di Lorena Liberatore

una foto panoramica di Cassano delle Murge (foto d’archivio scattata da Vito Stano)

Di disabilità e abbattimento barriere architettoniche se ne parla tanto, lo ammetto, anche troppo. Televisioni, social network, associazioni, opinione pubblica, sono sempre pronti a mettere in primo piano diritti e necessità di una minoranza sempre più diffusa. Se ne parla tanto e forse a volte insistendo troppo sui soliti argomenti.

In realtà, le minoranze al mondo sono diverse, e bisogna riconoscere e far valere i diritti e le necessità di tutti. E poi esiste la Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, quindi è tutto già scritto e va solo applicato. E laddove ancora non c’è la condizione di applicare appieno leggi e convenzioni, sicuramente il tempo sarà galantuomo e tra alcuni anni (salvo impreviste catastrofi) finalmente avremo un mondo in cui saremo tutti uguali e con gli stessi identici diritti, nonché stessa dignità e rispetto per l’altro.

Ma intanto che attendiamo una simile evoluzione epocale, proviamo a fare un’analisi obiettiva: quanto è a misura di una persona “disabile” Cassano? Sì, analizziamo un semplice paese.

Non parlerò di città come Bari, che ormai vince il guinness per il suo essere inaccessibile (macchine e cassonetti posteggiati sulle rampe, abitazioni prive di ascensore o con ascensori le cui cabine sono molto strette, traffico ingestibile persino per un pedone in perfetta salute, difficoltà per un disabile ad usare una sedia da strada motorizzata nelle zone centrali, ecc), no!, oggi parlerò di Cassano.

Voglio parlare in particolare di quelle difficoltà che vengono incontrate quotidianamente da chi ha patologie motorie o difficoltà fisiche tali da impedire loro di camminare senza alcun problema, o di svolgere le normali azioni quotidiane; non perché questi siano più importanti di altri ma soltanto perché queste problematiche le conosco molto bene vivendole in prima persona.

In occasione dell’incontro “Acquaviva Delle Fonti e Cassano Delle Murge: Strategie Per La Rigenerazione”, previsto nel ciclo di conferenze “Borghi Sostenibili”, tenutosi il 7 settembre presso la Biblioteca Perotti, l’assessore Michele Campanale ha affermato che per l’inclusione sociale e l’accessibilità «le risorse al momento non ci sono», ma «abbiamo adottato un piano che ci consentirà di partecipare a bandi dai quali ottenere finanziamenti», in quanto «è difficile per l’amministrazione recuperare risorse da poter applicare in proprio per risolvere questi problemi». Oggi sembra ci siano novità al riguardo. Intanto vediamo cosa ci sarebbe da migliorare.

Prima di tutto, come ho detto non stiamo parlando di una città ma di un paese, per questo, bisogna riconoscerlo, molte strade non presentano alti livelli di traffico e già questo permette di circolare liberamente con sedie a rotelle, sedie motorizzate da strada, deambulatori o qualsiasi altro ausilio offra la mobilità e l’autonomia di chi ha una difficoltà.

Va però anche detto che i marciapiedi accessibili sono rari, gli unici presenti sono delle vere e proprie oasi nel deserto e risiedono nelle seguenti strade: via Acquaviva, via Capitano Galietti, via Turitto (salvo nel periodo natalizio, quando il marciapiede è invaso da ingombranti alberi di Natale!) e il lato di piazza Garibaldi dove risiede il bar “Agorà” (l’unico interamente accessibile della piazza).

A risentire maggiormente dell’assenza di marciapiedi muniti di rampe sono quelle strade maggiormente trafficate come l’inizio di via Armando Diaz, infatti un tratto di questa via è completamente inaccessibile per una persona con sedia rotelle: proprio in corrispondenza delle fasce pedonali in direzione di via Cesare Battisti il marciapiede non è a norma (troppo stretto e nessuna rampa), e le macchine che imboccano via Diaz spesso arrivano ad alta velocità.

Via Vittorio Veneto, non ha mai avuto marciapiedi accessibili. Questo è un grosso pericolo perché si tratta di una strada a doppia corsia percorsa anche da veicoli molto grandi come camion. Nella stessa via, il marciapiede dal lato dove è ubicato il Banco di Napoli presenta anche pali in ferro centrali che rendono difficoltoso il passaggio persino a un passeggino per bambini. Chi usa una sedia a rotelle, ancor più se motorizzata, è costretto a camminare per strada.

L’area attorno piazza Garibaldi presenta rampe messe senza un criterio funzionale: se ad inizio di un isolato c’è la rampa di accesso, la stessa spesso non è presente al termine dello stesso isolato. Se una persona con sedia a rotelle proveniente da via Turitto accede al marciapiede dove si affacciano il Sindacato dei lavoratori e l’autoscuola “Paradiso”, dovrà, a fine isolato (in corrispondenza della panetteria), poi fermarsi per assenza di ulteriori rampe, tornare indietro di alcuni metri e camminare per strada, oppure percorrere piazza Garibaldi ma non potendo così raggiungere negozi e locali.

Via Antonio Gramsci, come sopra, non è accessibile in vari punti; stessa cosa per tutta piazza Galileo Galilei e le strade con cui la stessa confina, come via Luigi Cadorna. Non è da meno, infine buona parte di via Convento.

Queste problematiche, in realtà, non riguardano solo i “diversamente abili”, o “disabili” come periodicamente si usa chiamarli, ma in generale i soggetti più deboli della comunità, gli anziani per esempio. Inoltre, spesso queste categorie mancano di aiuto, di sostegno, nella mobilità e nella loro autonomia.

Si dice che molti disabili passino la maggior parte del tempo e delle loro vite in casa, ma qualcuno si pone mai la domanda “perché?”. Ecco, in buona parte per queste ragioni.

Inutile ricordare che la “Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità” afferma che la persona con disabilità ha il diritto di essere aiutata nel miglioramento della qualità della propria vita e nel raggiungimento di un’autonomia ottimale. Significa, questo, aiutare i diversamente abili a poter essere padroni delle proprie scelte, ad uscire di casa e muoversi liberamente nella vita sociale come in quella lavorativa, come in quella privata. Eppure questi principi proprio non vengono applicati.

Tornando a parlare di Cassano: ma le zone più esterne del paese come sono messe? Detto in poche parole: malissimo! Lì le priorità non riguardano più le semplici barriere architettoniche. Se una persona con disabilità abita le zone di Borgo Fra’ Diavolo o Valle Verde rischia di rimanere totalmente isolata, soprattutto nel periodo invernale. E in realtà, lo stesso vale anche per chi è in perfetta salute.

la rotatoria in piazza Garibaldi (foto di Lorena Liberatore)

Tornando nell’area centrale del nostro paese: in questi giorni volgono al termine i lavori che riguardano le rotonde su Piazza Garibaldi – viale Unità d’Italia. Un progetto di complessivo adeguamento dell’area finanziato con fondi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’ambito del Piano nazionale della Sicurezza Stradale. La prima richiesta di finanziamento al Ministero risale al primo governo Di Medio mentre la progettazione è stata curata dall’amministrazione Lionetti e ridefinita dall’attuale amministrazione, nuovamente Di Medio.

Di preciso, in cosa consistono i lavori? Nel rifacimento delle rotatorie già esistenti davanti il bar “Gardenia” e all’inizio di via Grumo, nelle stesse zone in nuovi rialzi e segnaletica, disassamento fra la strada che costeggia piazza Garibaldi e via Fatiguso, infine aree a parcheggio e aiuole il cui fine primario è rallentare le auto provenienti da piazza Garibaldi che proseguono verso via Fatiguso. Lo stesso progetto prevede anche la ricostruzione dei marciapiedi (quelli dinanzi al bar e fino alla farmacia e poi dopo via Giotto) inserendo i dovuti scivoli, o “rampe”.

Spero che questo avvenga al più presto, perché ora che i lavori non sono terminati ma le rotatorie sono già presenti, le suddette zone sono molto pericolose per chi, avendo una sedia a rotelle, è costretto a muoversi per strada (in assenza di marciapiedi a norma).

E non va dimenticato che le suddette rotatorie si trovano in zone centrali dove sono presenti, bar, farmacie e uffici Asl. Uno dei punti più critici, dovrei dire “altamente pericoloso”, è proprio quello davanti al bar “Gardenia”, poiché la rotatoria realizzata ha tolto molto spazio al passaggio di veicoli grandi come al passaggio, in contemporanea, di pedoni e veicoli. Per fare un esempio pratico: se una persona su sedia a rotelle costeggiando il marciapiede del “Gardenia” (chiaramente, Non Accessibile) in direzione della farmacia già rischiava di essere trascinato via da un’auto per inciviltà del conducente, a lavori effettuati il “rischio”, adesso altissimo, è provocato dall’assenza di spazi sufficienti. Il secondo è in prossimità di via A. Di Ceglie dove, a causa delle auto parcheggiate da chi si reca al panificio o presso le altre attività commerciali, disabili (ma anche anziani e bambini in uscita o in entrata dalle limitrofe scuole elementari) sono costretti a camminare per strada dribblando auto in sosta, manovre azzardate e camion provenienti da via Altamura.

la rotatoria su viale Unità d’Italia (foto di Lorena Liberatore)

Non scherzo se dico che quel punto non può più essere percorso da una persona con disabilità, ancor più se usa una sedia motorizzata da strada, che ha una larghezza di base che può variare dai 60 ai 90 cm circa. A questo punto le alternative sono due: sfidare il destino provando a vedere quante probabilità ci sono di superare sani e salvi quel punto, o allungare il percorso prendendo traverse e strade interne. A chi ha una sedia a rotelle a motore, consiglio questa seconda possibilità: forse arriverete a destinazione con un certo ritardo e le batterie esaurite, ma ancora nelle facoltà di prendere il telefono e chiedere a qualcuno di venire a recuperarvi…

Forse è il caso di farsi qualche domanda riguardo il recente episodio che ha visto il gruppo consiliare di minoranza “SìAMO Cassano” presentare al Sindaco una interrogazione urgente sulle nuove rotatorie in costruzione, e nella quale si chiede all’Amministrazione di verificare le misure delle carreggiate e dei passaggi nei diversi svincoli che appaiono troppo stretti perché ci passino tir e autobus… e aggiungerei anche sedie a rotelle, ma anche passeggini, anziani e bambini.

«Pur partendo da dati di incompetenza tecnica – scrivono i consiglieri Catucci e Zullo – siamo preoccupati dell’estensione delle rotonde in corso di realizzazione nei pressi del bar Gardenia e nei pressi degli uffici ASL […] La soluzione progettuale adottata sia per il diametro delle rotonde, sia per il posizionamento e sia i manufatti delineatori tolga visibilità nel raggio di curvatura e spazio prezioso alla carreggiata e al marciapiedi e, salvo che non si impedisca con segnali di divieto il transito dei mezzi pesanti con indicazione di percorsi alternativi, noi pensiamo che il transito di autotreni o autoarticolati ma anche di bus possa essere difficoltoso su una zona del paese che da accesso alla zona industriale». A voi le dovute riflessioni.

A questo punto, dato che si parla di accessibilità, mi pare il caso di chiudere l’articolo passando in rassegna anche i locali “accessibili”. Bar e locali accessibili sono solamente i seguenti: il bar “Principe” in piazza A. Moro, il bar “Dolce freddo” in via Bitetto, il pub “Pizza e Sfizi” in via Gen. Giovanni Magli (il primo con accesso a livello strada, gli ultimi due muniti di rampa d’accesso), il bar “Agorà” in piazza Garibaldi (muniti di rampa d’accesso sia il bar che il marciapiede) e infine il “Rendez-vous café”, l’unico bar a livello strada, nell’unico punto in cui il marciapiede è abbastanza basso da poterci salire (miracolo!) in tutta via Vittorio Veneto (naturalmente, i locali citati sono muniti anche di bagni accessibili). Chiedo scusa se, per caso, mi è sfuggito qualcuno.

la “rampa” in via Fatiguso (foto di Lorena Liberatore)

E all’ultimo posto della classifica dei bar non accessibili c’è il “Gardenia”, il quale, pur trovandosi in una zona centrale e molto frequentata di Cassano, e vantando anche la presenza di una comoda sala interna, spesso usata per conferenze, non dispone di alcuna rampa d’accesso. Eppure l’entrata principale come quella laterale presentano gradini. E quello che più dispiace è che la stessa entrata principale, nel punto dove si affaccia via Fatiguso, mostra i giusti spazi e la giusta altezza per una rampa anche abbastanza bassa e ampia. Ma proprio in quel punto c’è solo una porzione di strada mal ridotta, dal cemento per niente livellato. Forse in coincidenza dell’adeguamento cassanese, anche questo bar deciderà di rinnovarsi?

E con questo il mio tour guidato a Cassano si conclude, in attesa di poter scrivere che, finalmente!, sono in corso lavori di messa a norma anche per chi non è dotato di gambe in grado di percorrere gradini, strade molto trafficate… e percorsi ad ostacoli.

 

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