(foto Google)

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Maria e Giovanna Gemmato, due cittadine cassanesi, hanno lanciato sulla nota piattaforma Change.org (che raccoglie petizioni da tutto il mondo e sui più svariati temi) una raccolta firme per dire “No alla chiusura dell’U.O. di Radiologia Interventistica dell’Oncologico di Bari”.

La lettera è indirizzata alla Direzione Sanitaria dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” nella persona della dott.ssa Maria Pia Trisorio Liuzzi, al Procuratore della Repubblica di Bari, dott. Lino Giorgio Bruno, ed al Governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano.

«Questa iniziativa – si legge su Change.org – è nata a causa della situazione a dir poco vergognosa e lesiva dei diritti fondamentali del malato, che si è venuta a creare in queste ultime settimane. Noi siamo pazienti che per la nostra patologia ricorriamo periodicamente a ricoveri in questo reparto per trattamenti e/o interventi. Per tutti quanti noi l’U.O. di Radiologia Interventistica è stato ed è un punto di riferimento fondamentale perché qui abbiamo sempre trovato da parte del personale medico, paramedico e, non meno importante, del personale OTA, grande professionalità, umanità e disponibilità, qualità di cui un paziente oncologico, che si trova a combattere ogni giorno per sopravvivere al cancro, ha bisogno!

In queste ultime settimane – spiegano ancora le autrici della petizione – abbiamo assistito a dei cambiamenti a dir poco scandalosi. In primis la riduzione dei posti letto: i pazienti operati sono stati accorpati al reparto di senologia subendo grande disagio. Il reparto di Radiologia Interventistica è tuttora gestito da un’infermiera e dalla Coordinatrice che si sono dovute occupare delle attività ambulatoriali quali chemioterapie, ipertermia, biopsie, ecografie e ricoveri con grande abnegazione, qualità che ha sempre contraddistinto il personale, per creare meno possibile disagio ai pazienti. Ma quello che si è venuto a creare questi ultimi giorni è qualcosa di allucinante: dall’oggi al domani è avvenuto il trasferimento della Caposala dott.ssa Di Lella, che ha sempre svolto il suo lavoro egregiamente dal punto di vista tecnico e umano, lasciando il Reparto senza coordinate.

Il personale infermieristico è stato ridotto al minimo: una sola unità o, quando va bene, due unità che si devono prendere carico dei pazienti dislocati in Senologia e di quelli ambulatoriali che sono così costretti ad attese lunghissime per poter cominciare la chemioterapia o i vari trattamenti. Il personale medico svolge le necessarie attività ambulatoriali senza la collaborazione dell’infermiere perché questi è impegnato in altre attività. Nonostante tutto anche il personale medico ha continuato a svolgere il proprio lavoro con passione e dedizione anche se purtroppo costretto ad allungare i tempi di attesa essendo impegnato a svolgere entrambe le proprie mansioni e quelle dell’infermiere».

Quindi l’appello: «Chiediamo il reintegro nel più breve tempo possibile della Caposala dott.ssa Di Lella e del personale infermieristico, affinché il reparto torni a funzionare come ha sempre fatto.

Non bisogna mai dimenticare che in un ospedale il protagonista è il PAZIENTE: la burocrazia, la politica e gli interessi appartengono ad altre realtà, lontane anni luce dalla nostra».

«In verità si tratta di una possibile chiusura, non c’è nulla di sicuro – ci spiega Maria Gemmato, una delle autrici della lettera –. La cosa che posso dirvi è che io sono una paziente di quel reparto e ho assistito da qualche settimana alla trasformazione del reparto stesso come descritto nella lettera. I motivi per cui si è arrivato a questo non li conosco. Spetta agli organi competenti fare luce sulla questione. Il nostro intento vuole essere questo: non possono chiudere un reparto di eccellenza, ai primi posti a livello europeo per l’attività di ricerca scientifica e per le capacità professionali del personale che ci lavora».

Firmare la petizione è semplicissimo: basta andare sul Change.org (clicca qui per andare direttamente alla petizione) effettuare l’accesso tramite uno dei social network (Facebook, Twitter, ecc.) o iscriversi al sito e cliccare su “Firma questa petizione”.

 

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