Nel 2006 erano meno di 500. All’inizio di quest’anno hanno superato quota mille. Per le aziende italiane la Turchia non è più una terra di delocalizzazione a basso costo, ma un mercato di riferimento che viene subito dopo i tradizionali bacini del Made in Italy, e una base produttiva per l’Europa e il Medio Oriente.

Ankara è oggi il sesto mercato di sbocco del Made in Italy nel mondo (il secondo dopo gli Usa al di fuori dell’Unione europea) e dà un notevole contributo al surplus della nostra bilancia commerciale (5,4 miliardi). Gli investimenti diretti italiani, dopo il forte calo del 2010, sono in ripresa: lo scorso anno sono saliti a 139 milioni di euro, in aumento del 74% sul 2011. Sono alcune delle cifre fornite dallo studio sul business italiano in Turchia presentato a Istanbul da Srm, l’istituto di studi e ricerche sul Mezzogiorno partecipato da Intesa Sanpaolo, in un incontro organizzato dall’Ambasciata italiana.

Il rapporto, parte di una serie dedicata al Mediterraneo, analizza le società registrate in Turchia con una quota di capitale italiano di almeno il 15%. Il primo è Pirelli, presenza storica nel Paese, dove produce pneumatici, con un fatturato salito a oltre 500 milioni di euro. Il bilancio di Pirelli è positivo: negli ultimi anni le infrastrutture sono migliorate, così come la qualità delle risorse professionali, che ha come rovescio della medaglia l’aumento dei salari.

Fonte: Associazione delle Camere di Commercio Italiane all’Estero (CCIE) – Internazionalizzazione, Sistema Puglia – Redazione Sistema Puglia