aver passato comunque una nottata tranquilla, perché l’ansia non era affatto passata. Anzi, ci siamo allontanati dall’hotel che ci ha ospitato per la scorsa notte per mangiare qualcosa in un locale vicino, ma più che una cena è stata una corsa per tornare in hotel il più in fretta possibile. Anche i camerieri che correvano nel locale ci spaventavano. Stamattina per fortuna siamo tornati nel nostro albergo, ma attraversare la Rambla è stato straziante. Ci sono decine di fiori e candele commemorative nel posto in cui il furgone si è fermato (praticamente all’altezza della strada del nostro albergo). Credo che la paura abbia avuto la meglio sempre, ma anche, egoisticamente, il sollievo di essere al sicuro, ha prevalso».

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