di Maria Pia Di Medio

Maria Pia Di Medio, sindaca del Comune di Cassano delle Murge (foto d’archivio scattata da Alessandro Caiati)

È giunta finalmente a conclusione una questione che è stata un accanimento ad personam con una vera e propria “costruzione” di un “caso” con tutte le ripercussioni sia di ordine amministrativo e, quindi, di organizzazione del lavoro e del servizio di Polizia Municipale ma, soprattutto, di ordine morale nei confronti delle persone coinvolte con insinuazioni di cattiva gestione del personale, di incarichi dati senza cognizione di causa, di fantomatici danni erariali, di abusi di cariche, che hanno “avvelenato” anche i rapporti fra i dipendenti…

La realtà documentale dei fatti è stata finalmente acclarata, documenti alla mano.

Le accuse mosse dall’allora Segretario Generale – su richiesta dell’ex Sindaco Lionetti – sull’inidoneità e sull’abuso di posizione del Responsabile del Servizio di PM sono completamente cadute.

Infatti, è dimostrato che il dott. De Benedictis è arrivato a Cassano in seguito a procedimento di mobilità volontaria per cat. D.

Essendo il più alto di categoria tra i componenti del Servizio di PM, a settembre 2010, gli è stato conferito l’incarico di Responsabile (inquadrato come Posizione Organizzativa), denominato comunemente “Comandante”.

Ad ogni buon conto nello stesso anno è stato pubblicato il Decreto Sindacale n. 69/2010 che effettuava una ricognizione dello stato della pianta organica con i relativi livelli retributivi, da cui si evinceva che nel Comune di Cassano non era presente il livello Dirigenziale, la qual cosa era oltremodo certa dato che la sottoscritta l’aveva abolita a giugno 2009, appena eletta, annullando quelli in essere e voluti proprio dalla Giunta di cui faceva parte il Lionetti in qualità di assessore ai Servizi Sociali.

Pertanto, la falsità dell’accusa è emersa già dopo 5 minuti dopo l’audizione presso la Corte dei Conti.

Infatti, il bando di mobilità volontaria era per un livello “D” ed il dott. De Benedictis era in possesso di tale livello essendo vincitore di concorso pubblico presso il Comune di Bari nel 1998 avendone i requisiti.

Non va sottaciuto che il Decreto Sindacale n. 69/2010 NON ERA STATO RESO NOTO alla Corte dei Conti al momento della denuncia dell’allora Segretario Generale.

L’ho fatto pervenire io al momento della richiesta di audizione.

Questo, evidentemente, dimostra la perfidia con cui è stato effettuato tutto il procedimento pur di danneggiare il dipendente e gettare fango contro la scrivente accusata ingiustamente di aver dato un incarico illegittimo.

I comportamenti persecutori non sono certamente edificanti, a qualsiasi livello e per qualsiasi motivo vengano utilizzati, lasciano solo danni irreparabili nelle persone che li subiscono e nei rapporti, in questo caso tra colleghi di lavoro, con sicuro danno all’efficienza ed alla produttività nei confronti dei cittadini.

Questo modo di far politica, il tentativo di accrescere senza motivo la tensione sociale danneggia noi cittadini, l’immagine del nostro paese e la credibilità delle Istituzioni.

Le bugie hanno le gambe corte ma alcune domande sorgono:

  • Chi pagherà per questa incredibile montatura?
  • Chi risarcirà il dipendente?
  • Chi risarcirà i cittadini?
 

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