Moro vive: il suo pensiero, la sua visione dalla società e della politica, il suo esempio, sono attuali e vanno trasmessi ai giovani. “Moro vive” è un progetto inedito del Consiglio regionale della Puglia, rivolto alle scuole superiori delle sei province, in programma negli anni scolastici 2018-2020, a cura della Sezione biblioteca e comunicazione istituzionale, d’intesa con l’Ufficio scolastico regionale.

Gli studenti pugliesi avranno a disposizione un “testimone” di eccellenza: Gero Grassi, deputato e vicepresidente della Commissione bicamerale sul Caso Moro nella scorsa legislatura. Rientrato nell’organico del Consiglio regionale dopo l’intensa esperienza parlamentare a Montecitorio, si farà interprete del ruolo e del pensiero dello statista di Maglie. A cominciare da quello di costituente, nel quale ha dato un forte contributo alla stesura della carta repubblicana delle libertà e dei diritti, che ha reso cittadini non più sudditi ma protagonisti nel Paese.

“Se siamo qui a ricordare Moro – ha detto l’on. Grassi – è perché evidentemente ha gettato le basi perché il suo pensiero culturale, politico, giuridico, umano non morisse mai”.

Una grande opportunità per le ragazze e ragazze pugliesi, colta dal mondo scolastico. “Collaboreremo nel modo migliore – ha dichiarato il vicedirettore dell’USR, Mario Trifiletti – alla riuscita del progetto, che offre ai nostri studenti la possibilità di conoscere una figura fondamentale, poliedrica, patrimonio della Puglia e dell’Italia”.

Un’opportunità che non si lasceranno sfuggire, come hanno confermato gli interventi di alunne e alunni di tre scuole, scelte tra quelle che hanno seguito vicende connesse al Caso Moro: l’Alberghiero “De Lilla” di Conversano-Polignano, il Polo liceale “Carmine Sylos” di Terlizzi e il Liceo Tecnico Economico Linguistico “Giulio Cesare” di Bari.

Duecento incontri in altrettanti istituti: con “Moro vive” un’intera generazione di pugliesi potrà incontrare un protagonista della democrazia italiana, che tra i tanti lasciti ci ha indicato la via della “coerenza”, messa in risalto dal direttore del quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno” Giuseppe De Tomaso: “il suo pensiero non ha mai subito cesure e la sua interpretazione della “politica come arte dell’impossibile, servirebbe oggi per superare lo stallo che paralizza l’Italia.

Il Moro statista aveva tanti amici, ma in politica era solo, era avanti come pochi e “non era per niente oscuro, complicato, criptico”, come lo raccontavano i contemporanei, ha fatto presente De Tomaso. “Democrazia per lui – ha aggiunto il direttore – era riconoscere le ragioni dell’altro, dialogare con l’avversario senza demonizzarlo e Moro ha pagato per questo, ci sono state ‘convergenze parallele’ tra opposte superpotenze che non volevano vedere scardinato l’equilibrio di Yalta. Ha pagato per un’idea, per qualcosa in cui credeva”.

Parlare di Moro vuol dire far rivivere il suo insegnamento, ricordare la vicenda del sequestro e omicidio, ma anche la storia dello stragismo dei dieci anni precedenti, che non trovano spazio nei programmi scolastici. Da qui l’importanza del “nostro progetto”, per il presidente del Consiglio regionale pugliese Mario Loizzo. “Moro non è stato rapito e ucciso per caso, i suoi programmi erano incompatibili con le strategie di potere internazionali”.

Le commissioni parlamentari hanno verificato, interrogato, riletto, esaminato, ma non conosciamo ancora tutta la verità, “l’opinione pubblica è stata tenuta all’oscuro – ha insistito il presidente Loizzo – le reticenze di Stato ci nascondono soprattutto i mandanti, oltre che buona parte degli esecutori”.

Centinaia di pagine di relazioni finali. C’è tanto, in quelle carte. “Ci hanno manovrato e usato, ha detto Alberto Franceschini, in via Fani c’erano anche le BR…”.

Fonte: Consiglio regionale della Puglia