di Lorena Liberatore

don Francesco Gramegna

A settembre 2015 andava via don Nunzio Marinelli (trasferitosi a Carbonara, presso la parrocchia “Santa Maria del Fonte”, come vice-parroco dell’Arciprete don Mimmo Chiarantoni) e veniva don Francesco Gramegna, proveniente dalla Parrocchia “Maria Santissima del Carmine” di Sannicandro.

Sono passati d’allora due anni, per questo il giornale “L’Obiettivo” ha deciso di proporre a don Francesco un’intervista, gentilmente rilasciataci.

L’argomento è stato i giovani, poiché tra le prime domande fatte dopo alcuni mesi dall’inizio del suo mandato, gli venne, appunto, chiesto se i giovani cassanesi fossero presenti e attivi sul proprio paese (si ricordi, per esempio, la tavola rotonda dal tema “Cittadinanza attiva e partecipazione giovanile” del 27 maggio 2016, organizzato dal clan/fuoco “Senza Barriere” del Gruppo Scout Agesci Cassano1). La risposta (condivisa anche da parte della cittadinanza e dall’ex amministrazione) non sembrava rincuorante: c’era da lavorare.

A distanza di tempo, quindi, in occasione di questa piacevole chiacchierata, vediamo se ci sono novità al riguardo.

Un anno fa si poneva l’attenzione sulla carenza di partecipazione attiva dei giovani nel nostro paese, quindi, a suo modo, anche nell’ambiente della Chiesa. D’allora ad oggi nota un cambiamento?

Qualche passo in avanti è stato fatto, grazie anche, e soprattutto, alla realtà ecclesiale, all’impegno di alcuni animatori e delle comunità parrocchiali. Quest’estate abbiamo avuto un campo scuola di circa quarantacinque ragazzi e due realtà parrocchiali piene!, e durante l’anno alcuni momenti d’incontro e in essi una piccola presenza dei ragazzi della scuola “media-superiore”, ovvero gli Istituti di istruzione secondaria di I e II grado. Per quanto riguarda la realtà giovanile ci sono ancora un po’ di difficoltà, e bisogna lavorare di più e cercare anche un modo per avvicinarla. Durante questa estate i momenti “forti” sono stati: il Campo Scuola dei ragazzi e dei giovanissimi, che ti ho citato poco prima, e delle due parrocchie ad Ostuni, la route degli scout con circa venti giovani, l’esperienza del grest della Parrocchia “S. Maria delle Grazie”, e l’esperienza di servizio rivolta ai ragazzini più piccoli nella Parrocchia della Chiesa Madre. Chiaramente, tutte queste esperienze sono state portate avanti anche dai giovanissimi.

Ci saranno a breve altre attività simili?

A breve la ripresa della attività parrocchiali e anche delle associazioni, i loro incontri annuali. Abbiamo anche una realtà che ci “provoca”, ci incentiva a fare di più, che è il Sinodo dei Giovani: per questo la Chiesa di tutto il mondo ci invita ad avere un’attenzione maggiore, appunto, alla realtà giovanile, ad ascoltare e camminare con loro.

C’è una fascia d’età più difficile da avvicinare?

Al momento la fascia di età che ancora abbiamo difficoltà ad intercettare è quella “dell’università”, possiamo dire dai vent’anni in su.

Sembrerebbe un problema anche territoriale, non solo culturale: non trovando luoghi o occasioni d’aggregazione che rispondano alle loro esigenze, i giovani si allontanano in proporzione alla loro autonomia. Che tipo di luoghi d’aggregazione, in più, si potrebbero creare a Cassano?

Da un punto di visto sportivo Cassano offre delle realtà, adesso pian piano da un punto di vista anche ecclesiale: gli oratori tornano ad essere un punto di riferimento. Credo che sia piuttosto una “fuga” per andare “altrove”, oltre al fatto che il sottolineare quella continua tiritera “a Cassano non c’è niente” convinca anche i ragazzi che “non c’è niente”, che “non si può fare niente”.

Tutte le realtà dove ci sono delle scuole sono più “vive”, magari è anche la conformazione del paese ad influire, per esempio i luoghi con le piazze più accoglienti, come Acquaviva, sono forse un po’ più “vive”, ma io credo che, volendo, non si possa dire che non ci siano spazi a Cassano. La volontà vive di questi spazi!

Da insegnante, le chiedo: c’è qualcosa che possono fare le istituzioni scolastiche e con esse il corpo docenti per rendere più attivi i ragazzi sul territorio, nel proprio paese?

Credo che una sinergia, un lavorare insieme, non soltanto per quelle che possono essere singole manifestazioni d’interesse (particolare o momentaneo), certamente, sì. Credo che sia assolutamente indispensabile! A volte si ha la sensazione che tutte le iniziative educative siano un hortus conclusus, ognuno vede il suo piccolo orizzonte e basta. E faccio un’altra considerazione: temo che parliamo di “realtà giovanile” ma non abbiamo tanta fiducia in questa realtà. E la pressione, poi (aggiungo) sociale, è così forte da diventare quasi insopportabile. Bisogna essere sempre “al top”, ma, un giovane, al “top” ci può arrivare con calma, anche attraverso errori, anche attraverso percorsi un po’ particolari; ho la sensazione che questo peso, queste attese, questo voler per forza che ognuno sia gentile, educato, perfetto, buono, e queste aspettative “irraggiungibili” possano in qualche modo bloccare, o stare “strette”.

 

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