Doppio appuntamento, da oggi, venerdì 6 aprile, al cinema “Vittoria” di Cassano delle Murge: fino a mercoledì 11 aprile sono in sala “Peter Rabbit” (alle ore 17:30) e “La forma dell’acqua” (alle ore 19:30 e 21:30).

PETER RABBIT

Peter Rabbit e le sue sorelle, rimasti orfani dopo la morte della mamma, si rimediano da vivere rubando gli ortaggi dal giardino del burbero signor McGregor, che ha ucciso in passato il loro papà.

Quando McGregor viene meno, stroncato da un infarto, i conigli si illudono di poter finalmente mettere le zampe sul suo prezioso orto. Ma l’eredità finisce al nipote dell’anziano, un ragazzo di città che odia gli animali e che, con grande disappunto di Peter, fa subito breccia nel cuore della sua amica umana Bea, la vicina di casa.

Per i conigli tanto basta per aprire nuove ostilità.

LA FORMA DELL’ACQUA

Elisa, giovane donna muta, lavora in un laboratorio scientifico di Baltimora dove gli americani combattono la guerra fredda.

Impiegata come donna delle pulizie, Elisa è legata da profonda amicizia a Zelda, collega afroamericana che lotta per i suoi diritti dentro il matrimonio e la società, e Giles, vicino di casa omosessuale, discriminato sul lavoro.

Diversi in un mondo di mostri dall’aspetto rassicurante, scoprono che in laboratorio (soprav)vive in cattività una creatura anfibia di grande intelligenza e sensibilità. A rivelarle è Elisa. Condannata al silenzio e alla solitudine, si innamora ricambiata di quel mistero capace di vivere tra acqua e aria.

Ma il loro sentimento dovrà presto fare i conti con una gerarchia ostile incarnata dal dispotico Strickland.

In piena corsa alle stelle contro i russi, gli Stati Uniti non badano a spese e a crudeltà. Per garantirsi e garantire al suo Paese un futuro stellare, Strickland è deciso a tutto.

«Sospeso tra nevrosi terrestri (la Guerra Fredda e l’irriducibile paura del diverso) e iridescenze acquatiche – scrive Marzia Gandolfi su mymovies.it – La forma dell’acqua inventa sotto i nostri occhi un nuovo continente, tra mare e terra, scongiurando l’annegamento con la potenza dei fantasmi.

Proseguendo la sua relazione con lo straordinario, [Guillermo del Toro] avanza nella Storia e produce un’articolazione sottile, ma senza gravezza metaforica, tra realtà e doppio fantasmagorico che spiega i suoi oscuri meccanismi. Precipitato in piena Guerra Fredda, il racconto agisce su due livelli, quello della cronaca realista (la violenza della Storia) e quello dell’immaginario mitologico (l’incontro con la straordinaria creatura), e osserva due movimenti, quelli su cui si equilibra tenacemente il cinema dell’autore.

In principio c’è l’aggressione, l’intrusione di un corpo esterno, e poi il gesto espiatorio marcato dall’estromissione della fantasia, dalla sua fuga o dalla sua distruzione nella speranza di rimettere il mondo com’era al debutto. L’azione si situa a Baltimora a metà degli anni Cinquanta dove si soddisfa la paranoia anticomunista del Paese. Al martirio impietoso del mostro si intreccia la rivelazione del suo splendore, alla crudeltà del mondo reale, incarnato dal fanatismo di Strickland, si allaccia la ‘mostruosità’ di un essere magico che lascia evadere lo spirito romantico della protagonista».

 

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