A due settimane dall’appello contro l’astensionismo e dal contestuale lancio del questionario “Politiche 2018: quanto ne sai?”, Progetto in Comune diffonde, tramite la propria pagina Facebook e con un articolo pubblicato sul sito ufficiale, i risultati dello stesso.

Il questionario, scrive PinC, era «finalizzato a capire “quanto ne sappiamo” sulle prossime votazioni», ormai imminenti, al fine di sensibilizzare gli elettori ad andare a votare informati e con coscienza, senza indagare l’orientamento politico degli intervistati (a tal proposito, in un altro post pubblicato sulla pagina Facebook, Progetto in Comune esterna la propria posizione: «ci sentiamo liberi, coerentemente con i valori che ci contraddistinguono fin dalle scorse elezioni amministrative e secondo coscienza, di votare chiunque riterremo meritorio di essere votato, ma solo a seguito di una attenta analisi dei programmi, ed indagando sulla credibilità dei candidati proposti»), ma per capire «quanto i partecipanti fossero pronti ad andare a votare, quante e quali informazioni erano in loro possesso, con lo scopo ultimo di accendere la curiosità negli intervistati poco informati per far sì che potessero andare alla ricerca delle informazioni mancanti».

Nessun sondaggio, dunque, ma un semplice questionario aperto a chiunque, senza nemmeno un campione stabilito. Bastava rispondere a domande a risposta multipla pubblicate sul sito ufficiale di Progetto in Comune.

Al termine delle due settimane alle 16 domande poste da PinC, hanno risposto in 250, con oltre il 50% dei partecipanti racchiusi nella fascia d’età 18-30 anni: «i partecipanti – scrive Progetto in Comune – hanno dimostrato una indiscussa voglia di essere informati». Oltre l’80% di coloro che hanno risposto al questionario, infatti, si è informato sulle elezioni politiche almeno una volta a settimana, mentre il canale preferito è il web, seguito a ruota da TV e giornali.

Entrando nello specifico delle domande poste, poi, traspare che l’80% degli intervistati conosce il nome del nuovo sistema elettorale ma meno della metà sa quante sono le liste candidate alla prossima tornata elettorale.

Le domande successive erano invece finalizzate a capire quanto gli intervistati fosser pronti per l’appuntamento del 4 marzo. Il 95% dei 250 che hanno risposto al questionario ha affermato che andrà a votare (a fronte di un 2% che ha risposto “no” e di un 3% che ancora non sa). Di questo 95%, il 75% sa per chi votare, ma solo il 49% si è informato su chi sono i candidati del proprio collegio e il 42% si sente rappresentato da uno dei candidati in lista.

Per quanto riguarda programmi e “ideologie”, il 57% degli intervistati si identifica in una ideologia rappresentata da uno dei partiti, mentre solo il 44% ha letto i programmi e ritiene che negli stessi siano rispecchiate quelle che ritiene le priorità del paese.

L’ultima domanda, infine, l’unica aperta, invitava i partecipanti a segnalare, con una risposta multipla, quelle che sono le priorità del Paese: 144 persone hanno scelto l’occupazione, seguita a ruota da crescita economica (142 “voti”) e istruzione (129). Agli ultimi posti migranti (79), sicurezza (77) e diritti civili (55).

Dall’analisi fatta da Progetto in Comune per contestualizzare i dati raccolti emerge che «chi ha partecipato al questionario era già interessato alle vicende politiche, lo dimostra il fatto che il 95% dei partecipanti dichiara che andrà a votare e un’alta percentuale sa già per chi votare. Ma questa percentuale di votanti non si è adeguatamente formata. Non conosce i candidati, non ha letto i programmi, non sa quante liste ci sono, non si sente rappresentata dai partiti e dai candidati.

Cosa significa tutto ciò? Pensiamo che la Politica – scrive PinC – si allontani sempre più dalle persone; mancano i presìdi politici sul territorio, mancano le scuole politiche dove i giovani possano avvicinarsi per provare a “capire” la politica.

La politica sembra sempre più diventare polemica sterile, luogo di scaramucce, recriminazioni, e sempre meno luogo di scambio culturale e di crescita mentale.

Eppure, la voglia di essere parte attiva nella vita politica del Paese sembra non essere morta, soprattutto tra le nuove generazioni».

In conclusione, l’invito di Progetto in Comune non è rivolto ai politici ma «ai cittadini: interessiamoci alla politica, partendo dal nostro territorio, puntando in alto.

Riprendiamoci la voglia di fare politica, usiamo correttamente i nostri diritti: VOTIAMO!».

 

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