di Quirico ArganeseStudio Arganese&Partners

(foto Google)

Giornata nera per i voucher, i buoni lavoro, introdotti nel 2003 dal Governo Berlusconi, regolamentati con modificazioni restrittive nell’ambito del Jobs Act del 2014, utilizzati per il pagamento di prestazioni occasionali di lavoro accessorio (baby sitter, ripetizioni, lavori di giardinaggio, assistenza personale, ecc…).

Venerdì 17 marzo 2017 il Governo ha varato il Decreto Legge n. 25 recante “Disposizioni urgenti per l’abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti” – pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 64 del 17.03.2017.

Il Decreto, con un colpo di spugna, ha abrogato gli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act del 2014, disciplinanti appunto i voucher, impegnandosi però a ricercare soluzioni più idonee per remunerare legalmente le piccole prestazioni di lavoro occasionale e non riavviare un canale di lavoro “nero” che si era tentato di sconfiggere, forse con uno strumento non perfetto ma comunque che ha fatto emergere parte del sommerso.

L’abolizione dei voucher non avrà effetto immediato, decorrerà infatti dal 01.01.2018, consentendo in questo periodo di transizione un regolare assorbimento dei voucher già emessi ed acquistati.

Si precisa che ai sensi dell’art. 1 comma 2 del Decreto, i voucher non saranno più acquistabili a partire dal giorno di entrata in vigore del Decreto stesso (ovvero 17.03.2017) e quelli già acquistati potranno essere utilizzati fino al 31.12.2017.

Il Premier Paolo Gentiloni ha assicurato che questo intervento “… non ridimensiona il nostro impegno per regolare in modo moderno e avanzato il mercato del lavoro. Lo faremo individuando uno strumento all’altezza che possa dare una risposta a questa esigenza…”.

Si pensa per esempio ai “mini jobs” alla tedesca, non rinunciando comunque ai voucher, seppure esclusivamente per i lavori domestici o i servizi a favore delle famiglie.

Quello che è certo è che si è voluto dare un segnale forte dell’attività di Governo tesa a combattere il lavoro nero, ma anche l’uso distorto ed illecito dei buoni lavoro anche in presenza di attività che rispetto all’occasionalità e alla temporaneità della prestazione nulla avevano.

L’abrogazione dei voucher, almeno fino a nuovi strumenti alternativi, porta con sé una riduzione delle entrate tributarie e previdenziali significativa; in rapporto al 2016 per esempio l’importo lordo dei voucher è stato di circa 1 miliardo e 150 milioni, con un’entrata per contributi e imposte di € 287.500,00.

Ricordiamo infatti che ogni voucher ha un valore nominale di € 10,00 (corrispondente alla “tariffa” oraria lorda) e che al prestatore d’opera è riconosciuto l’imposto di € 7,50, al netto quindi di € 2.50 per contributi previdenziali ed assistenziali (Inps e Inail).

Gli articoli 48, 49 e 50 sono stati nei giorni scorsi oggetto di consultazione indetta dal sindacato, di fatto evitata con l’approvazione del Decreto del 17.03.2017.

La contrarietà espressa dalle forze sindacali (CGIL soprattutto) nasceva da un uso distorto, inadeguato e illecito, dei voucher introdotti con l’obiettivo di rispondere ad una normalizzazione e disciplina, garantendo anche coperture previdenziali ed assistenziali, per quelle prestazioni occasionali, accessori e di breve durata, non riconducibili a forme contrattuali di lavoro subordinato ma che comunque non meno meritevoli di tutela.

Nel tempo i voucher hanno subito modifiche sia nei limiti d’importo annuo e per committente sia per le attività con riferimento alle quali potevano essere utilizzati.

Ora che i voucher sono stati abrogati, seppure dal 01.01.2018, il Governo dovrà seriamente impegnarsi a trovare strumenti alternativi, snelli ma efficaci, evitando il rinnovarsi dei casi di lavoro in nero.

Sono allo studio strumenti diversificati per le famiglie e le aziende:

  • per le famiglie: si pensa ad una soluzione “gemella” a quella degli abrogati voucher, ovvero titoli di pagamento per baby sitter, colf, badanti, collaboratori domestici, studenti “lavoratori”, ecc..;
  • per le aziende: si sta pensando a forme più vicine al contratto a termine o al contratto a chiamata.

Tutto ciò non perdendo di vista l’obiettivo di proseguire nella lotta del lavoro nero incentivando quindi la sottoscrizione di contratti regolari di lavoro.

 

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