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#3anniSenzaGiulio: anche Cassano per Giulio Regeni. “L’Eco” chiede l’esposizione dello striscione sul Comune

di Anita Malagrinò Mustica

“Verità per Giulio Regeni”, lo striscione che “L’Eco – Il rumore del cambiamento” ha proposto di esporre sul balcone del palazzo del Comune

Tre anni fa, nel 2016, un ragazzo italiano di appena ventotto anni venne brutalmente seviziato, torturato e assassinato. Il suo corpo nudo, orribilmente mutilato, venne ritrovato in un fosso, lungo la strada del deserto Cairo-Alessandria.

Era il 3 febbraio e il mondo, incredulo e atterrito, apprendeva dell’atroce fine di un giovane che per intelligenza, preparazione, sensibilità ed impegno era riuscito ad ottenere risultati eccellenti.

Nato a Trieste il 15 gennaio 1988, Giulio Regeni o Antonio Druis (pseudonimo da lui stesso adoperato per la pubblicazione di notizie scottanti dall’Egitto) si trasferisce per studi, ancora minorenne, all’Armand Hammer United World College of the American West (Stati Uniti d’America) e, in seguito, nel Regno Unito. Nel 2005, a soli diciassette anni, supera una selezione per accedere al Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico, con sede a Duino (TS), scuola pubblica indipendente aderente al circuito degli United World Colleges, avente come finalità la promozione della pace e della cooperazione internazionale. La borsa di studio ottenuta gli consente di trasferirsi nella sede del New Mexico, dalla quale, per due anni, lavora come cronista per il mensile triestino Konrad.

Dopo la maturità, Giulio si traferisce a Leeds, dove ottiene il baccellierato in Arabic and Politics, e successivamente a Cambridge per un master in Development Studies.

Giulio Regeni vinse per ben due volte il premio “Europa e Giovani”, per ricerche ed approfondimenti sul Medio Oriente. Giulio dimostrò particolare interesse nelle dinamiche e nelle conseguenze della primavera araba in Egitto e Tunisia, analizzando i profili storici e socio-economici dei due Paesi per poi soffermarsi sui crescenti problemi di povertà, disoccupazione e disuguaglianza sociale.

Nel 2014, dopo aver lavorato presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale e aver svolto per un anno ricerche per conto della società privata di analisi politiche Oxford Analytica, torna a Cambridge per proseguire i suoi studi con un dottorato di ricerca presso il Girton College. Il suo interesse si incentra sui cambiamenti in corso nel mondo del lavoro in Egitto e sui sindacati indipendenti attivi nel Paese che, nonostante la repressione del regime, cercano faticosamente di organizzarsi per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori. Al Cairo, Giulio impara l’arabo, intrattiene rapporti con gli esponenti dei sindacati e frequenta ambienti ostili al Governo egiziano. Elabora dati, intervista, scrive e pubblica articoli. Improvvisamente, però, del giovane ricercatore non si hanno più notizie.

È il 25 gennaio 2016. Alle ore 19:41, Giulio invia un ultimo messaggio alla fidanzata in Ucraina. Quando, nove giorni dopo, il corpo senza vita di Regeni viene ritrovato, esso presenta evidenti segni di tortura, quali contusioni, abrasioni e lividi estesi. Verranno individuate circa venticinque fratture ossee. Inoltre, l’esame autoptico rivelerà un’emorragia celebrale e una vertebra cervicale fratturata, coltellate su tutto il corpo e bruciature di sigarette.

3 febbraio 2019. A tre anni dall’omicidio Regeni, la verità non è ancora stata scoperta. Le indagini, svolte parallelamente dalla polizia italiana e da quella egiziana, non hanno ancora fornito una risposta concreta alla famiglia del giovane e a quanti, animati dalla stessa sete di giustizia, aspettano che vengano individuati i colpevoli. Hanno contribuito, a rendere ancora più straziante l’attesa della verità, una serie di depistaggi messi in atto dal Governo egiziano, per impedire che si faccia chiarezza sulla vicenda. Dopo la sparizione, la Procura italiana ha cercato di collaborare con quella egiziana che, tuttavia, ha da subito dichiarato che la morte del ragazzo italiano era stata certamente causata da un incidente stradale. Incidente che, però, non spiegava le ferite, i tagli, i fori delle pallottole e le unghie strappate.

Il depistaggio più clamoroso si verificò il 24 marzo 2016, quando la Procura di Giza, supportata dalle dichiarazioni del Ministro degli Interni egiziano, sostenne che Giulio fosse stato rapito e seviziato da una banda criminale, i cui membri erano rimasti uccisi in  un conflitto a fuoco con la polizia del Cairo. A dare adito a questa assurda ipotesi intervennero i documenti del ricercatore, che furono ritrovati sui corpi dei malviventi. Poco tempo dopo, però, si scoprì che il capo della banda, il giorno della scomparsa di Giulio, si trovava a più di cento chilometri dal Cairo. Questo caso rappresenta solo un esempio degli innumerevoli depistaggi messi in atto per far piombare la vicenda nell’oblio: si potrebbe parlare dei filmati delle ultime ore di Regeni misteriosamente scomparsi, dei tabulati telefonici negati, dei tentativi di far passare il giovane come un delinquente, un abituale frequentatore di ambienti di spaccio e malavita, dell’impossibilità, da parte degli inquirenti italiani, di ascoltare e interrogare quanti, al Cairo, collaboravano con Giulio. L’Università di Cambridge e la docente che seguiva Giulio nel suo lavoro di ricerca, Maha Abdel Rahman, con un passato da attivista in quegli stessi sindacati studiati dal giovane, si sono chiuse in un misterioso silenzio stampa.

È evidente che Giulio Regeni fu spietatamente torturato per giorni, morendo, dopo una spaventosa agonia, solo una settimana dopo la sparizione, a causa di un forte colpo alla testa che gli spezzò l’osso del collo.  La consistenza delle poche prove finora raccolte e la reticenza sempre più accentuata del Governo egiziano fanno ritenere che Giulio, per le sue amicizie invise al regime al-Sīsī e per le sue domande scomode, sia stato preso di mira dai servizi segreti egiziani che, in seguito alle delazioni del leader del sindacato indipendente degli ambulanti, Mohamed Abdallah, abbiano progettato il rapimento e l’uccisione del ricercatore.

a tre anni dal ritrovamento del corpo di Giulio Regeni, “L’Eco – Il rumore del cambiamento” chiede verità e giustizia per il giovane ricercatore italiano ucciso al Cairo (foto di Anita Malagrinò Mustica)

In attesa che la verità venga finalmente a galla, il 25 gennaio scorso, anniversario della scomparsa, in tutt’Italia, Giulio è stato ricordato con manifestazioni e fiaccolate. Anche a Cassano, il movimento giovanile “Eco – Il rumore del cambiamento” ha aderito all’iniziativa promossa da Amnesty International, #3anniSenzaGiulio, per tenere alta l’attenzione sul caso. A causa del maltempo, però, l’evento fu rinviato a ieri, 3 febbraio 2019, anniversario del ritrovamento del corpo, in piazza Merloni.

«Verità per Giulio Regeni: uno striscione, una richiesta, una campagna che da febbraio 2016 Amnesty International e La Repubblica hanno lanciato per non permettere che l’omicidio del giovane ricercatore italiano finisse nell’oblio, catalogato tra le tante inchieste in corso o peggio, collocato nel passato da una versione ufficiale del governo del Cairo. “Verità per Giulio Regeni” ha fatto il giro del mondo. “Verità per Giulio Regeni” è diventata la richiesta di tanti enti locali, dei principali comuni italiani, delle università e di altri luoghi di cultura del nostro paese, che hanno esposto questo striscione, o comunque un simbolo che chieda a tutti l’impegno per ottenere la verità sulla morte di Giulio. “Verità per Giulio Regeni” perché, a tre anni dalla morte di un giovane innocente, ragazzo di ventotto anni, che studiava e viaggiava e che è stato ammazzato dallo stesso mondo di cui era cittadino e in cui credeva, ancora non si sa come siano andati realmente i fatti. Noi de “L’Eco” siamo qui oggi per aderire alla campagna di Amnesty International #3anniSenzaGiulio. Oggi – hanno ricordato i ragazzi del movimento – ricorre il terzo anno dal ritrovamento del corpo senza vita del ricercatore. Un omicidio che ancora non ha un colpevole, perché i nomi di chi ha ordinato, eseguito e coperto il suo omicidio non sono ancora stati rivelati dalle autorità egiziane. Oggi siamo qui per raccontare la sua storia e per discutere a riguardo di cosa l’Italia stia facendo per ottenere giustizia. Inoltre, oggi siamo qui perché chiediamo, attraverso una semplice raccolta firme, di mantenere esposto questo striscione sul balcone del palazzo del Comune, in piazza Aldo Moro, e mantenere il banner sul sito istituzionale del Comune di Cassano delle Murge, fino a che non sarà fatta chiarezza sulle cause e sulle responsabilità che hanno portato alla morte di un giovane, nostro coetaneo».

«La scelta del posto», continuano i ragazzi, «non è casuale: grazie alle candele dei partecipanti, piazza Merloni sarà finalmente illuminata. L’ultima testimonianza di Giulio è stato un SMS, un “Sto uscendo”, inviato alla propria fidanzata alle 19:41. È proprio alle 19:41 che qui, insieme, a Cassano, accenderemo tante candele, per ricordare la sua sparizione. In questo terzo anniversario di lutto e di domande che la famiglia Regeni continua a fare senza ottenere risposte, noi pensiamo sia fondamentale non consegnare Giulio Regeni alla memoria e alla commemorazione. Riteniamo sia un dovere continuare a chiedere la verità. Crediamo che anche Cassano, nel suo piccolo, possa far sentire la propria voce, la sua eco. Non vogliamo arrivare a un quarto anniversario senza la verità. Quella di oggi non vuole essere vista come una semplice manifestazione, ma vuole essere l’abbraccio di tutta l’Italia a Giulio e alla sua famiglia».

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