di Anita Malagrinò Mustica

“Moro: martire laico”: l’evento organizzato da Progetto in Comune e Officine del SUD

Lei deve comunicare alla famiglia che troveranno il corpo dell’Onorevole Aldo Moro in via Caetani, la seconda traversa a destra di via Delle Botteghe Oscure. E’ dentro una Renault 4 rossa. I primi numeri di targa sono N 5

Le parole agghiaccianti di Valerio Morucci, pronunciate nella famigerata telefonata a Francesco Tritto, amico e confidente di Aldo Moro, risuonano tra i presenti, riportandoli, con la memoria, a quel 9 maggio del 1978, quando Aldo Moro, politico, accademico e giurista pugliese, segretario e presidente del consiglio nazionale della Democrazia Cristiana, più volte ministro e cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri, venne freddato con dodici colpi d’arma da fuoco, dopo 55 giorni di prigionia, successivi al rapimento avvenuto il 16 marzo 1978 a Roma, in via Fani, ad opera delle Brigate Rosse.

Tra gli astanti, riuniti in via Miani-Perotti, davanti al Palazzo omonimo, serpeggia un insolito sgomento, che ridesta sentimenti angoscianti e spaventosi, riconducibili all’antico terrore che contraddistingueva ogni singolo momento durante i cosiddetti Anni di piombo, costellati da un’infinita serie di omicidi, attentati e stragi.

A quarant’anni da quel tragico avvenimento, l’Associazione culturale “Officine del Sud” e il Movimento Civico “Progetto in Comune” hanno aderito all’iniziativa “Moro: martire laico”, attuata, d’intesa con l’ANCI Puglia, dal Consiglio regionale della Puglia, con determinazione dirigenziale n. 48 del 14 giugno 2018, e rivolta alle Biblioteche ed Associazioni Culturali del territorio, al fine di mantenere viva la memoria e diffondere il pensiero di Aldo Moro.

L’Onorevole Gero Grassi, che il 5 agosto 2013 presentò la proposta di legge “Istituzione di una Commissione Parlamentare d’inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro”, raccogliendo le firme e il consenso di 93 deputati rappresentanti di tutti gli schieramenti politici, ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca della verità sul caso Moro, che continua ad essere avvolto dal mistero e a dividere l’opinione pubblica.

l’intervento dell’on. Gero Grassi

Grassi ha interrogato i brigatisti Faranda, Franceschini, Morucci ed Etro; ha avuto modo di collaborare con importanti magistrati, quali Imposimato, Priore e Caselli; ha incontrato i parenti delle vittime di via Fani ed instaurato un rapporto di amicizia e fiducia con Maria Fida e Luca Moro, che gli hanno concesso di consultare liberamente un immenso archivio personale, contenente documenti pubblici e privati e l’intera rassegna stampa sul caso Moro, dal 1978 ad oggi. Dal 1998, Grassi è impegnato nella sintesi dell’immenso quantitativo di dati e testimonianze raccolti e nella pubblicazione di opere volte a riportare la ricostruzione dell’intera vicenda. Con il sostegno della Regione, poi, ha la possibilità di riferire le sue tesi in piazze, scuole ed istituti, facendosi promotore di quattro progetti: MORO VIVE, destinato agli studenti delle scuole superiori della Puglia; MORO MARTIRE LAICO, destinato a Comuni, Biblioteche, Associazioni; MORO PROFESSORE, destinato alle Università, e MORO EDUCATORE, destinato ai docenti di Lettere, Diritto, Storia delle scuole pugliesi.

L’incontro del 17 settembre 2018, che ha visto come protagonista proprio Gero Grassi, è stato moderato da Dario Morgese e Giovanni Brunelli, che hanno ricordato lo stretto legame tra Aldo Moro e il Comune di Cassano. «L’Onorevole Moro» spiega Brunelli «era affezionato al nostro paese, tanto da instaurare profondi e duraturi rapporti di amicizia con molti dei nostri concittadini. È doveroso ricordare il grande statista proprio qui, a due passi dalla piazza che, dopo la sua uccisione, fu una delle prime ad essergli intitolata».

Gero Grassi ha subito preso la parola, discorrendo, ininterrottamente, per quasi due ore e fornendo ai presenti una serie di dati, dando vita ad un racconto estremamente appassionato che ha coinvolto e, per certi versi, commosso l’uditorio.

Sono stati analizzati, magistralmente, con una precisione che non esito a definire chirurgica, tutti gli eventi storici e politici che caratterizzarono la vita di Moro e che, successivamente, divennero la causa del rapimento e del barbaro omicidio. «Siamo qui per la verità, per la nostra sete di verità che non è stata mai soddisfatta. Il caso Moro non è chiuso e io stesso, assieme ai miei colleghi, ho fatto sì che non fosse così, avvalendomi di quasi sei milioni di pagine di atti processuali, sui quali ho speso gran parte delle mie risorse e delle mie energie» ha esordito Grassi, aggiungendo: «Stasera, parlo di Moro per la cinquecentosettantasettesima volta. Dopo Cassano, conferirò a Siena, Piacenza, Genova e Benevento. Da anni, cerco di presentare Aldo Moro, diventato uno dei miei modelli indiscussi, sotto vari aspetti. Io parlo della persona prima di tutto. Questa è stata la frase che, nel 1941, decretò l’inizio della carriera accademica di questo grande uomo. Davanti a centinaia di universitari, a Bari, Moro pronunciò questa frase, andando a contraddire, apertamente, le esecrabili affermazioni di Benito Mussolini, che, riferendosi ai reclusi della casa penale di Turi (si ricorderanno, tra i tanti antifascisti internati, Antonio Gramsci, leader e segretario del Partito Comunista, e Sandro Pertini, settimo Presidente della Repubblica Italiana), esclamò: ”Spegnete quei cervelli!”. Moro ha sempre difeso, strenuamente, le opinioni politiche di tutti, mettendo al centro della propria ricerca la persona e difendendone la ricchezza intellettuale. Lo stesso Morucci, da me interrogato, alla domanda che riguardava il comportamento e l’atteggiamento di Moro nei confronti dei suoi rapitori, durante quei terribili cinquantacinque giorni, rispose asserendo che il Presidente della DC tentò di capire perché ragazzi giovanissimi avessero lasciato le scuole, le università e le fabbriche per inseguire il mito della rivoluzione armata».

numerosi cassanesi in via Miani per “Moro: martire laico” durante l’intervento dell’on. Gero Grassi

Grassi, schiarendosi, di tanto in tanto, la voce, non ha perso occasione per elencare tutti i provvedimenti e le riforme ideate da Moro. Tanto per cominciare, nel 1946 si spese affinché venisse posto l’accento sul diritto naturale, che punta al riconoscimento della persona in quanto tale e non in quanto cittadino. «Si trattò del primo vero tentativo che andasse a differenziare abissalmente la Costituzione italiana dallo Statuto Albertino», precisa Grassi. Moro lavorò assiduamente affinché la scuola secondaria di primo grado, comunemente definita scuola media, divenisse obbligatoria, superando, così, la legge Coppino. Appoggiò anche la messa in onda del programma Non è mai troppo tardi, che, nella figura del maestro Manzi, portò la scuola in casa degli Italiani, desiderosi di colmare le lacune culturali causate dagli anni di oppressione fascista.

Grassi, però, non si limita ad un sterile resoconto di avvenimenti storici e facilmente reperibili su manuali di storia. Racconta, con passione e trasporto, aneddoti sconosciuti, come l’andamento di un colloquio privato tra Moro, Segni e Saragat e di cui si hanno solo due testimonianze. Si sofferma particolarmente sulla descrizione del clima politico dei giorni del Piano Solo, tentativo di colpo di Stato ideato nel 1964 da Giovanni de Lorenzo, militare a capo dell’Arma dei Carabinieri, e sulla strage dell’Italicus, che, assieme alla strage di Piazza Fontana, è considerato uno dei più gravi attentati verificatisi negli anni di piombo. Il treno espresso 1486, infatti, avrebbe dovuto condurre Aldo Moro, miracolosamente scampato all’esplosione per alcune incombenze burocratiche, da Roma a Monaco di Baviera. Grassi, poi, descrive, analizzandoli introspettivamente, alcuni personaggi spregiudicati e pusillanimi, come Licio Gelli, noto come “Maestro venerabile” e capo della loggia massonica P2, vissuto ad Arezzo, nella celeberrima Villa Wanda, fulcro dei misteri irrisolti del nostro paese, e Giovanni Senzani, criminologo e docente, ricordato soprattutto per il crudele rapimento in stile mafioso del giovane operaio Roberto Peci, colpevole di essere fratello di un pentito e di cui filmò l’esecuzione. Grassi è riuscito a dimostrare, tra l’altro, l’appartenenza di Senzani alle Brigate Rosse mentre era in corso il sequestro di Aldo Moro, di cui si ritiene sia stato uno degli ideologi.

il saluto all’on. Grassi e la testimonianza della sindaca Maria Pia Di Medio durante l’iniziativa “Moro: martire laico”

Si è poi parlato del coinvolgimento degli Americani e dei Sovietici nel caso, dell’operato dei servizi segreti, del contributo della camorra, della ‘ndrangheta e della Banda della Magliana. In particolare, la figura di Enrico De Pedis, più conosciuto come Renatino, ha fatto sì che Grassi potesse anche argomentare le sue tesi riguardanti il luogo di detenzione di Moro, che non dovrebbe essere identificato con il covo di via Camillo Montalcini, 8, ma andrebbe ricercato facendo riferimento alla persona di Paul Marcinkus, implicato, probabilmente, anche nella scomparsa di Emanuela Orlandi, secondo recenti testimonianze.

Grassi non ha esitato ad illustrare anche le modalità di uccisione di Aldo Moro, facendo riferimento a perizie medico legali e azzardando ipotesi su chi abbia potuto, materialmente, compiere il delitto.

Tutti i fatti, i documenti, le registrazioni a cui il politico, giornalista e scrittore originario di Terlizzi ha fatto riferimento durante il suo intervento sono reperibili e consultabili sul suo sito web. Sono perfino scaricabili, del tutto gratuitamente, le versioni integrali dei suoi libri, incentrati tutti sulla figura di Aldo Moro e che riguardano la persona, prima di tutto.

 

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