di Lorena Liberatore

Giuseppe D'Ambrosio durante il dibattito in Sala Consiliare organizzato da "Cassano in MoVimento"

Giuseppe D’Ambrosio durante il dibattito in Sala Consiliare organizzato da “Cassano in MoVimento”

Dopo il dibattito sulle “ragioni del NO” avvenuto il 29 ottobre presso la Sala Consiliare di Cassano (in vista dell’ormai prossimo referendum del 4 dicembre), il Portavoce alla Camera dei Deputati Giuseppe D’Ambrosio mi ha rilasciato un’intervista telefonica. Eccola di seguito.

Allora Giuseppe, com’è andato questo dibattito a Cassano sulle ragioni del No?

È stato un dibattito molto interessante, attivo direi, e la sala era piena. È stato molto, molto interessante.

Il premier e svariati politici del governo attualmente in carica hanno lanciato e portato avanti la campagna pubblicitaria per il Sì al referendum costituzionale. Quanto una pubblicità ingannevole può influenzare negativamente uno spettatore poco informato?

La pubblicità oramai è diventata, purtroppo, l’anima anche della politica, non solo del commercio, tant’è che vengono sbandierati ingannevolmente risparmi, tagli di poltrone, un futuro bellissimo e roseo per l’Italia se passa questa riforma… Insomma tutta una serie di cose nelle quali nel migliore dei casi, diciamo così, alcune sono “previsioni altruistiche”, altre sono assolute menzogne con cifre sparate nel nulla (tipo quando si parla di 1 miliardo di euro di risparmi, 500 milioni di euro di risparmi…). Sta di fatto che l’unico “risparmio” certo che abbiamo è al momento una spesa per i cittadini italiani, perché comunque un referendum ha un costo. Noi siamo d’accordo nell’interpellare i cittadini però abbiamo sprecato tantissimi soldi che adesso gridano veramente vendetta, oggi ad esempio pensavo al referendum sulle trivelle fatto nella scorsa primavera, prima delle elezioni amministrative: 300 milioni di euro che oggi potevano essere una manna dal cielo per i terremotati.

Interessante la tua metafora della “ciliegina su una montagna di m…”, questo è l’espediente che si vorrebbe usare per far vincere il Sì: mettere in primo piano qualcosa di buono, qualcosa di utile, per mascherare qualcosa di “non corretto”. È proprio in conseguenza di questo che alcuni cittadini vorrebbero votare Sì, presi dal miraggio di ridurre il numero dei senatori, mentre altri simpatizzano per l’Italicum nell’ingenua speranza di rendere più giusto il sistema elettivo. Cosa avrà tratto più in inganno, la riduzione dei senatori o il premio di maggioranza?

Io credo che la cosa che ha tratto e può trarre più in inganno, sia coloro che potrebbero andare a votare Sì sia coloro che hanno deciso di votare Sì, è questa riduzione del numero delle poltrone (da 315 senatori a 100), ma in realtà è totalmente “farlocca” questa riduzione dei costi della politica perché parliamo soltanto di 57 milioni di euro di riduzione potenziale, nel migliore dei casi, e al momento non è stato messo alcun tetto al rimborso spese dei senatori, e se lo dovranno decidere da soli! E inoltre, ti do questa notizia di oggi, fresca fresca [l’intervista è stata rilasciata lunedì sera, 31 ottobre]: parliamo di una riforma della Costituzione che dovrebbe farci risparmiare 57,7 milioni di euro e oggi il governo stanzia nella nuova Legge Finanziaria 97 milioni di euro per la Ryder Cup! Un torneo di golf che ha come comitato amministratore il figlio di Gianni Letta, la moglie di Frattini e tante altre belle personalità! Questa è la differenza tra le chiacchiere e fatti. Allora, se veramente vogliamo ridurre i costi della politica, dimezziamo il numero dei senatori, dimezziamo il numero dei deputati, dimezziamo gli stipendi dei senatori/deputati come avevamo proposto: allora sì, parliamo di 440 milioni di euro all’anno, per sempre, risparmiati dai cittadini italiani ma manteniamo la possibilità per i cittadini di votare sia i senatori che i deputati!

Il giurista Gianluigi Pellegrino ha affermato, commentando la riforma, «Si passa dal bicameralismo perfetto al bicameralismo confuso». Condividi questa frase?

[Ride] Assolutamente sì! Forse il termine più giusto è “incasinato”, il “bicameralismo incasinato” perché comunque l’articolo 70 della nuova Costituzione, dove appunto si definisce quali siano i compiti delle due Camere (perché il Senato non viene abolito!), parla in alcuni casi di “disposizioni urgenti” e “disposizioni generali”. Questo praticamente può significare tutto e può non significare niente! Sta di fatto che si creeranno tutta una serie di conflitti nuovi tra Camera e Senato e la cosa bellissima, “spettacolare” di questa riforma “Incasinata”, è che nel caso in cui ci siano Camera e Senato con colori diversi e che esprimano un Presidente della Camera e un Presidente al Senato con colori diversi, se le due Camere non si mettono d’accordo rimanderanno ai due Presidenti la possibilità di accordarsi. Ma se i due presidenti di colori diversi non si mettono d’accordo cosa accade? Non si sa!

È ancora da definirsi?

No, queste sono norme di rango costituzionale, non possono poi essere definite da regolamenti esterni! Ciò significa che si apriranno tutta una serie di conflitti di attribuzione, e quindi di conseguenza significa che non verrà definito da Loro, dagli organi Camera o Senato [cosa accadrà in caso di mancato accordo tra i presidenti], ma dall’eventuale Corte Costituzionale. Quindi, quando dicono che non ci saranno così tanti conflitti (come ci sono adesso, che arrivano alla Corte) è tutto finto!

Se passa il Sì quale sarà l’iter per l’approvazione di una legge?

Allora, l’iter per l’approvazione di una legge è appunto disciplinato dall’articolo 70. Bisogna dire una cosa: innanzitutto la Camera e il Senato, così come sono adesso, approvano pochissime leggi provenienti dalla Camera o dal Senato stesso, ma quasi sempre approvano solo decreti del governo; decreti del governo che peggioreranno perché, se passa la riforma, da un solo strumento per attuare un decreto legislativo avremo dai 7 ai 12 strumenti, e anche quelli non sono chiari… Si tratta di potenziali strumenti da parte del governo: a seconda della materia trattata e, quindi, da quello che è il nuovo articolo 70, il decreto potrà essere approvato solo alla Camera o potrà essere approvato dalla Camera ma consultato, e magari modificato, con votazione successiva dal Senato per poi ritornare alla Camera (quindi il bicameralismo ancora c’è!); oppure, addirittura, sempre secondo il nuovo articolo 70, ci saranno dei casi in cui la legge tra Camera e Senato non cambia assolutamente rispetto ad ora, e cioè dovranno esprimersi sia la Camera che il Senato.

Se passasse il Sì cosa ne sarebbe della tutela dell’interesse nazionale? Penso a quelle opere inutili e costose quali il TAV Torino-Lione e il Ponte sullo Stretto di Messina, o argomenti importanti come la tutela dell’ambiente (vedi le trivelle petrolifere in mare)?

Se passa la nuova riforma queste materie diverranno esclusiva competenza del governo. In realtà, diciamo così, non cambia molto rispetto all’attuale scenario dove comunque il governo, se vuole, termina con un decreto legislativo l’iter bypassando le Regioni. Abbiamo in Puglia il caso dell’Ilva con 9 decreti che di fatto se ne fregavano altamente sia del volere delle Regioni sia del volere dei cittadini tarantini (andavano a fare il “salva-Ilva” e mai il “salva-Taranto” e il “salva-cittadini”). Quindi di fatto non cambia nulla ma si mette sulla Carta una cosa pericolosissima, oltre che la possibilità e, diciamo così, la decisione da parte del governo stesso (e sottolineo il Governo, non i Parlamenti!) di avere la cosiddetta “clausola di supremazia”. E cioè nel momento in cui decido che a Cassano piuttosto che a Bari, o in qualsiasi località, devo realizzare una centrale nucleare, una discarica o un inceneritore, o quello che sia, il governo, se decide che quest’opera per il suo parere è “strategica”, impone la clausola di supremazia bypassando ogni organo il quale non può più ribellarsi.

Abbiamo avuto due referendum costituzionali in 10 anni: quello del 25 e 26 giugno 2006 sulla riforma Berlusconi-Bossi e quello del 4 dicembre 2016 sulla riforma Renzi-Boschi-Verdini. Domanda provocatoria: cos’è cambiato?

È cambiato poco direi, perché comunque stiamo parlando di due riforme che alla fine non hanno al centro gli interessi dei cittadini. Per quanto ci riguarda, noi del Movimento 5 Stelle potremmo anche essere aperti nei confronti di possibili modifiche della riforma e della Carta Costituzionale, però il problema è che per la riforma della Carta Costituzionale ci si dovrebbe sedere ed essere tutti d’accordo nel poter andare, prima di tutto, a toccare quelli che sono i diritti. E cioè aumentare i diritti. E invece vediamo che ogni volta (parlo degli ultimi trent’anni) si è andato a modificare la Carta (o si è tentato di modificarla) togliendo diritti ai cittadini. Ricordo che, all’interno del percorso di queste due riforme giunte a referendum c’è stata anche un’altra modifica (in realtà avvenuta silenziosamente) della nostra Carta Costituzionale, perché approvata con i 2/3 di Camera e Senato, quindi non passata dal referendum. È quella del governo Monti, con la quale si sono definiti dei parametri dell’Unione Europea come il pareggio di bilancio e che hanno di fatto ucciso il diritto dei cittadini italiani di avere una proprio sovranità economica e monetaria.

E come mai molti politici che nel 2006 si sono schierati a favore del No oggi sono “redenti” e sono, diciamo, “pro Sì”?

Ci sono politici che per questa riforma stessa hanno votato in aula magari prima Si, poi No, poi Ni, ecc., perché cambiavano partito e a seconda del partito votavano in maniera diversa. Ricordo che 1 deputato/senatore ogni 4 ha cambiato almeno una volta gruppo o partito in questa legislatura. Mostrando in questo modo di non essere interessati nel merito della riforma ma semplicemente di votare in base alle convenienze, alla maggioranza, alle opposizioni, agli interessi a passare da un partito piuttosto che dall’altro. Se queste sono le persone che ci propongono questa riforma e gli stiamo dando un assegno in bianco, io credo che i cittadini dovrebbero decidere di Non dare a queste persone tale “assegno in bianco”.

Domanda apparentemente retorica: cosa dovrebbe fare un buon cittadino per il proprio paese, per migliorarlo anche solo di poco? In generale…

Dovrebbe in generale informarsi, dovrebbe in generale attivarsi, dovrebbe in generale cominciare ad interessarsi della cosa pubblica come fa delle proprie faccende di casa. Perché oramai siamo in una situazione nella quale la politica, anche se la “schifiamo” (passami il termine), anche se la allontaniamo, anche se diciamo che “sono tutti uguali” è poi la politica che comunque, alla fine, si interessa di noi, si interessa della nostra casa, e anche se chiudiamo la porta entra dalla finestra! E questo non ce lo possiamo più permettere, quindi credo che ogni cittadino dovrebbe cominciare a curare il proprio condominio, il proprio quartiere, la propria città… Se cominciamo da qui ad attivarci ognuno mettendoci la propria parte, le proprie idee, io credo che le cose possono soltanto migliorare. Se invece demandiamo e deleghiamo tutto ogni volta alla “politica”, indipendentemente dal colore politico, l’Italia non avrà mai quella rivoluzione culturale, quello sviluppo della cittadinanza attiva che da altre parti ammiriamo e che cerchiamo di imitare purtroppo maldestramente.

 

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