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27 gennaio, Giorno della Memoria

immagine tratta dal film "Schindler's List" di Steven Spielberg
immagine tratta dal film “Schindler’s List” di Steven Spielberg

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, nel corso dell’offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Auschwitz scoprendo il tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l’orrore del genocidio nazista.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite, con la risoluzione n. 60/7 del 1° novembre 2005, ha designato il 27 gennaio come “Giorno della Memoria”.

«La memoria è un vaccino perché consente di individuare i germi della violenza», ha dichiarato il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, ospite ieri sera alla trasmissione “Che tempo che fa” su RaiTre: e, sebbene l’amministrazione comunale di Cassano delle Murge, ancora una volta, abbia dato segno di poca sensibilità nei confronti di tale ricorrenza (solo un comunicato da parte del sindaco, senza l’ombra di una benché minima celebrazione), a noi che, come scrisse Primo Levi nella poesia “Se questo è un uomo”, viviamo sicuri nelle nostre tiepide case, a noi che troviamo tornando a sera il cibo caldo e visi amici, piace ‘ricordare’ per capire “se questo è un uomo / che lavora nel fango / che non conosce pace / che lotta per mezzo pane / che muore per un sì o per un no” e come possa essere possibile tanta crudeltà dell’uomo sull’uomo.

Riproponiamo, di seguito, un contributo di Cesare Colafemmina, uno dei più importanti studiosi di storia ebraica, collaboratore della casa editrice “Messaggi Edizioni” (proprietaria della nostra testata), scomparso nel 2012. A gennaio dello stesso anno scrisse il testo che segue per “L’Obiettivo”.

Ci piace, prima di lasciare la parola a Colafemmina, citare ancora lo scrittore e giornalista Massimo Gramellini che, sempre ieri a “Che tempo che fa”, ha detto: «i veri alleati del nazismo di tutti i tempi sono l’indifferenza, l’oblio e l’ignoranza».

RICORDANDO LA SHOAH di Cesare Colafemmina

Sono più le lagrime sgorgate dagli occhi degli uomini nel loro dolore – disse Budda – che l’acqua contenuta nei quattro grandi mari della terra. Parafrasandolo, potremmo dire che ancor più dell’acqua degli oceani è il sangue che gli umani hanno versato nella loro furia assassina nel corso della storia. E quando cultura e progresso sembravano avere elevato il genere umano a vette altissime, si verificò l’evento nero che macchiò di nefandezza alcune nazioni tra le più evolute d’Europa: lo sterminio scientificamente programmato di milioni di persone, a cui si imputò come unica colpa quella di appartenere a razze ritenute inferiori.

L’evento nefando fu portato a termine nella prima metà del XX secolo, un secolo che si aprì con il genocidio degli armeni a opera dei turchi. È da ricordare, infatti, che gli armeni che vivevano nelle province dell’impero turco erano circa due milioni nel 1915, ma nel censimento del 1927 i sopravissuti erano soltanto 123.000. La loro aspirazione all’indipendenza e la loro fede cristiana ne segnarono la condanna a morte, spesso inflitta con violenze orribili su donne e bambini.

Allo sterminio giustificato da ideologie di stampo politico e religioso si associò, e poi prevalse, quello di matrice razzista, che vedeva nella nazione germanica eletta e pura la razza superiore destinata a dominare il mondo. Magari spartendoselo con i puri di razza latina. Il diverso era una variante da schiavizzare – se di razza inferiore, come la slava – o da eliminare fisicamente, se apparteneva a una variante ritenuta sub-umana e depravata – come l’ebraica – che avrebbe potuto con il suo sangue e la sua cultura infettare la purezza della razza ariana.

Si è avuta così la Shoah, ossia lo sterminio, di sei milioni di ebrei, a cui sono da aggiungere cinque milioni di polacchi cristiani, migliaia di zingari, testimoni di Geova, omosessuali, handicappati fisici o mentali, oppositori del regime hitleriano. Con una perdita assoluta di umanità nello stesso scontro bellico provocato dalla politica idiota del nazismo, che portò a inutili immani stragi: 7.600.000 di morti in Germania, 23 milioni in Unione Sovietica, migliaia e migliaia in altre nazioni europee.

Gli oceani davvero non riuscirebbero a contenere il sangue versato dagli uomini invasati dal delirio selvaggio di prevaricazione e di supremazia.