di Lorena Liberatore

un frame dal video "Un giorno al buio", Laura Raffaeli e Simona Zanella

un frame dal video “Un giorno al buio”, Laura Raffaeli e Simona Zanella

Si è concluso ieri, 5 dicembre, il “Non c’è Differenza Festival 2016” tenutosi a Verona e nel quale spicca per particolarità il progetto “L’Immaginario e la fotografia sensoriale – visioni e cecità”, comprensivo di fotografie esposte scattate sia da chi vede, come Micaela Zuliani, sia da chi è cieca come Laura Raffaeli (presidente di Blindsight Project). Le foto sono accessibili anche a chi non vede, offrendo una descrizione testuale, grazie ai codici QR realizzati da Sergio Muzzolon e con i testi descrittivi di Fulvia Bernacca (fotografa).

All’interno ha una sua particolare importanza il video “Un giorno al buio”, di cui sono protagoniste Laura Raffaeli e Simona Zanella (che nella Blindsight Project si occupa di Cane Guida e Accessibilità). “Un giorno al buio” punta i riflettori sulle difficoltà delle persone disabili della vista, suggerendo semplici soluzioni per semplificare la vita quotidiana: in primo piano le due donne e i loro cani guida che le accompagnano per la città e nei negozi di Milano. Video, riprese, testi e montaggio sono di Micaela Zuliani, il video è accessibile grazie all’audiodescrizione realizzata da Vera Arma di CulturAbile.it, partner di Blindsight Project per lo spettacolo e la cultura accessibili.

Tutto è nato da una domanda: può una persona cieca fotografare? Laura Raffaeli è stata investita e ha perso la vista, oggi per fotografare usa l’udito e la memoria visiva per raccontare la realtà intorno a lei. Laura da donna vedente ha lavorato come fotoreporter e questo oggi l’aiuta non poco nelle sue imprese fotografiche; ma ciò dimostra anche che con un po’ di fantasia, di tecnica e di ingegno è possibile per un cieco scattare delle foto, e produrre vere e proprie opere d’arte.

«Il festival dura 4 giorni, e all’interno vengono presentati vari progetti. Micaela Zuliani, fotografa, ha proposto questo lavoro [“L’Immaginario e la fotografia sensoriale – visioni e cecità”] a noi di Blindsight Project, e in particolare a Laura poiché incuriosita dalla sua passione per la fotografia» racconta Simona Zanella in un’intervista telefonica rilasciatami per l’occasione (sabato 3 dicembre). Il progetto parte dall’unicità di questo lavoro fotografico, poiché legato a qualcosa di inaspettato e che in un primo momento la gente non comprende del tutto, non consueto per i più semplici e banali processi logici: delle fotografie scattate da una persona cieca. Tale argomento è anche occasione per «allargare il discorso dalla disabilità in generale alla donna cieca in particolare».

Sottolinea però come un simile esperimento possa dare buoni risultati quando una persona cieca ha potuto vedere in una prima fase della propria vita, e quindi conserva nella propria memoria alcune immagini visive; ciò aiuta a immaginare le descrizioni, a costruire nella mente un’idea più o meno simile all’originale contenuto nella foto. Ma per una persona che non ha le «categorie mentali» legate ai colori e a determinati oggetti, o cose, l’esperimento può risultare molto difficile, talvolta impossibile. E non bisogna dimenticare l’influenza di un’altra variabile: anche se una persona cieca ha potuto vedere in una prima fase della propria vita, col passare del tempo il ricordo delle immagini e dei colori si affievolisce, tutto diventa più confuso, meno nitido, più «offuscato». La stessa Simona mi racconta: «Io stessa mi rendo conto che non so più bene cos’è di preciso una variante di colore rispetto a un’altra, ricordo meglio i colori fondamentali ma degli altri qualcosa. È un ricordo che si offusca, un po’ appannato. Più passa il tempo e più aumenta la nebbia, e più si fa tutto un po’ uguale… come succede un po’ nei sogni».

Al momento non sono previste repliche, «è stata una proposta che, appena arrivata, abbiamo realizzato nel giro di 20 giorni, quindi non abbiamo ancora avuto il tempo di pensarci». Le chiedo se c’è stato in passato qualcosa di simile: «Sì ci sono stati anche dei bandi al riguardo, ma il nostro lavoro è un punto di partenza non un punto di arrivo», sottolineando come in realtà faccia parte di un progetto più ampio e a lungo termine.

«Ciò su cui ci siamo concentrati in particolare è stato rendere il più accessibile possibile tutto il materiale» (fotografie e video). Le chiedo come si fa a rendere accessibile una foto a chi non vede: «noi abbiamo cercato di dare un’idea, in linea di massima, di cosa fosse rappresentato nelle foto. Abbiamo cercato di renderle accessibili mettendoci la descrizione testuale con i codici QR, facendo in modo che avvicinandosi con uno smartphone all’immagine partisse poi la descrizione. Ognuno, semplicemente, con il proprio smartphone e i propri auricolari poteva capire che cosa veniva rappresentato in quella foto», e aggiunge che «il video (girato non più di 15 giorni fa) è stato tutto audiodescritto da CulturAbile che collabora con Blindsight già da parecchi anni. Nonostante i tempi, molto stretti, e con poche possibilità economiche i risultati sono stati soddisfacenti!».

2016-festival-non-ce-differenza-webInfatti «l’interesse primario è estendere l’attenzione alla disabilità sensoriale vissuta da una donna e le sue difficoltà nella vita quotidiana. Già una donna normalmente è discriminata nella nostra società, con una disabilità si ritrova a dover vivere un disagio ancora più forte… Il video è anche uno spaccato di vita: due amiche cieche si incontrano e mostrano le loro difficoltà quotidiane con una passeggiata per le strade di Milano».

A metà telefonata ormai chiacchieriamo come due buone amiche e mi spiega il suo prezioso compito nella Blindsight: «Mi occupo del cane guida e di diffondere la conoscenza al riguardo, soprattutto all’esterno e alle persone vedenti che non sanno i diritti del cane guida; ma anche per i disabili sensoriali, perché sappiano le difficoltà e l’impegno che richiede avere un cane guida. Porto informazione anche nelle scuole, occupandomi in particolare di quei disabili sensoriali che subiscono discriminazioni».

Tema frequente e spesso affrontato è proprio l’intolleranza nei confronti del cane guida il quale, pur essendo un cane da lavoro e non da compagnia, e avendo il diritto di poter entrare in tutti i luoghi pubblici, viene rifiutato per paura e pregiudizio. Spesso succede «che dopo tanta attesa e burocrazia una persona cieca riesce finalmente ad avere il suo accompagnatore a quattro zampe, richiesto due o tre anni prima (perché le liste d’attesa sono lunghe), ha superato le commissioni che valutano se la persona è idonea per il cane, ha vissuto di tante speranze e magari dopo 15 giorni che ce l’ha si vede rifiutata proprio nel supermercato sotto casa! Ecco, lì ti crolla il mondo addosso perché ti rendi conto che dopo aver fatto tutto quel percorso trovi altre difficoltà!».

Argomento ancora sconosciuto a molti è il bastone bianco e rosso: «Il bastone per ciechi è bianco, completamente bianco; quando è anche rosso vuol dire che la persona che ce l’ha non è soltanto cieca ma è anche sorda, quindi ha una doppia disabilità e doppia è l’attenzione che dovrebbe avere da parte di chi si trova alla guida. Se una persona è anche sorda in realtà dovrebbe poter mettere il bastone avanti, aspettare un attimo, gli automobilisti dovrebbero capire che è cieca e sorda e in ogni caso dovrebbero fermarsi. Ma praticamente non lo fa quasi nessuno! Spesso pensano che il bastone è così per vezzo… È stato significativo scoprire che a Roma molti poliziotti della questura non conoscono il vero significato delle fasce rosse».

Prima di lasciarci parliamo del docufilm a firma Blindsight, in preparazione in questo periodo, e «che richiamerà l’attenzione sulla donna disabile, accompagnando tre disabili sensoriali nelle loro difficoltà e nelle più svariate situazioni. Si parlerà della violenza, perché le persone disabili ne subiscono in maniera anche superiore. Ma si parlerà anche della maternità, di matrimoni, di quello che riguarda un po’ tutte le donne, anche dal punto di vista della cura della persona, dell’autostima». Perché è importante affrontare queste tematiche e dalla prospettiva di chi le vive quotidianamente.

 

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