Riportiamo, di seguito, un articolo pubblicato per la rivista “Cooperazione Educativa”, rivista pedagogica e culturale del Movimento di Cooperazione Educativa (Erickson, febbraio 2018) scritto dal cassanese Josè Carrasso.

Carrasso, docente di lettere nella scuola secondaria di primo grado, fino al 2008 è stato impegnato in vario modo nella vita sociale, politica, culturale e “ricreativa” di Cassano. Da luglio del 2008 vive a Modena, dopo aver insegnato in diverse scuole della provincia, aver collaborato con l’Istituto Storico della Resistenza e della società contemporanea, insegna all’Istituto Comprensivo 10 di Modena.

Le idee e i valori appresi negli scout e nella politica, esperienze cominciate e vissute per gran parte della sua vita a Cassano delle Murge, continuano a contaminare i percorsi educativi a scuola e nella vita sociale modenese in cui è attivo e partecipe in diverse associazioni, come l’ANPI e il Gruppo don Lorenzo Milani.

Ringraziamo Josè Carrasso per il contributo che ha voluto dare anche al nostro giornale e alla nostra comunità.

di Josè Carrasso

(foto di Josè Carrasso)

Pace, Nonviolenza, l’idea è quella di ridare significato a termini che nel lessico quotidiano hanno subito violenze semantiche di diverso tipo, fino a far coincidere la pace con la guerra.

Quale luogo migliore se non la scuola per rimettere ordine nei significati, nelle forme e nell’uso che si fa di queste parole, contestualizzandole, liberandole da ogni strumentalizzazione?

«Evitare i conflitti è opera della politica: costruire la pace è opera dell’educazione. È urgente far comprendere la necessità di uno sforzo concorde e collettivo anche per la costruzione della pace» (Maria Montessori, Educazione e Pace, Edizione Opera Nazionale Montessori, Roma 2004, 29). La Montessori nella prima metà del ‘900 vedeva già nella scuola il luogo ideale in cui gettare le basi per la costruzione di un mondo che andasse nella direzione della Pace. È nota la storia che ha segnato il mondo da quel tempo ad oggi, il secondo conflitto mondiale, la guerra fredda, il terrorismo e il conflitto infinito, in Africa e in Medio Oriente segnano quello che appare il destino inevitabile dell’unica specie animale che massacra con coscienza i propri simili.

L’educazione alla Pace l’ho incontrata lontana dai banchi di scuola, fuori dall’università. Giovane Scout, nello staff pugliese del gruppo PNS (Pace Nonviolenza e Solidarietà) ho avuto occasione di sperimentare percorsi educativi che permettevano di riflettere, di costruire percorsi di Pace. Ho potuto incontrare uomini straordinari e sconosciuti come Gigi Ontanetti, il postino di Sarajevo durante la guerra in Bosnia, padre Alex Zanotelli, ho partecipato alla marcia per la Pace Perugia Assisi, ricordo che per l’emozione, la prima volta, volli percorrere l’ultimo tratto verso Assisi a piedi nudi. Subito dopo la guerra in Kosovo, nell’estate del 2000, ho partecipato al progetto Indaco accanto ai bambini che tornavano nelle loro abitazioni bombardate, in un territorio dove mancava tutto e noi eravamo lì per farli giocare, mentre i grandi ricostruivano le loro scuole. La Pace è entrata dai piedi, l’ho conosciuta camminando, incontrando gente viva e giganti del passato lontano e recente che hanno teorizzato e sperimentato la Pace e la Nonviolenza.

Nel frattempo mi sono laureato in Lettere Moderne, con una tesi in Pedagogia Sociale che aveva per oggetto l’educazione scolastica all’interno del carcere minorile di Bari, dove l’alfabeto della violenza ne fa da padrone, un luogo in cui molti ragazzi italiani entrano per uscire maggiormente legittimati nelle loro azioni criminali una volta tornati nella propria “famiglia”.

«Allora la guerra difensiva non esiste più. Allora non esiste più una guerra giusta, né per la Chiesa, né per la Costituzione. A più riprese gli scienziati ci hanno avvertiti che è in gioco la sopravvivenza della specie umana… Spero di tutto cuore che mi assolverete, non mi diverte l’idea di andare a fare l’eroe in prigione, ma non posso fare a meno di dichiararvi esplicitamente che seguiterò ad insegnare ai miei ragazzi quel che ho insegnato fino ad ora» (Don Lorenzo Milani, L’obbedienza non è più una virtù, Libreria editrice Fiorentina, Firenze 1965). Don Milani non ha scritto molto, tanto è stato scritto su di lui, “L’obbedienza non è più una virtù” resta per me il suo capolavoro assoluto, un testo che ho utilizzato più volte come libro di narrativa in terza media, un percorso che mi ha aiutato col tempo a comprendere quale direzione doveva seguire il mio essere insegnante di lettere in una scuola media statale di primo grado. Ho scelto la scuola media di primo grado, perché mi permette di avere alunni che giungono da un un universo più vasto, eterogeneo, alunni che hanno pressappoco l’età dei ragazzi di Barbiana.

Ho sperimentato fin da subito nell’insegnamento quei percorsi di pace che avevo appreso nelle esperienze precedenti cercando di avere un riferimento che mi avrebbe permesso di restare nella norma scolastica, nel percorso tracciato dalle Indicazioni Nazionali del 2012 attraverso lo studio e l’approfondimento della Costituzione Italiana. Sono convinto che la nostra Costituzione non è attuata anche perché non è conosciuta, da qui l’idea che ogni alunno con la licenza media acquisisca anche il titolo di “Narratore della Costituzione”.

Oggi lavoro in una scuola che ho contribuito a far diventare Scuola di Pace (IC 10 di Modena) o meglio presidio permanente per l’Educazione alla Pace e alla Nonviolenza, un’esperienza che è nata attorno alla Costituzione. Non eravamo ancora Istituto Comprensivo, quando abbiamo raccolto tutti i pannelli della mostra “Il sentiero della Costituzione” presente a Barbiana, un sentiero voluto dalla Fondazione Don Milani e illustrato da diverse scuole italiane, in cui ritroviamo attraverso le immagini il significato che ogni articolo esprime. Oggi gli alunni delle classi seconde sono impegnati nell’approfondire, verificare e attualizzare articoli scelti della Costituzione attraverso contenuti digitali e accessibili tramite QRcode applicati sui singoli pannelli, nuovi modi per narrare gli articoli della Costituzione, utilizzando linguaggi diversi: video, musicali, symwraiter, linguaggio dei segni. La Costituzione torna ad essere uno testo comprensibile, affinché si possa tornare a riconoscersi “cittadini sovrani”.

Già nel 2008 nella scuola di Nonantola, un paese della cintura modenese, erano gli anni in cui il governo Berlusconi tentava di riformare la Costituzione, con gli alunni di una terza iniziammo un percorso didattico nell’ambito del progetto “La memoria genera speranza” che mi portò con loro per la prima volta a Barbiana. Da allora è diventato un luogo che visito ogni anno, dove incontro periodicamente gli ex allievi portatori di un’esperienza straordinaria, accanto ad un maestro che ha segnato in maniera indelebile la loro formazione.

(foto di Josè Carrasso)

Nelle scuole Marconi di Modena, poi parte dell’Istituto Comprensivo 10, ho trovato un gruppo di insegnanti con cui spendersi, osare, sperimentare nella direzione della Pace e della Nonviolenza. Dopo l’attentato di Parigi del 13 novembre 2015 abbiamo improvvisato: qualche messaggio tra i colleghi, un passa parola in quartiere e ne è nata una fiaccolata, nel cortile della nostra scuola. Eravamo almeno 400, è intervenuta la stampa, con noi le comunità musulmane modenesi, donne, uomini, ragazzi di ogni età. Sembrava che non aspettassero altro, qualcuno che li chiamasse fuori di casa che si stringesse con loro per dare un senso a quel che stava accadendo non solo a Parigi, ma nelle coscienze di ognuno di noi. La nostra scuola era diventata agorà, luogo di incontro, in un quartiere dove manca una piazza, dove partiti, chiese e polisportive hanno perso quel ruolo simbolico e aggregativo che hanno avuto fino a non molti anni fa.

Gli attentati, purtroppo, sono proseguiti e confrontandoci tra colleghi è nata l’idea che come scuola non potevamo continuare solo a testimoniare il nostro sdegno, ma dovevamo in qualche modo agire attraverso un percorso educativo permanente che segnasse la didattica di ogni disciplina in maniera decisiva. Da qui la scoperta della rete nazionale delle scuole di pace, la scoperta di un uno spazio virtuale, www.lamiascuolaperlapace.it, dove condividere percorsi, testimoniare esperienze, riflettere insieme, da NORD a SUD sull’universalità dei temi della Pace e della Nonviolenza.

L’Istituto Comprensivo 10 ha deciso di caratterizzarsi come presidio permanente per l’educazione alla Pace e alla Nonviolenza, e durante l’inaugurazione, nel passaggio da scuola a Istituto Comprensivo abbiamo presentato questa scelta all’intera città, tra la bandiera dell’Europa e quella dell’Italia abbiamo issato quella della Pace, convinti che non può esserci patria, né Europa se non si è capaci di riconoscere il valore della Pace che con forza è espresso nella nostra Costituzione, non solo negli articoli 3 e 11.

Una delegazione dei bambini delle elementari e dei ragazzi delle medie hanno partecipato alla Marcia Perugia Assisi del 2016, eravamo in più di duecento a testimoniare la nostra scelta insieme alle migliaia di persone che coloravano quel percorso iniziato nel 1961 e voluto da Aldo Capitini.

Quel percorso si è concluso a Roma al “Meeting nazionale delle Scuole di Pace” dove siamo stati accolti da papa Francesco, dove abbiamo avuto modo di conoscere esperienze didattiche svolte da altre scuole italiane, sentirci parte di un grande progetto di crescita e riscatto sociale e morale.

Il percorso prosegue, sarebbe da stolti affermare che l’educazione alla Pace è ormai sedimentata e accolta da tutti i colleghi, dal territorio in cui viviamo. L’educazione alla pace ha bisogno di costanza, di sentinelle vigili, instancabili. I programmi scolastici, i problemi che ogni giorno dobbiamo affrontare nelle nostre aule possono diventare uno straordinario deterrente per deviare ed evitare di proseguire su questa strada. Ciò che ora è forma ha bisogno di tempo per diventare sostanza, anche se i primi segni si iniziano ad intravedere.

Sono stati i genitori della nostra scuola, senza alcuna intermediazione, a scegliere che la piazzetta antistante la nostra scuola si chiamasse “Piazzetta della Pace” e lì, presto, l’edicola presente diventerà, grazie alle mani esperte dei nostri alunni, “edicola della nonviolenza” ricoperta di frasi ed immagini che tenteranno di spiegare ai passanti che la nonviolenza è azione, amore per la verità, capacità di costruire programmi alternativi alla violenza.

Abbiamo aderito al programma nazionale “Diritti e responsabilità” che ha lanciato la rete delle scuole di Pace in vista del settantesimo anniversario dalla Dichiarazione dei Diritti Umani e ci siamo dati appuntamento per il prossimo 21 dicembre per una fiaccolata di Pace in quartiere.

Il percorso non termina tra le mura scolastiche, a Modena siamo parte attiva del TAM TAM di Pace (Tavolo Arcobaleno Modena) dentro al quale confluiscono associazioni, enti ed istituzioni che si occupano in maniera diversa di tematiche legate alla Pace, alla solidarietà, alla nonviolenza, all’immigrazione. Un luogo di condivisione e di promozione di azioni comuni, fiaccolate, presidi, conferenze, rivolte all’intera cittadinanza.

La sfida che mi piacerebbe lanciare per il prossimo futuro alla mia città è quella di creare una rete di Scuole di Pace cittadina, che faccia di Modena, città da sempre attenta alle tematiche educative, luogo in cui elaborare percorsi didattici, formare docenti e cittadini consapevoli che la Pace non è più un’opzione, ma una necessità di cui la scuola deve e può farsi carico.

(foto di Josè Carrasso)

 

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