di Annarita Mastroserio

Enzo Magistà alle "Interviste di Rilievo" in Sala Consiliare (foto di Annarita Mastroserio)

Enzo Magistà alle “Interviste di Rilievo” in Sala Consiliare (foto di Annarita Mastroserio)

Quarto potere e politica. Questi gli argomenti affrontati ieri, martedì 10 settembre presso la sala consiliare, nel corso del terzo appuntamento delle “Interviste di Rilievo”.

Per una volta nei panni degli ‘intervistati’, stuzzicati dalle domande del presidente del Consiglio Comunale Ignazio Zullo e del pubblico, sono stati questa volta i giornalisti Enzo Magistà (direttore di Telenorba), Giuseppe De Tommaso (direttore della Gazzetta del Mezzogiorno) e Attilio Romita (capo della redazione del Tg Rai di Bari).

Zullo è subito entrato nel merito della questione sottolineando la differenza di visibilità tra le beghe che puntualmente accompagnano le vicende di chi governa e i risultati positivi della politica, e quindi le scelte editoriali finalizzate più alla vendita della ‘copia in più’ che della valorizzazione del ‘buono’ fatto dalla politica.

Puntuale e a tratti ironica la risposta del direttore Enzo Magistà che, sebbene consapevole del compito del giornalista di rendere la ‘notizia’ più appetibile per il lettore, afferma che è il politico a doversi far raccontare ‘positivamente’ attraverso il suo lavoro. Nel caso in cui ciò non avvenga il giornalista deve fare il proprio mestiere, al pari di un medico che non può rifiutare di soccorrere un ferito, e raccontare quanto accade dietro le quinte. Citando la Legge Mammì, Magistà ha constatato gli effetti del controllo assoluto dei mezzi di informazione in Italia, cosa che in altri paesi sarebbe impensabile, oltre che illegale.

Giuseppe De Tomaso alle "Interviste di Rilievo" in Sala Consiliare (foto di Annarita Mastroserio)

Giuseppe De Tomaso alle “Interviste di Rilievo” in Sala Consiliare (foto di Annarita Mastroserio)

«Ogni mattina il buon giornalista deve dare un dispiacere a qualcuno», ha esordito Giuseppe De Tomaso, citando Croce, ripercorrendo brevemente le tappe storiche del giornalismo: dal peccato originale (quando il giornale era mezzo di informazione del potere), sino all’evoluzione in “contropotere” quando si è fatto ‘sindacato’ dei cittadini divenendo strumento per denunciare il potere.

De Tomaso ha anche ricordato l’importanza di catturare il lettore, spesso più con il ‘chiacchiericcio’ che con notizie ‘rilevanti’, paragonando il giornale ad un ascensore che deve riuscire, attraverso i vari piani, a soddisfare le esigenze di tutti i fruitori. Ruolo fondamentale è anche quello rivestito dalla pubblicità, che spesso influenza la foliazione del giornale quindi lo spostamento di notizie considerate importanti nelle pagine centrali piuttosto che nelle prime.

Il giornalista Attilio Romita ha, scherzosamente, scelto di farsi introdurre dalla sigla del Tg1 (riprodotta con il suo cellulare) per poi soffermarsi sul “teatrino della politica” (concetto introdotto dallo stesso Berlusconi e che, poi, gli si è “rivoltato contro”) che ha determinato l’effettiva impossibilità per i giornali di nascondere notizie private di personaggi pubblici. «Certamente non siamo noi a ‘lanciare scarpe’ per parlare di politica» ha affermato Romita citando un episodio accaduto in parlamento, «ma è anche vero che il giornalismo in Italia ha usato due pesi e due misure per leaders di una parte politica piuttosto che di un’altra».

L’incontro è quindi definitivamente scivolato sull’argomento “Berlusconi” e sulle vicende private che quotidianamente riempiono le prime pagine dei giornali.

Attilio Romita alle "Interviste di Rilievo" in Sala Consiliare (foto di Annarita Mastroserio)

Attilio Romita alle “Interviste di Rilievo” in Sala Consiliare (foto di Annarita Mastroserio)

Se da una parte De Tomaso e Romita hanno evidenziato quanto sia impensabile per un uomo del calibro di Berlusconi anche solo pensare di poter nascondere ai giornali parte della propria vita, dall’altra Magistà ha ricordato il primo impegno di chi è ai vertici del potere: la trasparenza, perché «in uno stato di diritto i panni sporchi di chi governa vanno lavati in piazza».

E prosegue: «È allo stesso tempo vitale la presenza di pluralità quando si parla di ‘informazione’, affinché siano gli stessi lettori a cercare la verità leggendo più giornali, seguendo più notiziari poiché nessuno possiede la verità assoluta che si compone dei tanti frammenti che ognuno di noi contribuisce a dare, ricordando soprattutto che, al di là del potere mediatico, le decisioni rimangono nelle mani dei politici».

La serata è proseguita con gli interventi del pubblico (al solito pochissimi i cassanesi) e con l’appuntamento al prossimo incontro delle “Interviste di rilievo”.

 

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