di Vito Surico

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la prof.ssa Maria Simone, presidente del Club UNESCO di Cassano delle Murge (foto di Alessandro Caiati)

La grotta Nisco, una delle più importanti presenti sulle Murge cassanesi, è finalmente accessibile a tutti grazie ai pannelli didattici installati dal Club UNESCO di Cassano delle Murge (con la sposorizzazione della Banca di Credito Cooperativo di Cassano delle Murge e Tolve) nella pinacoteca civica a Palazzo Miani-Perotti.

Certo, l’accesso diretto alla grotta resta difficoltoso, a causa della sua stessa conformazione ma da ieri, venerdì 20 settembre, i cassanesi potranno visitarla ‘virtualmente’ grazie all’enorme lavoro fatto dagli speleologi e dai membri del Club che vi sono entrati, hanno fotografato, raccolto notizie e curiosità realizzando i pannelli accessibili a tutti: molte immagini, una planimetria della grotta, la descrizione della stessa dal punto di vista storico e geologico… Tutto descritto con un linguaggio non specifico affinché possa essere fruibile e comprensibile ai bambini e agli anziani, affinché i cassanesi «possano riappropriarsi di un bene del loro territorio».

Obiettivo del Club UNESCO, infatti, ha spiegato la presidente prof.ssa Maria Simone, è quello di «creare un’armatura del territorio da valorizzare per diffonderne la conoscenza e far sì che questi beni, di cui la comunità si appropria, diventino una risorsa». La grotta Nisco è solo il primo dei luoghi su cui il Club UNESCO di Cassano delle Murge sta lavorando: «stiamo realizzando un’indagine sulla percezione dei luoghi da parte dei cassanesi», ha aggiunto la Simone, «per individuare il patrimonio identitario e metterne in rete tutti gli elementi». Questo lavoro rientra nel progetto pluriennale “I luoghi, la memoria e l’identità territoriale. Testimonianze simboliche e creazione dell’identità” poiché «un bene ha senso solo se il territorio lo fa proprio. Questa è la valorizzazione culturale, che poi necessita della tutela dello stesso bene che passa attraverso la simbiosi dei vari attori del territorio», ha concluso la prof.ssa Simone.

Alla serata, presentata dal vicepresidente del Club, prof. Luca Gallo (che ha sottolineato l’importanza e il forte valore educativo e formativo della «conoscenza della propria identità culturale per orientarsi in un mondo globalizzato»), sono intervenuti il presidente nazionale della FICLU, Adriano Ritacco, e il direttore del Centro Operativo per l’Archeologia di Bari, dott.ssa Francesca Radina. Quest’ultima ha parlato della necessità che la comunità locale si appropri di questi beni, facendo rete per diffonderne la conoscenza. «La grotta è ancora proprietà privata», ha concluso la dott.ssa Radina, «potrebbe subire trasformazioni per le quali la soprintendenza potrà fare ben poco, perché allora non pensare ad una forma di acquisizione dell’area ed alla museizzazione del sito?».

un momento dell'inaugurazione della mostra documentaria permanente "Grotta Nisco e l'età del rame nell'Alta Murgia" (foto di Alessandro Caiati)

un momento dell’inaugurazione della mostra documentaria permanente “Grotta Nisco e l’età del rame nell’Alta Murgia” (foto di Alessandro Caiati)

Parola, dunque, alla dott.ssa Donata Venturo, archeologa, che ha descritto la grotta nei particolari: dalla sua conformazione ai numerosi reperti ritrovati all’interno (e conservati nel Museo Archeologico di Altamura). Gli scavi hanno evidenziato la presenza di resti scheletrici di 19 individui di sesso ed età differenti (e molti frammenti appartenenti ad animali) accompagnati da ricchi corredi funerari (armi, manufatti in rame e in osso, ceramiche, ecc.) che consentono di inquadrare la frequentazione della grotta (a scopi esclusivamente funerari) nell’Eneolitico (l’Età del Rame, 3.800-2.200 anni prima di Cristo) come le ricche grotte di Laterza. L’appassionata relazione della dott.ssa Venturo ha lasciato aperti un paio di interrogativi: perché sono state ritrovate le ossa solo di 19 individui? Forse perché appartenevano ad un ceto sociale più elevato? Ma soprattutto, se la grotta era utilizzata per le inumazioni, dov’era l’abitato?

Al termine dell’incontro, c’è stato spazio anche per la testimonianza dello speleologo Francesco Del Vecchio, scopritore della grotta insieme a Italo Rizzi (scomparso nel 2004): «la realizzazione di questi pannelli», ha detto Del Vecchio, «è la realizzazione del sogno di Italo».

Il Club UNESCO, per l’occasione, ha realizzato, per mano dell’artista Annamaria Mattencini, delle riproduzioni dei prototipi dei vasi ritrovati nella grotta per i soci sostenitori dell’iniziativa. Iniziativa che, ha concluso il prof. Gallo, «è solo all’inizio. Parlatene, diffondetela affinché il messaggio arrivi alle nuove generazioni».

 

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