Doppio spettacolo al Cinema “Vittoria”. Da giovedì 30 maggio a mercoledì 5 giugno, insieme a “Epic” (che resta in programmazione alle ore 17.30), la sala cassanese propone “Mi rifaccio vivo”, ultimo film di Sergio Rubini, alle ore 19.30 ed alle 21.30.

La storia è quella di Biagio Bianchetti (Pasquale Petroli aka Lillo), un imprenditore con una moglie (Vanessa Incontrada), un cane e un complesso di inferiorità. A provocarlo è Ottone Di Valerio (Neri Marcorè), ex compagno di scuola e sempre un passo davanti a lui. Dall’infanzia all’età adulta, Ottone ha accompagnato la vita di Biagio superandolo in qualsiasi prova e guadagnandosi il favore degli astanti. Competitivo fino al midollo ha deciso di giocare un brutto scherzo al rivale, proponendogli un affare destinato a naufragare come la sua esistenza, a cui Biagio decide di mettere fine affogandosi nel lago. Ma diversamente dalla terra, lassù qualcuno lo ama e decide di concedergli una seconda possibilità. Reincarnato nei panni di Dennis Rufino (Emilio Solfrizzi), un brillante manager a cui Ottone ha affidato le sorti della sua azienda, Biagio infila la via della vendetta. Quell’inedito punto di vista sposta la sua prospettiva, rivelandogli il mondo e le persone, quelle amate e quelle odiate, dietro la maschera. Turbato da quella rivelazione, deciderà di essere migliore migliorando chi diceva di odiare.

Nel cast del film, oltre agli attori già citati, ci sono anche lo stesso Rubini (nel ruolo del barbone), Margherita Buy (la moglie di Ottone), Gianmarco Tognazzi (l’avvocato Mancuso) e Valentina Cervi (la sensuale psicologa di Ottone).

Lontano dalla sua terra e dalle sue radici mediterranee”, scrive Marzia Gandolfi su mymovies.it, “Sergio Rubini scambia i corpi dei suoi protagonisti, giocando sul confine sogno-realtà, vero-falso. (…) il protagonista incarna l’altro da sé per ottenere qualcosa o qualcuno che lo farà davvero felice. O almeno così credono i personaggi di Rubini ossessionati dall’essere secondi nel cuore dell’amato o nell’attività imprenditoriale intrapresa. Dentro un’atmosfera new age, che si fa gioco del movimento e del suo pensiero positivo con guizzi e lampi di surreale leggerezza, il regista pugliese affronta il complesso di inferiorità”.

Con Mi rifaccio vivo Rubini sembra trovare la misura di un discorso che evidentemente gli sta a cuore ma a cui il regista non sacrifica il piacere del racconto e la centralità del punto di vista assegnato a Emilio Solfrizzi. (…) Pur nelle imperfezioni non si può non riconoscere al cinema di Rubini un’innegabile magia che converge nella sequenza sul cornicione, realizzando un pezzo di cinema (comico) di straordinaria efficacia”.

 

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