I cittadini dell’UE hanno il diritto di vivere e lavorare in un paese europeo diverso dal proprio. Questo diritto fondamentale va a vantaggio non soltanto dei singoli lavoratori, ma anche, grazie alle competenze che portano con sé, delle economie dei paesi in cui decidono di trasferirsi.

I cittadini dell’UE che lavorano in un altro paese europeo dovrebbero, in teoria, essere trattati come i cittadini locali per quanto riguarda l’accesso ai posti disponibili, le condizioni di lavoro, la previdenza sociale e l’imposizione fiscale.

Ma, in pratica, molti dei 10,7 milioni di lavoratori migranti dell’UE subiscono una serie di pratiche discriminatorie. Ad esempio, le amministrazioni o le imprese possono fissare norme discriminatorie per le assunzioni, oppure quote o requisiti di nazionalità per mansioni specifiche. Anche le norme in materia di retribuzione o prospettive di carriera potrebbero essere diverse da quelle previste per i cittadini nazionali. L’esperienza e le qualifiche professionali potrebbero non essere riconosciute allo stesso modo o affatto.

Questi ostacoli tendono a scoraggiare un numero crescente di persone dall’andare a vivere e lavorare in un altro paese dell’UE. Per rimediare alla situazione, la Commissione ha proposto alcune misure per agevolare l’esercizio dei diritti dei lavoratori dell’UE – in vigore già da una cinquantina d’anni e sanciti dai trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE.
I paesi dell’UE sarebbero tenuti a:

  • fornire canali ufficiali dove i lavoratori migranti dell’UE – e i loro datori di lavoro – possano ottenere informazioni, assistenza e una consulenza sui loro diritti;
  • prevedere mezzi di ricorso nei casi in cui lavoratori di altri paesi dell’UE siano discriminati;
  • consentire a sindacati e altre organizzazioni di avviare procedimenti amministrativi e giudiziari a nome di singoli lavoratori che si sono visti negare i loro diritti.

L’opera di informazione dovrebbe aiutare le persone ad esercitare i loro diritti in modo più efficace. Da un sondaggio del 2010 è infatti emerso che il 67% delle persone ritengono di non essere informate a sufficienza o di non esserlo affatto sui loro diritti di cittadini dell’UE.

Fonte: Commissione Europea – Sistema Puglia, Lavoro e Formazione, Sportello Europa – Redazione Sistema Puglia