di Lorena Liberatore

Vito Gurrado

Vito Gurrado è un artista eclettico, le sue produzioni spaziano dalla pittura alla pittorscultura, dalla scultura alla produzione di gioielli, dal design per interni all’arte digitale, fino alla moda. Proprio domani (23 ottobre) l’artista sarà ospite a Villa Ciardi a Bisceglie (a partire dalle 19:00) mentre lo scorso 14 ottobre ha presieduto una conferenza dedicata al settore della moda, organizzata dall’I.I.S.S. “Amerigo Vespucci” di Molfetta.

Classe 1979, dal 1993 ottiene riconoscimenti, nazionali ed internazionali, le sue opere fanno parte di importanti collezioni reali/private e musei, e molte sono giunte in Paesi esteri come Svizzera, Francia, Ungheria o Germania. Parlerò qui di tre dei generi appena citati: scultura, pittura e pittoscultura.

Il secondo e il terzo genere risentono dell’influenza della tradizione artistica contemporanea, quella legata alle avanguardie novecentesche, in particolare è preponderante l’influenza del Futurismo e dell’Espressionismo insieme a una rabbiosa grinta da fauvista. Nella scultura forte è l’attrazione verso l’arte arcaica, con svariati riferimenti alla cultura mesopotamica.

In quest’ultimo caso una voluta incompletezza (di alcuni lineamenti o talvolta di talune forme) ovverosia una superficie ancora scabra, spesso non rifinita, conferisce all’opera un effetto anacronistico: essa sembra non appartenere alla nostra epoca ma a un tempo remoto attraverso il quale il passare dei secoli ha impoverito e corroso alcune sue parti, se non tutte (l’origine di tale tecnica risiede soprattutto in una scelta oculata dei materiali).

Pittura, scultura, forma, si elevano a costante materica in simbiosi col pensiero e col subconscio. Inoltre, forte è il fascino che l’artista subisce dall’astronomia e dalla bellezza del nostro universo, che racchiude micro e macro-cosmi suscettibili al sapere di svariate discipline.

Il Richiamo

Ne è un esempio Il richiamo (pittoscultura – cm 122 x 61 – 2009) e Ritratto Mossa (tecnica mista su tela – cm 100 x 70 – 2015). In quest’ultimo il contrasto tra colori caldi e freddi lascia pieno spazio al rosso del globo centrale; il risultato è caldo e dinamico, gli occhi del poeta Leonardo Mossa, in primissimo piano a sinistra, si mostrano vivi allo spettatore e risentono di un attento studio della fotografia, mentre attorno al protagonista ogni singola linea ed elemento sembrano in movimento sotto la spinta di venti e forze centrifughe (aspetti basilari dello stesso stile di Gurrado insieme all’uso di un colore denso e corposo, steso per larghe campiture). A completare quest’opera la citazione/trascrizione di una poesia di Mossa in inglese (The Supreme armony).

Lo scibile umano si condensa nel mistero del creato e riflette il suo (eco)sistema. Questa stessa fascinazione conferisce potere alla materia, che da stato informe e caos crea la forma stessa (la vita). Talvolta si tradisce un sentimento di paura nei confronti d’una sorta di processo inverso che in qualche modo porti a regredire: una distruzione/autodistruzione che sa anche di giudizio divino, nei confronti del quale l’essere umano è del tutto impotente. Non a caso l’oblio, come l’annullamento nichilistico o l’oscurità sembrano manifestarsi in Percezioni (pittoscultura – cm 55 x 31 – 1995) in cui un volto terrorizzato e consumato (o meglio deformato) emerge da una sorta di magma infernale, pochi istanti prima d’esserne inghiottito.

Ritratto Mossa

Talvolta i personaggi a cui dà corpo, nelle sculture come nelle pittosculture, sono colte nell’atto di fuoriuscire dalla superficie del quadro o della materia che le avvolge, per entrare nel nostro mondo, un po’ alla maniera dei fantasmi di Remedios Varo, e trasmettendo allo spettatore un senso di oscuro mistero, quasi di paura, talvolta di potenza divina.

La Pietà

In quest’ultimo caso, ne è un esempio l’opera Pietà (scultura polimaterica – proprietà del Museo Diocesano di Bari), l’effetto risultante è di forte impatto: una mano esce energicamente fuori dal blocco scultoreo. Ne viene immortalato l’istante: ciò che è stato creato prende vita.

Densa di significati e degna di particolare nota è una delle sue recenti creazioni, ispirata a un argomento che recentemente è tornato ad interessare studiosi e appassionati: Nibiru, il noto e ipotetico pianeta descritto da Zecharia Sitchin sulla base delle scritture sumere (per altri tale nome potrebbe identificare la Stella Polare, oppure una stella della costellazione del Dragone o ancora la seconda stella più luminosa dell’Orsa Minore, in altri casi ancora Nemesis, ovverosia l’ipotetica stella nana associata al Sole).

Per gli antichi popoli mesopotamici Nibiru era il corpo celeste associato al dio Marduk, divinità protettrice dell’antica Babilonia; inoltre il nome Nibiru deriva dalla lingua accadica e significa punto di attraversamento o di transizione. E non a caso Punto di transizione è il titolo dell’opera del Gurrado (acrilico – tecnica mista su supporto ligneo con inserto in bronzo – cm 53 x 43) e, afferma l’artista, «nella microscultura in bronzo è presente una vera e propria mappa astrale».

Punto di transizione

Tuttavia, al di là d’ogni ispirazione più filologica-(para)scientifica a fronte di quest’opera, Punto di transizione si pone fin da subito degna di nota e unica nel suo genere: le coordinate astrali si dispongono a raggiera su di uno sfondo ligneo e intorno a un nucleo centrale reso da una moneta in bronzo, contenente ulteriori coordinate.

Questo artista spesso gioca con la scienza, l’astronomia, l’astrologia, arrivando finanche all’ufologia, talvolta ammiccando bonariamente e sottilmente allo spettatore, forse un po’ prendendolo in giro ma provocandolo fin nelle sue certezze e conoscenze.

Ci Siamo

Così Ci siamo (opera monumentale polimaterica, Patrimonio UNESCO – m 3,40 – 2010) è il titolo di un’opera scultorea sita presso il Castello di Berat in Albania. Sette tonnellate di pietra e materiali raccolti in loco si ergono davanti allo spettatore nella forma di un pacifico… alieno, recante in mano una lancia in ferro (simbolo di colonizzazione o di predisposizione al combattimento?). L’opera, in realtà, mostra un ibrido tra un essere umano e un alieno: metafora dello stesso popolo albanese il quale, per quanto subisca una situazione meno evoluta o di svantaggio, gode comunque di autenticità e dignità, ed è in grado, nelle giuste condizioni e con le corrette opportunità, di poter migliorare e crescere.

Non manca nelle opere di Gurrado anche una forte componente erotica, chiaramente presente un po’ ovunque, fil rouge nella sinuosità delle linee come nei ricorrenti corpi femminili, quasi ossessivamente immortalati nelle loro seducenti forme (ne è un esempio Per te – materico su tela – cm 100 x 70 – 2011 – o Eros – tecnica mista su tela – cm 120 x 60 – 2007).

Al di là della produzione artistica in sé e per sé, significativo è anche il suo contributo nel sociale, infatti svariate sono le occasioni in cui Gurrado offre gratuitamente la sua arte a sostegno della ricerca scientifica, in particolare per la cura di patologie rare e neurodegenerative. Aspetto non secondario per comprenderne meglio la personalità.

Per Te

 

Tags: