di Vito Surico

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il saluto del sindaco di Cassano delle Murge, Vito Lionetti, alla conferenza “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro”. Da sinistra: il segretario del PD cassanese, Davide Pignatale, il sindaco Lionetti, il giornalista Gianni Spina, l’on. Gero Grassi e il vicesindaco di Cassano Davide Del Re

Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, rapito in via Fani a Roma il 16 marzo 1978 (quando furono uccisi anche cinque uomini della sua scorta) e ritrovato morto in via Caetani il 9 maggio dello stesso anno. La versione ufficiale dei fatti ci racconta che la responsabilità di questi drammatici eventi è delle Brigate Rosse.

Ma cosa è successo veramente? Dov’è stato tenuto prigioniero Aldo Moro in quei 55 giorni? Perché lo Stato ha deciso di non trattare? Chi ha veramente rapito lo statista democristiano? E chi l’ha ucciso e come? Quali sono le reali responsabilità dei ‘potenti’ dell’epoca?

A distanza di 36 anni dai quei tragici fatti, la Camera dei Deputati, su richiesta di alcuni onorevoli del Partito Democratico guidati da Gero Grassi, ha deciso di riaprire una Commissione Parlamentare d’Inchiesta a partire dagli atti (oltre 800.000 pagine) delle precedenti dal 1979 in poi.

Lo stesso Grassi ne ha parlato ieri nella conferenza dal titolo “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro” organizzata dal PD di Cassano delle Murge nella sala Consiliare di piazza Rossani.

A introdurre l’ospite il giornalista Gianni Spina che ha ripercorso brevemente la storia che ha portato all’istituzione di questa Commissione, ricordando anche la visita a Cassano di Aldo Moro. «All’epoca facevo la quinta elementare», ha spiegato il sindaco Vito Lionetti presente all’incontro, «e ricordo con emozione che il mio maestro, Donato Stano, ci portò in piazza a vedere il grande statista».

A 36 anni dall’assassinio di Aldo Moro, ha detto Lionetti, ancora non si è fatta luce sui ‘misteri’ che lo circondano: chi lo ha realmente ucciso, come hanno fatto a non scoprire la sua prigione al centro di Roma in un edificio probabilmente di proprietà dello Stato, cosa c’entrano i servizi segreti deviati, la P2, i giornali, perché lo Stato ha deciso di adottare la cosiddetta “linea della fermezza” e di non trattare con i rapitori?

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l’intervento del segretario del PD di Cassano delle Murge, Davide Pignatale

«A quasi 40 anni dal 1978», ha esordito il segretario del PD cassanese, Davide Pignatale, «Aldo Moro rappresenta il nucleo di quello che è il nostro partito oggi: l’unione delle forze del centrosinistra». È anche per questo che il PD ha voluto l’incontro, e per permettere ai più giovani di conoscere i fatti: «la mia generazione conosce Moro attraverso l’iconografia, le testimonianze o i suoi stessi scritti dai quali emerge l’umanità e la dignità, oltre che la sua figura politica, del presidente DC. È anche per questo che bisogna far luce sulla vita di un uomo che è stato ucciso per motivi che ancora non conosciamo a fondo». Proprio l’importanza della conoscenza della storia è stata evidenziata anche da Davide Del Re, vicesindaco e coordinatore cittadino del SEL, che ha ringraziato il PD per questa occasione: «la politica riparte dalla formazione e dall’informazione, è fondamentale conoscere gli eventi importanti della storia italiana per interpretare il presente e capire la prospettiva da seguire per programmare il futuro».

l'on. Gero Grassi illustra i documenti di Stato dai quali partirà la Commissione Parlamentare d'Inchiesta sul "caso Moro"

l’on. Gero Grassi illustra i documenti di Stato dai quali partirà la Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul “caso Moro”

Mentre scorreva il fotoracconto di quei giorni con i personaggi che hanno caratterizzato la politica italiana degli anni ’70, i simboli dei partiti politici e le crude immagini del rapimento e del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, l’on. Gero Grassi ha aperto il suo ‘racconto’ affermando che «fino ad oggi si è preferito non sapere, si è preferita la coltre del silenzio. Ma io mi sono impegnato affinché la Camera approvasse la costituzione della Commissione d’inchiesta perché il 99% della verità sul “caso Moro” è scritto in quelle 800.000 pagine delle Commissioni precedenti. Bisogna solo leggerle nel modo giusto».

È da queste verità che, ha detto Grassi, «le istituzioni, prima ancora che i cittadini, sono scappate. In queste carte si leggono le cose più incredibili. Ma è tutto scritto».

Un riassunto di circa 350 pagine delle varie relazioni è riportato sul sito dell’on. Grassi (e si può scaricare gratuitamente all’indirizzo http://www.gerograssi.it/cms2/index.php?option=com_content&task=view&id=4244&Itemid=147): date, nomi, organizzazioni.

Tutto quello che può servire per arrivare alla soluzione di uno dei casi più intricati della storia italiana: quel che è certo è che un importante uomo politico che si recava a votare la fiducia al governo Andreotti, è stato rapito e cinque uomini della sua scorta sono stati assassinati. 55 giorni dopo, il suo corpo crivellato di colpi è stato ritrovato in una Renault rossa.

Ma chi in realtà sia stato resta in quelle carte: storie che cominciano molto prima del ‘fatidico’ 1978, che vedono coinvolti i poteri forti dello stato (dalle alte cariche politiche a figure eminenti della polizia e dei servizi segreti). Ma c’è anche la P2, il Vaticano, la CIA, il KGB, il Mossad, i servizi segreti inglesi e tedeschi, gli stessi esponenti della Democrazia Cristiana: da Andreotti a Cossiga.

Un caso intricatissimo che resta ancora una ferita aperta nella storia del nostro Paese e che, si spera, possa trovare una soluzione con questa Commissione d’Inchiesta perché, ha concluso Gero Grassi con le parole di Aldo Moro, «quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi».

E quindi l’appello a tutti i presenti: «quando uscite da questa sala, raccontate ai vostri cari, ai vostri amici, la vita di Aldo Moro, raccontate questi fatti e ditegli che se non si scopre la verità sulla sua morte, il nostro Paese resterà un Paese morto».

 

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