di Vito Surico

Solo davanti alla sua opera in piazza Merloni (foto di Asia Festa)

Piazza Merloni, ormai da anni, è motivo di polemiche a Cassano delle Murge: strutture in stato di abbandono, colonne che cadono a pezzi, muri imbrattati, illuminazione scarsa. Una piazza, insomma, vissuta solo il venerdì in occasione del mercato settimanale.

Una piazza da riqualificare e rigenerare nelle intenzioni del Leo Club e di Progetto in Comune che ieri, in una giornata che ha anticipato Union of Art (la giornata dell’arte dell’IISS Leonardo da Vinci), ha organizzato RigenerArt: restituire a quella piazza un po’ di bellezza, un po’ di vita e un po’ di colore attraverso l’arte. O meglio, la street art.

E così, da ieri, su uno dei muri di piazza Merloni campeggia il volto pensante e sognatore di Madoka (conosciuta in italiano come Sabrina), protagonista del fumetto Orange Road (È quasi magia Johnny, in italiano): «una ragazza pensierosa, giovane, speranzosa e sognatrice – spiegano gli organizzatori – che cerca un mondo migliore proprio come noi di Progetto in Comune e del Leo Club vogliamo una Cassano migliore».

Madoka è opera dello street artist Solo, trentaseienne romano, che ha realizzato opere nelle zone disagiate di diverse città d’Italia e del mondo (Rio de Janeiro e Los Angeles, tra le altre) e nella sua lunga esperienza ha imparato che «l’arte può essere un punto di partenza che innesca un sentimento di appartenenza e un senso di cura da parte dei cittadini».

(foto di Asia Festa)

Ma non basta, spiega Solo: «è un discorso più lungo e complesso. Per cominciare, diciamo che spesso le Istituzioni chiamano questo che noi facciamo “riqualificazione” perché pensano che un disegno possa bastare a riqualificare un quartiere intero, dove magari c’è bisogno di infrastrutture. In realtà non è così: dipingere può essere un inizio, ma non si può pensare che solamente dipingendo si possano risolvere i problemi. Per quella che è la mia esperienza diretta – continua lo street artist – fare un muro, abbellire un quartiere dal punto di vista estetico è un ottimo punto di partenza, perché spesso le persone sono portate a prendersi cura del bello specie se vivono in un quartiere, passami il termine, “degradato”, in cui la vita scorre un po’ così, nel quotidiano, un po’ arrangiata. Quando un quartiere diventa più bello, quando le persone cominciano a vedere dei turisti che lo fotografano o i fotografi di street art cominciano a usarlo per i loro tour, in automatico, si innesca un meccanismo che porta le persone a prendersi cura del posto in cui vivono al di là delle istituzioni e al di là di tutto. Allo stesso modo, le Istituzioni, paradossalmente, cominciano a prendersene cura a loro volta, come per non fare brutta figura, perché cominciano a rendersi conto che un quartiere più bello è frequentato molto di più».

(foto di Asia Festa)

Solo, dunque, contribuisce a suo modo a rendere più bello il mondo, lo fa attraverso i supereroi dei fumetti: «sono cresciuto con i fumetti – racconta – ed è da lì che ho appreso tutti i valori che porto avanti nel quotidiano (insieme, ovviamente, a quelli che mi ha trasmesso la mia famiglia). Dai fumetti si impara che nessuno è infallibile, nemmeno i supereroi: il vero supereroe non è quello che non cade mai, ma colui che è capace di rialzarsi una volta in più di quante volte cade. L’insegnamento è questo: il cambiamento è possibile attraverso la tenacia, il coraggio, la capacità di non arrendersi mai e di fare delle proprie debolezze delle virtù, delle differenze un punto di forza. C’è sempre un nemico contro cui combattere e che è sempre più forte del supereroe, ma il supereroe non rinuncia a difendere il più debole da una minaccia molto più forte di se stesso: cerca di batterlo con l’astuzia, con il cuore. Insomma combatte non solo sul piano fisico. E io credo che ognuno di noi sia un supereroe: lo diventiamo quando decidiamo di metterci in gioco».

Solo si è messo in gioco, lo ha fatto in giro per il mondo e lo ha fatto a Cassano, regalando ai cassanesi un pezzo della propria arte, un muro che prende colore non con insulti o disegni di dubbio gusto, ma con un’opera d’arte. Un supereroe, anzi un’eroina, campeggia in piazza Merloni: «Orange Road è una delle storie a fumetti più belle che siano mai state scritte. L’ho letta da teenager e mi è rimasta un po’ nel cuore. Perché ho scelto Madoka per Cassano? È frutto di una serie di suggestioni che hanno preso vita in un unico disegno: innanzitutto i miei primi contatti con Cassano riguardano la scuola di inglese Language di Antonella Longobardi e Antonietta Giustino: ho spesso collaborato con loro tramite conferenze Skype raccontando il mio lavoro ai ragazzi della scuola. Poi siamo andati insieme a Napoli a vedere una mostra di Obey. Ecco, incosciamente Cassano mi riporta ai ragazzi, ai giovani. Ho voluto portare, quindi, un’idea giovane, anche se questa cosa fa un po’ ridere perché dai 18 anni in giù magari nessuno conosce più Orange Road che appartiene forse più alla nostra generazione. Ma anche questo è il bello delle cose che faccio: i miei lavori hanno vari livelli di lettura. Magari per i più giovani Madoka è solo una ragazza sognatrice, con la mano poggiata sul mento, pensa guardando al futuro, e per noi invece assume tutto un altro valore.

(foto di Gianfranco Lanzolla)

C’è poi un altro aspetto: è un po’ di tempo che volevo fare Madoka e quando vedi un muro, in un certo senso, vedi già quello che c’è sopra. Non voglio paragonarmi a grandi nomi del passato, ma Michelangelo diceva che le sue sculture erano già dentro i blocchi di marmo, lui toglieva solo la parte in più. Io ho questa cartella di immagini che sfoglio, con affianco la foto del muro che mi viene proposto e scorrendo, quando vedo la foto la riconosco subito, è come se ci fosse sempre stata. Questo è un processo per me molto diretto e inconscio. Per me è automatico: vedo la foto del muro, metto un disco, scorro le immagini… bum! quando arriva quella è lei.

Poi questo disegno per me ha anche un altro significato: lo stesso giorno in cui mi è stato commissionato il muro di Cassano, ho ricevuto la notizia che una mia carissima amica sarebbe partita per l’Australia. Torna? Non torna? Ecco, in Orange Road, Madoka alla fine parte, la storia rimane sospesa perché lei decide di andare a vivere all’estero. L’ho visto come un segno: voglio fare Madoka, voglio fare Orange Road, lei mi dice che partirà per andare a vivere all’estero… mi ricordava molto la fine del fumetto e quindi non c’ho più pensato: dovevo fare Madoka per forza».

Solo è rimasto a Cassano un paio di giorni, prima di recarsi a Bari dove, nel fine settimana, sarà impegnato con il BGeek, in Fiera del Levante sabato 9 e domenica 10 giugno, e l’impressione che il nostro paese ha lasciato nello street artist romano è decisamente positiva: «mi è parso un paese con una forte carica giovanile e spero che questo lavoro sia il primo di una lunga serie. Questo è il terzo anno consecutivo che partecipo al BGeek e so già che alla fine del festival dovrò prenotarmi per l’anno prossimo e, perché no, questo di Cassano potrebbe diventare il mio secondo appuntamento fisso in Puglia. Speriamo di poter fare un muro più grande, anche più di uno. Conosco tantissimi artisti a Roma e in Italia quindi, perché no, si può anche organizzare un piccolo festival, un piccolo evento per fare muri grandi come già avviene in vari quartieri di Roma, ma anche in altri luoghi in cui ho lavorato».

La disponibilità di Solo, quindi, c’è. Progetto in Comune e il Leo Club hanno intenzione di continuare sulla strada della bellezza per Cassano e, a quanto pare, i cassanesi hanno risposto davvero bene. Perciò, chissà, magari presto avremo una Cassano più bella e colorata, ricca di speranza e che guardi davvero al futuro.

(foto di Gianfranco Lanzolla)

 

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