isfolSi è conclusa di recente la ricerca, realizzata dall’Isfol nell’ambito del Progetto “Politiche attive del lavoro, sviluppo territoriale e Mezzogiorno” sul rapporto tra imprese, in particolare PMI, e politiche attive del lavoro.

Lo studio è stato condotto mediante una indagine di campo che ha interessato un campione di 1280 piccole e medie imprese (tra i 10 e i 249 addetti) residenti nelle quattro regioni del Mezzogiorno afferenti all’Obiettivo Convergenza (Campania, Puglia, Sicilia, Calabria) e nel Veneto, con l’obiettivo di verificare l’utilizzo, il grado di consapevolezza e l’interesse rispetto agli strumenti di politica attiva del lavoro attualmente disponibili.

Le evidenze emerse indicano l’esistenza di alcune criticità di sistema che rendono meno agevole e più complesso il ricorso agli strumenti di politica attiva del lavoro da parte soprattutto delle imprese di minori dimensioni. I risultati hanno messo in luce una sorta di mismatch tra domanda e offerta, in particolare pubblica, di politiche attive che può essenzialmente ricondursi a problemi legati ad aspetti della cultura d’impresa, come quelli relativi alla governance, oppure al sistema di erogazione dei servizi per il lavoro (dal mancato coordinamento e integrazione con le politiche di sviluppo, alla frammentazione del sistema, alle carenze informative, alla complessità e onerosità delle procedure di accesso e gestione degli interventi) e infine alla parziale inadeguatezza degli strumenti proposti.

Gli esiti dell’indagine, realizzata in collaborazione con il RTI Cles S.r.l/Troisi Ricerche, sono stati presentati da Lucia Zabatta e Massimo Resce, ricercatori del gruppo di lavoro Isfol diretto da Claudio Tagliaferro che ha realizzato l’indagine, il 9 luglio scorso in un workshop, tenutosi presso l’Istituto alla presenza di rappresentanti delle istituzioni centrali e locali, parti sociali ed esperti esterni e d’Istituto.

Al workshop, coordinato dal Presidente Prof. Pier Antonio Varesi, hanno partecipato: Salvatore Pirrone (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – DG Politiche Attive e Passive del Lavoro), Giuseppe Lella (Regione Puglia – Dirigente Politiche Attive tutela della sicurezza e qualità del lavoro), Bruno Anastasia (Veneto Lavoro), Nicola Marongiu (CGIL), Paolo Carraro (CISL), Marco Massera (UIL), Giulio De Caprariis (Confindustria), Armando Occhipinti (Confapi), Mario Vitolo (OBR Campania), Prof. Sebastiano Fadda (Università Roma Tre), Prof. Marco Carcano (Sociologo del lavoro e delle organizzazioni), Daniela Pieri (Cles S.r.l.). Per l’Isfol erano presenti Mario Gatti, Maria Grazia Mereu, Anna D’Arcangelo e Silvana Porcari.

Dalla discussione è emerso un generale apprezzamento per la prospettiva di analisi adottata, ovvero l’osservazione delle politiche attive del lavoro dal punto di vista delle imprese, e una sostanziale condivisione dei principali risultati emersi. L’Istituto è stato sollecitato a proseguire nel lavoro di analisi su questo filone di indagine e sono stati suggeriti ulteriori approfondimenti su campioni che possano consentire maggiori stratificazioni così da poter cogliere meglio le determinanti delle criticità rilevate e fornire una base informativa più ricca ai policy maker e gli stakeholder interessati alla programmazione e attuazione degli interventi di politica attiva del lavoro.

Il Presidente Varesi, nel ringraziare i partecipanti per le indicazioni e i suggerimenti forniti, di cui sicuramente l’Istituto terrà conto nel prosieguo del lavoro, ha ribadito la volontà dell’Isfol di sviluppare ulteriormente l’ambito di analisi relativo all’integrazione delle politiche attive del lavoro con le politiche di sviluppo emersa come questione cruciale nell’indagine appena conclusa.

Fonte: Isfol – Sistema Puglia, Lavoro, Area Politiche per lo Sviluppo, Piccole e Medie Imprese – Redazione Sistema Puglia