La zona Schengen, cioè quella in cui si può viaggiare senza passaporto, comprende oggi 26 stati. Ecco quali sono le prospettive per il futuro.

La libertà di circolazione, cioè vivere, studiare, lavorare e andare in pensione ovunque nell’UE è uno dei vantaggi più evidenti dell’Unione europea. Stabilendo l’area Schengen, nel 1995, i paesi che partecipano hanno abolito anche i controlli nelle frontiere interne dell’Unione.

Ogni anno 1,25 miliardi di viaggi vengono effettuati all’interno dell’area Schengen.

Quasi tutti i paesi membri dell’UE sono anche membri della zona Schengen. L’Irlanda e il Regno Unito hanno optato per restarne fuori e hanno la loro propria area di libera circolazione. Bulgaria, Croazia, Cipro e Romania devono entrare a far parte di Schengen in quanto membri dell’UE.

La zona Schengen comprende anche quattro stati non membri dell’Unione: Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein.

L’allargamento della zona Schengen

Romania e Bulgaria hanno tutti i requisiti necessari. Per questo il Parlamento europeo ha chiesto più volte che vengano ammessi. Ma c’è bisogno che i governi nazionali acconsentano all’unanimità a un allargamento.

Il processo per l’ingresso della Croazia è in corso mentre Cipro gode per il momento di una deroga per non entrare ancora a far parte della zona senza frontiere.

Si è parlato del futuro di Schengen alla Commissione Libertà civili il 20 febbraio 2018. Il deputato portoghese Carlos Coelho (Partito popolare europeo) ha dichiarato a proposito dell’ingresso di Romania e Bulgaria: “Vi abbiamo spinto. Avete fatto il dovuto ma adesso il problema è l’unanimità nel Consiglio”. Coelho è il deputato responsabile per la relazione sulla revisione del Sistema di informazioni Schengen.

La sicurezza nella zona Schengen

Il deputato romeno dei Socialisti e Democratici Emilian Pavel ha dichiarato che “prolungare questa situazione di incertezza dà un’immagina negativa dell’Unione europea, perché veniamo trattati come cittadini di serie B”.

Il collega bulgaro, Emil Radev, del Partito popolare europeo ha aggiunto: “La Commissione europea ha detto ripetutamente che Romania e Bulgaria hanno rispettato tutti i criteri tecnici. Ma visto che alcuni paesi si oppongono, non siamo membri. È triste lasciare che la politica prevalga sulle regole”. Il compatriota e collega di partito Asim Ademov ha parlato di “mancanza di solidarietà e di doppi standard”.

Come funziona la zona Schengen?

  • I paesi devono prendersi la responsabilità di controllare le frontiere esterne dell’UE
  • Devono applicare le regole comuni di Schengen, come il controllo dello spazio aereo, terrestre e marittimo e rilasciare visti secondo un sistema uniforme
  • Per assicurare un alto livello di sicurezza nell’area Schengen ci deve essere cooperazione fra le forze di polizia e di frontiera dei vari paesi attraverso il sistema di scambio di informazioni Schengen

Il Commissario europeo alle migrazioni Dimitris Avramopoulos è intervenuto all’audizione della Commissione Libertà civili. Ha parlato di Schengen come del “simbolo chiave della nostra unità” e ha chiesto al Consiglio di “decidersi per l’ingresso di Bulgaria e Romania e anche della Croazia, quando sarà tecnicamente pronta”.

Il Parlamento ha dato il via libera all’ingresso di Bulgaria e Romania nell’area Schengen nel 2011. La decisione finale però spetta al voto, che deve essere unanime, dei governi dell’UE riuniti nel Consiglio.

La temporanea re-introduzione dei controlli alle frontiere

Dal 2015, in seguito alla crisi migratoria e all’intensificarsi delle minacce terroristiche, alcuni stati hanno deciso di re-introdurre i controlli alle frontiere. In alcuni casi i controlli sono stati prolungati fino al 30 aprile 2018 per la Francia, e fino al 12 maggio 2018 nel caso di Austria, Danimarca, Germania, Svezia e Norvegia.

La deputata slovena Tanja Fajon (Socialisti e Democratici) è responsabile per la revisione del codice delle frontiere Schengen. All’audizione della Commissione Libertà civili ha dichiarato che “i controlli alle frontiere esterne non devono esser politicamente motivati. I governi devono interrompere queste misure il prima possibile”.

Carlos Coelho ha detto che “Schengen è diventato il capro espiatoria del fallimento delle politiche di sicurezza e di asilo”. Il deputato dei Conservatori e riformisti, il finlandese Jussi Halla-Aho ha invece difeso i controlli interni: “Ci sono pochissime alternative a controlli alle frontiere esterne se vogliamo ridurre i movimenti irregolari”.

Fonte: Parlamento europeo