di Lorena Liberatore

“Una fattoria nell’Alta Murgia”, Messaggi Edizioni, di Fabrizio Labarile, racconta di una Murgia nuova, che non si arrende alla crisi del nostro tempo. Il testo, infatti, può essere un buon monito per tutti i giovani, a non arrendersi, a lottare per determinare il proprio destino, restando nel proprio territorio e partendo da esso. È la soluzione attuata dal protagonista di questa storia, Luigi, il quale trova la giusta miscela tra tradizione e modernità attraverso la rivalutazione del territorio e il suo rilancio sul mercato.

Neolaureato in Agraria e spinto dalla passione per la natura, mette a punto un progetto: realizzare una cooperativa per aggregare giovani desiderosi di dedicarsi ai lavori agricoli e alla trasformazione di prodotti, per poi creare, con altre aziende, un marchio territoriale da imporre sul mercato. In questo progetto non manca il rispetto per la natura e gli animali, oltre che per la famiglia: infatti, vengono coinvolti anche nonni e zii i quali mettono a disposizione fattorie, terreni e animali.

Ma qui siamo già a metà della storia, l’inizio, invece, riflette perfettamente la nostra epoca: con l’aiuto della fidanzata, Luigi pubblica un annuncio su Facebook e riceve numerose risposte. L’appello ha come fine la ricerca di soci per modernizzare strutture agricole di famiglia, con nuove tecniche produttive, e organizzare una cooperativa di lavoro.

La prima risposta proviene da Padova, una persona sensibile e dal vissuto drammatico (Fabio Sterzi) si dichiara entusiasta del progetto e desiderosa di farne parte, poi un veterinario di Perugia (Federico Serti) condivide l’annuncio dicendosi pronto a cimentarsi nell’impresa poiché la sua attuale vita non lo rende felice, mentre uno spagnolo originario dell’entroterra di Madrid (Pablo Ganges), che fin da ragazzo ha dovuto nascondere la propria omosessualità, spedisce in risposta una propria biografia, e poi ancora un canadese di Vancouver (Guy Daullie) viene a conoscenza della pubblicazione su Facebook durante un soggiorno in Puglia.

Una lunga lettera giunge dalla Francia: una donna (Annie Gueny) racconta di essere entrata in convento in seguito a una delusione d’amore e assicura che la sua eventuale partecipazione al progetto non è un ripiego ma l’occasione per poter cambiare totalmente la propria vita. L’ultima importante risposta giunge, ancora una volta, tramite una lettera e nuovamente dalla Francia: un ingegnere edile (Karol Wietchi) risponde all’annuncio descrivendolo come quello che da tempo cerca.

Cosa succede a questo punto? Una volta redatto un contratto che disciplina l’attività di tre anni, come inizio, Pablo viene affidato alla cura delle mucche, Fabio Sterzi dei cavalli e del lavoro nel caseificio, Karol Wietchi e suo nonno dei lavori agricoli (come la cura del vigneto e dell’uliveto), Helmut Kohlern di pecore e capre, oltre che di una serra per la coltivazione di fiori e piante, Guy Daullie del caseificio, Annie Gueny e sua nonna di galline e conigli, Federico Serti della salute degli animali (in seguito fonderà un maneggio). E poi, ancora, a zia Maddalena è affidata la cura di fiori e piante e di un piccolo orto, al servizio del fabbisogno della fattoria.

La scelta narrativa non è consueta, si parte dal finale della storia (la realizzazione di un progetto e la sua riuscita) indietro nel tempo, ripercorrendo passo passo le azioni che hanno portato agli eventi sopra descritti, le attitudini, le esperienze, le frustrazioni, e poi i sogni che portano Luigi e la sua fidanzata Paola a mettere in moto questa straordinaria macchina.

Si vuole prima di tutto focalizzare l’attenzione su un ritorno alla natura, su quanto possa essere privilegiata la vita di chi vive a suo stretto contatto, poiché determinata dall’adattamento agli orari del sole, ai cicli della natura. Lo diceva anche Coco Chanel, seppur ripensando con dolore al padre che l’abbandonò in tenera età in un orfanotrofio; forse non lo perdonò mai, ma dentro di sé, nel suo immaginario di bambina, ha sempre mantenuto una visione romantica del suo lavoro (venditore ambulante di Saumur, nei Paesi della Loira) poiché, appunto, anch’essa legata alla natura, alla vita agreste, e soprattutto ai cicli naturali delle stagioni.

“Una fattoria nell’Alta Murgia” è un testo semplice e scorrevole, per chi ha voglia di riscoprire il nostro territorio e la sua bellezza, e per chi cerca una lettura semplice, che infonda speranza nel futuro. È, infine, anche corredato da foto, fornite da Dario Morgese, Pierino Caponio e Paolo Fumarolo.

 

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