maternità e paternitàIn un nuovo rapporto intitolato Maternity and Paternity at Work: Law and practice across the world (Maternità e paternità nel lavoro: legislazioni e prassi nel mondo), l’Organizzazione Internazionale del Lavoro afferma che, nel mondo, la tutela della maternità è insufficiente per il 71,6% delle donne, principalmente in Asia e Africa. In queste regioni, i tassi di mortalità materna e infantile sono ancora molto elevati, alcuni gruppi di lavoratrici sono completamente esclusi da qualsiasi forma di protezione e la copertura è principalmente sotto la responsabilità del datore di lavoro.

Il rapporto fa un’analisi comparata delle legislazioni nazionali in 185 paesi e territori con le norme dell’ILO più recenti. “Se le nostre conclusioni mostrano che sono molti i paesi che hanno introdotto nelle loro legislazioni i principi sulla tutela della maternità e il sostegno ai lavoratori con responsabilità familiari, nella pratica la mancanza di queste tutele resta una delle principali sfide di oggi in materia di maternità e paternità nel lavoro”, spiega Laura Addati, coautrice del Rapporto ed esperta di protezione della maternità e di conciliazione vita-lavoro dell’ILO.

Per quanto riguarda il congedo maternità, nessun paese dal 1994 ne ha ridotto la durata, e si osserva una evoluzione progressive verso un congedo che abbia una durata minima di 14 settimane, come previsto dalle Convenzioni ILO.

Su 185 paesi e territori, solo 3 non prevedono l’obbligo di versare un’indennità durante il congedo di maternità e, ad oggi, più di 100 paesi prevedono il pagamento di un’indennità all’interno dei loro sistemi di sicurezza sociale, il che va a ridurre il contributo dei datori di lavoro.

Sulla protezione contro la discriminazione, solo 20 paesi su 165 non vietano esplicitamente la discriminazione durante la gravidanza e il congedo di maternità. Secondo il Rapporto, nonostante i progressi, la discriminazione della maternità persiste in tutti i paesi.

“Per raggiungere la parità di genere, è necessario proteggere la maternità. E se non esiste parità all’interno della propria casa, sarà una battaglia ardua conquistarla nel lavoro. E’ qui che entrano in gioco le misure sulle prestazioni di paternità e la cura dei bambini come anche altre politiche dirette a conciliare la vita familiare e professionale”, ha dichiarato Shauna Olney , Direttore dell’Ufficio ILO per la parità di genere, uguaglianza e diversità.

Su 167 paesi esaminati, 78 prevedono norme per il congedo di paternità, spesso retribuito, che indica una chiara tendenza ad una maggiore partecipazione dei padri alla nascita di un figlio.

Le disposizioni di congedo parentale a favore dei padri sono più ricorrenti nei paesi industrializzati, Africa, Europa Orientale e Asia Centrale. Il congedo di paternità è retribuito in 70 paesi su 78 dove è previsto.

Nel 2013, l’Australia ha introdotto il congedo di paternità retribuito di 14 giorni. In Norvegia, dal luglio 2013, il congedo di paternità è stato esteso da 12 a 14 settimane. Nello stesso anno, Singapore ha introdotto il congedo di paternità retribuito di una settimana con fondi pubblici, pagato al 100 per cento del reddito precedente con un massimale relativamente elevato. Tuttavia, poiché la prestazione è ristretta ai padri coniugati di cittadinanza singaporiana, restano esclusi la grande maggioranza della popolazione costituita da lavoratori migranti.

“Questi sistemi indicano una tendenza ad un coinvolgimento maggiore degli uomini nelle responsabilità familiari. Allo stesso tempo, mostrano che le turbolenze economiche esigono risposte creative da parte delle famiglie e dei governi, in particolare incoraggiando una maggiore partecipazione delle donne alla forza lavoro”, ha concluso Laura Addati.

Contro ogni aspettativa, in alcuni paesi la crisi economica globale è servita a rafforzare il sostegno alle famiglie. Secondo il rapporto, infatti, la crisi iniziata nel 2008 ha portato a drastici tagli della spesa pubblica ma anche ad un cambiamento positivo nelle politiche in materia di conciliazione lavoro-famiglia.

Nel quadro delle misure di consolidamento fiscale, alcuni paesi come l’Estonia e la Lituania hanno ridotto la durata del congedo di maternità e di paternità o hanno ridotto le prestazioni, anche se solo temporaneamente. In altri paesi, come la Grecia, la Lettonia e la Romania, la riduzione del salario minimo o l’indebolimento del sistema di contrattazione collettiva causati dall’introduzione di nuove leggi seguite alle misure di austerità, hanno portato ad una riduzione del livello delle prestazioni di maternità.

In Croazia, Italia e Portogallo viene riportato l’utilizzo delle “dimissioni in bianco”, ovvero lettere di dimissioni non datate che le lavoratrici sono costrette a firmare al momento dell’assunzione. Queste vengono poi utilizzate in caso di gravidanza delle lavoratrici, in casi di malattie prolungate o responsabilità familiari di varia natura. In Spagna, si attribuisce alla crisi la responsabilità di licenziamenti o casi di molestie legate al lavoro.

Tuttavia, sono numerosi i paesi – tra cui la Germania, l’Australia, la Francia, la Norvegia, la Polonia e la Slovacchia – che hanno rafforzato il sostegno alle famiglie durante la crisi migliorando l’accesso ai servizi per la prima infanzia, attraverso incentivi fiscali oppure aumentando la durata, l’estensione e il livello delle prestazioni di maternità e di congedo parentale.

Nel 2011, la Cina ha esteso il congedo di maternità da 90 a 98 giorni, mentre il Cile ha prolungato la durata del congedo di maternità dopo la nascita del bambino da 18 a 30 settimane. Il Salvador ha aumentato la compensazione del reddito garantito dal 75 al 100 per cento durante le 12 settimane di congedo di maternità per le madri registrate al servizio nazionale di sicurezza sociale.

Fonte: Il Portale del Lavoro Dignitoso – Sistema Puglia, Lavoro, Donne e Politiche di Genere, Lavoro e Formazione – Redazione Sistema Puglia